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Vita d’ambulanza. A confronto con gli altri paesi, in Italia può essere un'esperienza rilassante
Nel nostro paese trasporta gratis, negli Stati Uniti è “un taxi inutile e costoso”. Avventure di Hemingway e Walt Disney, e qualche aneddoto familiare
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6 APR 26

L'autista dell'ambulanza viene abbracciato, durante i rilievi della Polizia Municipale dopo il gravissimo incidente in via Archimede, a Genova, in cui un'ambulanza ha travolto uno studente di 12 anni che in quel momento stava attraversando la strada per entrare a scuola, 9 dicembre 2025. ANSA/LUCA ZENNARO
L’ambulanza va”, cantava Renato Zero. E anche a me nel mese di marzo è toccato di andare su e giù con ambulanze, per un problema di salute saltato fuori all’improvviso. A volte seduto, a volte sdraiato. Ovviamente, non è il tipo di mezzo di trasporto sul quale si preferirebbe viaggiare. Ma se si fa astrazione dal problema di partenza, e non si sta troppo male, può essere anche un’esperienza rilassante, o per lo meno arricchente. Un viaggio, ad esempio, l’ho passato a spiegare gli impicci del quadro internazionale a un addetto, che appena ha saputo che ero un giornalista mi ha interrogato. In un altro è stata un’addetta, tra l’altro molto giovane, a farmi un racconto partecipato della sua vocazione e dei suoi studi.
Il punto, però, è che la mia esperienza sulle ambulanze italiane l’ho fatta dopo che per alcune vicende mi ero trovato ad acquisire informazioni sulle ambulanze degli Stati Uniti. E davvero, a quel punto, mi è venuto un paragone tra il Dottor Jekyll e Mister Hyde. Ovviamente, anche in Italia e in Europa alle ambulanze capita di finire nelle cronache, e quando si fa notizia è difficile che sia per ragioni positive. Spulciando a caso, ad esempio, negli ultimi mesi c’è la storia della rissa tra un cestista di Bologna e consorte con il personale di un’autoambulanza. Quella di un’anziana triestina che ha detto di essere stata derubata dalla volontaria di una ambulanza. La denuncia di Agrigento su parcheggi per ambulanze occupati da auto private. L’ambulanza pirata che a Colleferro ha tamponato due auto sulla Casilina e si è poi data alla fuga. L’ambulanza che ha preso fuoco a Matera. E, fuori d’Italia, le quattro ambulanze appartenenti a un’organizzazione ebraica di volontariato per il soccorso che sono state incendiate a Londra.
Nell’immaginario collettivo nostrano, però, l’ambulanza è il Jekyll dottore buono. “E fai il barelliere / o il defibrillatore / l’autista dei mezzi / perché sei in pensione / che sei in famiglia / in un monolocale / e fai l’infermiere / con l’estricatore / perché / lo fai? / fai il volontario / sei laureato / perché non nell’ignoranza / che fai il volontariato / provi la pressione / e saturazione / la temperatura / la frequenza del cuore/ perché / lo fai / perché non te ne vai? / la vita sull’ambulanza / c’è chi ha preso la balla / poi c’è una gravidanza / chi si è rotto una gamba / chi sviene e fa finta / spende al pronto soccorso / codice giallo o rosso / qualcuno ci ha pure / i geloni / nessuno protesta / se c’è da andar fuori”, è ad esempio lo spassosissimo brano del cantante bresciano Piergiorgio Cinelli sulla musica di “Una vita in vacanza” dello Stato Sociale, e nel video un balletto fatto da autentici volontari del pronto soccorso. “’Na vita sull’ambulanza”, appunto. “L’ambulanza ha le ruote che girano / girano / girano / per tutta la città”, è una popolare filastrocca per bambini che ne illustra il funzionamento. “112 - Chiama l’ambulanza!”, è un altro brano che insegna ai bambini il numero di emergenza. “L’ambulanza corre forte / Non teme le ore corte / Per la città lei va / Aiuta chi ne ha necessità”, è un’ulteriore canzone infantile italiana per insegnare fin da piccoli che quel veicolo è uno strumento indispensabile di salvezza. Messaggio in fondo anche di quella storia disneyana ma di produzione italiana, in cui il fortunato Gastone veniva investito sì da un’ambulanza, ma vuota. In modo da potere così essere soccorso subito.
