Lo studio
Nordio e Pinelli sulla violenza minorile: "Rieducare è necessario"
Il ministro della Giustizia e il vicepresidente del Csm alla presentazione dello studio "#Introspezioni vol. II - Costruire il futuro in un mondo che cambia", una ricerca sul mondo giovanile promossa proprio da via Arenula in collaborazione con Fondazione Lottomatica e Fondazione Francesca Rava e curata da Swg

Carlo Nordio e Fabio Pinelli - foto Ansa
“E’ estremamente importante, oserei dire necessario, specie in questo momento storico, tener conto dei percorsi di rieducazione e di consapevolezza dell’errore da parte dei giovani detenuti. I quali, secondo questa nuova fotografia sociale, trovano riscatto nei tre pilastri fondamentali della famiglia, della scuola e della società”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo oggi alla presentazione dello studio “#Introspezioni vol. II - Costruire il futuro in un mondo che cambia”. L’evento è stato promosso dal ministero della Giustizia, in particolare dalla capo segreteria del ministro, Gippy Rubinetti, in collaborazione con Fondazione Lottomatica e Fondazione Francesca Rava, e curato da SWG e Cuntura. Dall’indagine emergono dati interessanti.
Per gli italiani il senso della pena nei confronti di un minorenne è lontano dalla logica esclusivamente punitiva e di pubblica sicurezza: il suo scopo principale dovrebbe essere far comprendere al minore la gravità del proprio errore (51 per cento degli intervistati) e aiutarlo a cambiare e a migliorarsi come persona (38 per cento), attraverso lo studio, il lavoro, le relazioni. Una solida maggioranza (il 58 per cento) si dice fiduciosa nel cambiamento di un giovane che ha commesso un reato. Inoltre, nel contrasto alla recidiva grande importanza viene attribuita ai servizi di accompagnamento del sistema della giustizia.
“I dati ci restituiscono una comunità che crede nel recupero dei ragazzi e nella possibilità di una seconda vita, ma che chiede anche sicurezza e responsabilità”, ha dichiarato il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari. “Dati incoraggianti, che danno speranza”, li ha definiti Rocco Maruotti, segretario generale dell’Anm, mentre il capo del Dipartimento della giustizia minorile, Antonio Sangermano, ha sottolineato quanto sia attuale il tema della violenza minorile: “Dal 2017 a oggi gli ingressi negli istituti penali per minorenni sono costantemente aumentati, con una crescita esponenziale degli stranieri. C’è un problema di cui dobbiamo prendere atto”.Per il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, sulla criminalità giovanile “occorre evitare due rischi contrapposti: minimizzare la gravità dei fenomeni o rinunciare a comprenderne la complessità. Non dobbiamo farci ingannare da un lato dall’illusione permissiva e dall’altro dall’illusione repressiva”. “Dietro la categoria giuridica del ‘minore’ – ha ricordato – c’è una persona in formazione”, per questo “la privazione della libertà, quando necessaria, non può esaurirsi nella sua dimensione afflittiva”. Di conseguenza, ha spiegato Pinelli, “la risposta alla devianza minorile non dovrebbe limitarsi a contenere un comportamento, affermando il divieto o stigmatizzando la violazione della regola, ma accompagnare un ragazzo nella costruzione di una possibilità diversa”. Occorre quindi “educare, non giustificare, chiedere cioè a un ragazzo di confrontarsi con ciò che ha fatto, con le conseguenze delle proprie azioni e, quando possibile, con la sofferenza provocata. Fare in modo che la responsabilità non sia soltanto subita attraverso la pena, ma possa essere progressivamente compresa e assunta”, ha concluso Pinelli.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e politica giudiziaria. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026), "Nicola Gratteri. Biografia non autorizzata" (Amazon, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]
