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Milano, Napoli, Roma, Cassazione: le nomine di peso del prossimo Csm a trazione rossa
Il nuovo Consiglio superiore della magistratura, dominato da esponenti delle correnti di sinistra, sarà chiamato a rinnovare nel corso della consiliatura i vertici di alcuni dei principali uffici giudiziari del paese. L'ipotesi proroga dell'attuale Csm
31 OTT 26

Il nuovo Consiglio superiore della magistratura, che si appresta a essere più “rosso” che mai, sarà chiamato a rinnovare nel corso della consiliatura i vertici di alcuni dei principali uffici giudiziari del paese, dovendo nominare i nuovi procuratori di Milano, Napoli e Roma, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione, il capo della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Scelte fondamentali, destinate a segnare la direzione che la magistratura italiana intraprenderà nei prossimi anni. A farle, come dicevamo, sarà un Csm a trazione “rossa”. L’elezione dei componenti togati del nuovo Csm ha visto il trionfo delle correnti di sinistra Magistratura democratica e Area, che insieme hanno ottenuto ben dieci consiglieri su venti (non undici, secondo i calcoli non ancora definitivi diffusi ieri), mentre la corrente conservatrice Magistratura indipendente è crollata da sette a quattro consiglieri. La centrista Unicost è passata da quattro a cinque togati. A questi si aggiungerà l’immortale Cosimo Ferri, candidatosi come indipendente.
Gli eletti si siederanno nel nuovo Csm che, teoricamente, dovrebbe insediarsi a gennaio, alla scadenza naturale di quello attuale, anche se non è detto che maggioranza e opposizione riusciranno a trovare in tempo l’accordo in Parlamento per eleggere i dieci membri laici di propria competenza. Proprio il successo delle correnti di sinistra, infatti, unito al peso delle nomine che dovrà compiere il prossimo Csm, complica la partita dei laici. Maggioranza e opposizione dovranno prima trovare l’accordo sulla ripartizione dei laici: il centrodestra vorrebbe rieleggerne sette, lasciandone tre all’opposizione, come avvenuto a inizio legislatura per il Csm ora in scadenza; Pd, M5s, Avs e Italia viva hanno invece chiesto pubblicamente che siano loro riconosciuti quattro componenti laici, augurandosi che “la maggioranza non ripeta lo scippo di un componente” registrato nel 2022. Di fronte all’exploit delle correnti di sinistra, però, ora dalle parti di FdI, Lega e Forza Italia sono ancora meno propensi a cedere alla richiesta delle opposizioni.
Una volta raggiunta l’intesa sulla ripartizione generale dei laici, dovranno poi essere i partiti a trovare la sintesi fra loro. Un assaggio di quanto ciò sarà complicato si è avuto con la notizia secondo cui FdI vorrebbe eleggere Antonio Di Pietro, nome rispedito al mittente con parole molto dure da Forza Italia. Ma anche nel fronte dell’opposizione le trattative non saranno facili, sia per la volontà del Pd di eleggere due componenti laici (la senatrice Anna Rossomando e l’avvocato Enrico Grosso, che è stato presidente del comitato per il No al referendum), sia per l’intenzione di Italia viva e Avs di non rinunciare a un “proprio” nome.
E’ per queste ragioni, anche in virtù di un possibile ritorno alle urne in primavera, che tra i corridoi della Camera e di Palazzo Bachelet circola in modo sempre più insistente anche l’ipotesi secondo cui l’attuale Csm potrebbe restare in carica oltre la sua scadenza naturale, in regime di proroga. Uno scenario previsto dalla legge istitutiva dello stesso organo di governo autonomo delle toghe (“Finché non è insediato il nuovo Consiglio continua a funzionare quello precedente”) e che si è registrato nel 2022. In quell’occasione, la scadenza del precedente Csm (fissata a settembre) si accavallò all’elezione del nuovo Parlamento, che riuscì a eleggere i dieci membri laici solo dopo quattro mesi, nel gennaio 2023. Stavolta, però, il Quirinale potrebbe far capire pubblicamente di non gradire una riedizione di quella esperienza, spingendo i partiti a raggiungere gli accordi necessari.
Una cosa è certa: nella nuova consiliatura le correnti di sinistra, soprattutto in caso di alleanza con Unicost, potrebbero fare man bassa dei principali posti di potere negli uffici giudiziari del paese.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e politica giudiziaria. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026), "Nicola Gratteri. Biografia non autorizzata" (Amazon, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]