Oltreoceano, però, il medico buono si trasforma nel terribile Hyde. Nel passare dall’Italia agli Stati Uniti, infatti, una delle frasi più ripetute nei film americani è invece: “Non chiamate l’ambulanza, non posso permettermela!”. E sì che perfino Ernest Hemingway, grande mito della letteratura americana, fu conducente di ambulanze! Storicamente, risalgono addirittura al IX secolo e all’imperatore bizantino Leone VI il Saggio le prime notizie su una speciale organizzazione militare, dedicata al trasporto e alla cura dei feriti. E’ durante la tentata invasione della Francia del 1124 da parte dell’imperatore Enrico V che re Luigi VI risponde anche con la creazione di un reparto per soccorrere i feriti con carri per il trasporto dal campo di battaglia e una serie di carriaggi attrezzati con materiale per le medicazioni, acqua, vino e altri generi di conforto. Posizionati in cerchio allo scopo di delimitare e proteggere un’area entro la quale si potessero apportare le cure in relativa tranquillità, da qui nasce la parola “ambulanza”: per definire sia il carro da trasporto feriti, sia l’ospedale da campo. Nel XIII secolo si diffondono le prime lettighe, trasportate a mano. Ma è con il barone Dominique-Jean Larrey, chirurgo dell’armata napoleonica, che nasce il moderno concetto di ambulanza come mezzo adibito al trasporto dei feriti sui campi di battaglia.
Dalla Guerra di Crimea ogni esercito si dota di ambulanze, seguendo in particolare gli insegnamenti di Florence Nightingale. Ma quasi subito si capisce che cose del genere possono servire anche in tempo di pace. Paese con una lunga tradizione di volontariato assistenziale legata alla Chiesa Cattolica, l’Italia ha un ruolo da pioniere, con l’ambulanza a motore di cui la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze l’11 maggio del 1911 inaugura il primo esemplare. Sempre a Firenze, il primo marzo 1982 presso la Misericordia di Badia a Ripoli prende avvio il servizio di ambulanza con medico a bordo. Col tempo la categoria delle ambulanze si è allargata a elicotteri, autobus e navi. A Venezia, ad esempio, le ambulanze, di norma sono imbarcazioni dette idroambulanze. Dal 2025 alcuni Paesi europei hanno iniziato a sperimentare l’adozione della Tac già a bordo delle ambulanze, per il trattamento tempestivo dell’ictus.
Dopo che il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti d’America entrarono nella Prima guerra mondiale, il non ancora 18enne Ernest Hemingway si presentò come volontario per andare a combattere in Europa con il Corpo di spedizione del generale Pershing. Ma aveva un difetto della vista. Escluso dai reparti combattenti, fu invece arruolato nei servizi di autoambulanza come autista dell’American Red Cross destinati al fronte italiano nella città di Schio ai piedi del monte Pasubio. E da qui l’inizio della vicenda che ispirò poi “Addio alle armi”.
Nel caso di Jerome Klapka Jerome, il grande umorista inglese di “Tre uomini in barca (per tacer del cane)” e “Tre uomini a zonzo”, il problema fu invece che quando si offrì volontario per servire la patria, nel 1914, aveva ormai 56 anni. E l’esercito britannico lo rifiutò: troppo vecchio. Ma l’esercito francese era meno schizzinoso, e con esso Jerome divenne a sua volta autista di autoambulanze. Ma non furono solo loro due. Nella lista dei guidatori di ambulanze della Grande Guerra ci sono un altro paio di vip americani come il poeta, pittore, illustratore, drammaturgo, scrittore e saggista Edward Estlin Cummings, che si firmava e.e. cummings; e perfino Walt Disney. E poi, tra i britannici, lo scrittore e commediografo William Somerset Maugham; il compositore Ralph Vaughan Williams; quel poeta e scrittore John Edward Masefield che poi sarebbe stato Poet Laureate of the United Kingdom dal 1930 alla sua morte nel 1967; e anche Stafford Cripps che sarebbe diventato un importante esponente laburista e ministro. E guidarono ambulanze nella Grande Guerra anche un paio di francesi illustri: Maurice Ravel, il celebre compositore del Bolero; e Jean Cocteau, poliedrico poeta, saggista, drammaturgo, sceneggiatore, disegnatore, scrittore, librettista, regista e attore.
