L'ufficio gip del tribunale di Milano è pro Pal. Numeri e problemi di opportunità

Ben 18 giudici su 35 della sezione gip del tribunale milanese, inclusa la presidente, hanno firmato l'appello pro Palestina (che dimentica il 7 ottobre). Uno di questi ha poi scarcerato Siher. Un'iniziativa inopportuna sul piano della tutela dell'immagine di imparzialità esterna della magistratura
3 NOV 26
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Diciotto giudici sui trentacinque che compongono l’ufficio gip del tribunale di Milano, inclusa la presidente della sezione, Vincenza Maccora, hanno firmato l’appello per Gaza di cui si è tanto parlato dopo la scarcerazione di Youssef Siher. Il documento è finito al centro delle polemiche dopo la decisione della giudice per le indagini preliminari di Milano, Tiziana Landoni, di non convalidare il fermo e di respingere anche la custodia cautelare in carcere del ricercatore pro Pal, accusato di istigare alla violenza di piazza con finalità di terrorismo. E’ infatti emerso che Landoni aveva sottoscritto l’appello, presentato sul sito “Giustizia insieme” con la foto di persone a Gaza morti e avvolti in lenzuola bianche. L’appello “invoca il rispetto del diritto internazionale per la tutela dei diritti umani e la persecuzione dei crimini contro l’umanità”, e chiede agli aderenti di impegnarsi a leggere “ogni giorno”, nelle aule giudiziarie e universitarie, il preambolo allo Statuto della Corte penale internazionale. Una condanna indiretta, ma evidente, nei confronti del governo israeliano, accusato di realizzare “crimini contro l’umanità” (peraltro nel testo non si rintraccia neanche un riferimento al 7 ottobre).
Landoni, firmataria dell’appello, è stata accusata di essere una giudice pro Pal e quindi non imparziale. Chiaramente non basta la firma di un appello per compromettere la terzietà del giudice. L’iniziativa, però, appare certamente inopportuna sul piano dell’immagine esterna di imparzialità, che ogni magistrato dovrebbe tutelare, proprio per evitare ovvie polemiche come quelle puntualmente emerse nel caso Siher.
Ieri, intervistata dal Domani, la presidente della sezione gip del tribunale di Milano, Vincenza Maccora, ha risposto alle critiche rivolte dalla premier Meloni e dal governo contro la giudice Landoni, definendole “un salto di qualità pericoloso che delegittima tutta la magistratura e mina la fiducia dei cittadini nel suo operato”.
Ciò che Maccora si è dimenticata di dire, e che il Foglio è in grado di rivelare, è che anche lei è tra i firmatari dell’appello pro Gaza. Non solo: con lei, anche altri diciassette giudici dell’ufficio gip di Milano hanno sottoscritto l’appello: Francesca Ballesi, Manuela Castellabate, Lidia Castellucci, Maria Idria Gurgo di Castelmenardo, Luigi Iannelli, Emanuele Mancini, Sonia Mancini, Giulia Masci, Luca Milani, Angela Minerva, Fiammetta Modica, Patrizia Nobile, Maria Beatrice Parati, Lorenza Pasquinelli, Domenico Santoro, Chiara Valori e ovviamente Tiziana Landoni. Totale: diciotto su trentacinque. Praticamente la maggioranza dell’ufficio gip di Milano, inclusa la sua presidente, ha firmato l’appello pro Palestina.
Il dato è impressionante. Come ha ben ricordato su queste pagine proprio un ex gip di Milano, i magistrati dovrebbero evitare di firmare appelli che in qualche modo hanno una coloritura politica, soprattutto “quando operano in uffici nevralgici con il rischio di esporsi su temi su cui poi possono essere chiamati in qualche forma a decidere”. Un principio molto semplice, più volte ricordato dallo stesso capo dello Stato, ma che evidentemente fatica a imporsi al tribunale di Milano.