Torniamo però alla domanda: come mai all’americano della strada i colleghi di Hemingway e Disney mettono oggi paura? Qua, i film vanno raffrontati con alcune testimonianze di famiglia, da cui era nato il mio interesse. Ad esempio una cugina di mia moglie, venezuelana naturalizzata statunitense e sposata a uno sceriffo texano ora in pensione. “L’ambulanza è una cosa inutile” è il mantra con cui spiega perché due volte in ospedale si è fatta accompagnare in auto. Ma anche il marito ha fatto di recente lo stesso, sebbene come veterano sia titolare della relativa, generosa assicurazione sanitaria. Ma poi, c’è il mio secondogenito, che a Denver in Colorado ha appena trascorso sei mesi nell’ambito del dottorato di ricerca che sta facendo in geologia. Durante una pausa è andato a trovare la zia in Georgia, sentendone ripetere la battuta antipatizzante ogni volta che passava una ambulanza vicina.
Ma non è stata solo la zia. “21 febbraio 2026. I70, direzione aeroporto, altezza Wheat Ridge”, è un suo racconto. "Jacobs, coinquilino geologo anche lui, nota una corsia lenta. Non capisce. Io vedo in lontananza delle sirene. Sorpassiamo la fila, identifico la forma di una ambulanza. Non ne ho viste tante in giro in 190 giorni di Usa, a differenza di auto della polizia e vigili del fuoco. ‘What a useless transport!’ esordisce Jacob”. Che trasporto inutile. “’What? Why is that useless?’, rispondo io”. Perché inutile? “E lui rapidamente mi spiega che le ambulanze, per la stragrande maggioranza degli americani, non sono altro che il più costoso servizio taxi da casa tua all’ospedale. Quasi nessuno le usa, molte assicurazioni non le coprono e quasi sempre, per andare al pronto soccorso, gli americani usano le proprie macchine o chiamano gli amici per farsi accompagnare. ‘Vabbè. Esagerati’ penso. ’But why, how much does it cost?’, chiedo”. E quanto potrà mai costare? “’At least 10 thousand dollars’ risponde”. Almeno 10.000 dollari.
E’ però anche compito del giornalista coscienzioso verificare quanto in una vox populi, pur basata su fatti reali, possa esservi di esagerazione, e quanto di vero. E qua va detto che i 10 mila dollari sono appunto una cifra eccessiva, anche se evidentemente rivelatrice di un disagio diffuso. Effettivamente, però, un viaggio in ambulanza negli Stati Uniti può affondare un bilancio familiare. In Italia, se si viene trasportati in ambulanza all’ospedale, non si deve pagare niente per tale servizio. Ciò si deve alla nostra sanità pubblica, ma anche alla diffusione capillare sul territorio di numerose associazioni di volontariato che si occupano di primo soccorso. Si diceva della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, ma è forse qui il caso di aggiungere che esiste addirittura dal 1244. Da prima di Dante! In particolare, il servizio del 118 standardizzato a livello nazionale è stato infine istituito nel 1992. E oggi in tutta l’Unione Europea possiamo contare sul soccorso in caso di emergenza, telefonando al 112. Negli Stati Uniti, invece, il numero da chiamare in caso di emergenza è il 911. Quando l’ambulanza arriva, non viene chiesto formalmente se si è disposti a pagare. Ma la fattura viene inviata al momento della dimissione dall’ospedale. E la media è di 2125 dollari. Non il massimale da cui eravamo partiti, ma comunque ne è un non rassicurante quinto. In dettaglio, il costo di base può variare tra i 400 e i 1200 euro. E poi bisogna aggiungere tra i 10 e i 30 dollari per ogni miglio percorso. E anche il costo di un sistema di supporto che può andare tra i 975 ed i 1300 dollari.
E’ però una media, con forti variazioni tra stato e stato. Un’analisi condotta dalla compagnia Hospital Pricing Specialists nel 2021 rivela, anche qui un po’ a sorpresa per gli stereotipi europei, che gli stati democratici possono essere molto più esosi che quelli repubblicani. Cioè, al fondo c’è sicuramente quella resistenza a un servizio sanitario nazionale che è una bandiera ideologica del Gop, come si vide nella battaglia contro l’Obamacare. Ma una volta partiti da questo presupposto, il colore politico di chi fa pagare l’ambulanza salata non c’entra poi più niente. Le tariffe più esose sono infatti quelle della California: 2407 dollari. Seguono Rhode Island (2267), Massachusetts (2127), New Jersey (2094), Minnesota (1796), Hawaii (1673), Connecticut (1601), Oregon (1543), Utah (1499), Arkansas (1377). Viceversa, nella lista delle dieci ambulanze più economiche, la media del profilo politico dei relativi stati è chiaramente più a destra: North Carolina (661); New Mexico (669); Virginia (683); South Carolina (698); Alabama (716); Kansas (716); Maryland (716); Florida (718); Georgia (764); West Virginia (781).
Non ci sono solo le spese di ambulanza, e in linea generale il modo principale che ha il cittadino statunitense per badare alla propria salute è stipulare una assicurazione privata. E’ anche il consiglio che viene dato agli stranieri che si trovino a passare per gli Stati Uniti: sia per lavoro, turismo o studio. Ma le polemiche sul modo in cui queste fanno poi spesso la cresta sono tali, che quando Luigi Nicholas Mangione si è autoinvestito del ruolo di vendicatore uccidendo il ceo di UnitedHealthcare Brian Thompson è diventato addirittura un inquietante mito, con raccolte di fondi che sono state fatte a suo favore. Un’alternativa è ad esempio la Servicemembers’ Group Life Insurance (Sgli): un’assicurazione sulla vita di gruppo cui i militari in servizio attivo vengono automaticamente iscritti con una copertura di 500 mila dollari e un premio mensile di 31 dollari, detratto dalla retribuzione base. Dopo il congedo, non si ha più diritto all’Sgli, ma è possibile iscriversi all’assicurazione sulla vita di gruppo per i veterani (Veterans’ Group Life Insurance, Vgli). Ed è una potente motivazione per cui una quantità di cittadini statunitensi, oltre che per l’Università, cerca di passare per un po’ di tempo in divisa. Però, appunto, neanche queste coperture provvedono alle ambulanze. Peraltro, proprio il fatto che molte fatture finiscono per non essere pagate per impossibilità del debitore contribuisce a spingere le tariffe in alto.
Io in Italia ho viaggiato gratis. In concreto: 7,8 km da casa mia a Morena, estremità di Roma Sud-Est, all’ospedale di Frascati, dopo che all’improvviso mi erano venuti 39,5 di febbre. 9,7 km da Frascati all’ospedale di Montecompatri, dove si era liberato il primo posto disponibile. 44,9 km di andata e 44,9 di ritorno da Montecompatri alla Pisana, dove mi è stato fatto un importante controllo. 14,5 km da Montecompatri a Tor Vergata, dove infine mi è stato fatto un intervento. Sarebbero 75,683011 miglia, pari solo per la quota di distanza a un salasso tra i 650 e i 1950 euro!
Non è solo l’ambulanza. Racconta sempre il secondogenito: “Effettivamente, durante la mia permanenza nel Centennial state ne ho viste molte di strane cose legate alla medicina che non potremmo mai vedere in Europa”. “Caramelle che qui vengono vendute nei bar e sono date lì come medicinali veri e propri”. “Utilizzo di sole stampelle ascellari e completa assenza di quelle canadesi, che per la mia ricca esperienza di traumi alla gamba so essere infinitamente più comode delle prime”. “Tantissimi tipi di monopattini per gambe rotte, che a mia memoria non ho mai visto in alcun paese Ue”. “Nessun tipo alcuno di gesso, ma forse in questo caso è merito del progresso, in quanto sono diffusissimi i tutori in fibra di vetro”.
Insomma, “tante scelte sono dettate dall’assicurazione cui ti iscrivi o ti viene offerta per lavorare: ad esempio, molti impongono l’utilizzo di stampelle ascellari perché costano qualche dollaro in meno delle canadesi. Non tutto è negativo: ai dottorandi le università coprono l’assicurazione che permettono diverse visite regolari, come quelle oculistiche. In questo caso includendo anche occhiali da vista o da sole. Ad essere escluse sono sempre le visite dentistiche”. Poi, è anche un’analisi diffusa quella secondo cui proprio il problema dell’americano medio ad accedere a cure di base abbia contribuito al boom del fentanyl. La droga sintetica prodotta da cartelli messicani con precursori cinesi che è diventata una delle principali cause di morte negli Stati Uniti, e anche una motivazione spesso agitata dalla agitata geopolitica di Trump.