il caso
Siher torna libero e riaccende lo scontro fra Meloni e le toghe
Il caso Siher è diventato nel giro di poche ore la sintesi perfetta dei guai della giustizia e dei rapporti tra magistratura e politica in Italia: indagini basate su accuse fragili, dichiarazioni di politici ispirate al giustizialismo, attivismo ideologico dei magistrati
29 OTT 26

Youssef Siher (LaPresse)
Youssef Siher è tornato in libertà. Il ricercatore 30enne, fermato sabato scorso in qualità di amministratore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre”, aperto dopo la due giorni di devastazioni a Milano, ha lasciato il carcere di San Vittore dopo che la gip Tiziana Landoni ha respinto sia la convalida del fermo sia la richiesta di misura cautelare in carcere avanzata dai pm. Una decisione prevedibile vista la fragilità – sottolineata ieri su queste pagine – delle accuse avanzate dai pm a Siher di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo, ma che ha scatenato l’indignazione del governo, a partire dalla premier Meloni, che in un video sui social ha parlato di “decisione vergognosa”: “Davvero non so come possa uno stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di una certa magistratura”. Dura la replica dei vertici del tribunale di Milano (“Critiche irricevibili, la vergogna riguarda altro”) e dell’Anm, protagonista di un botta e risposta con la premier.
Innanzitutto c’è da prendere atto della figuraccia epocale rimediata dalla procura di Milano. Nel suo provvedimento, la gip Landoni demolisce le accuse dei pm, sottolineando l’assenza di gravi indizi di colpevolezza a carico di Siher, e quindi di sue condotte volte all’incitamento alla violenza o a piani terroristici, e anche l’assenza del pericolo di fuga.
In particolare, per quanto riguarda i reati contestati di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, la giudice chiarisce che, affinché si configuri un’istigazione, le “manifestazioni del pensiero” devono integrare “un comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione dei delitti”. Altrimenti, se non fosse così, sarebbe compressa la “libera espressione delle proprie opinioni”, cosa in contrasto con la Costituzione. Per la giudice, i contenuti postati da Siher nel gruppo Telegram, finiti nel mirino delle indagini, sono certamente “affermazioni di critica rivolta allo stato, all’attuale governo e ai media, connotate da toni aspri ed espressioni volgari” e con una “ferma presa di posizione dinnanzi a politiche non condivise e ritenute dannose per il futuro dell’Italia”. Ciò, si legge, “sfocia in una generica ‘dichiarazione di guerra’ a un ‘presente infame’, ma non nei confronti delle istituzioni dello stato”, che non è “accompagnata da specifici e concreti riferimenti ad azioni violente o in altro modo costituenti reato, tali da indurre gli utenti a commettere atti del genere”.
La giudice smonta anche l’accusa rivolta dai pm a Siher di aver pubblicato un “vademecum di incitamento alla rivoluzione ispirato alla rivoluzione egiziana del 2011”. In realtà, spiega la gip, il testo non incita ad azioni offensive, anzi “dinnanzi a comportamenti” da parte delle forze dell’ordine “i manifestanti erano sollecitati a non rispondere con azioni violente”. Da qui gli inviti ad “arretrare” o a “restare fermi e calmi” in caso di lancio di lacrimogeni.
Inesistente il pericolo di fuga: Siher “non aveva alcun intento di sottrarsi alle investigazioni a suo carico né di rendersi irreperibile”.
Dunque, le accuse mosse dalla procura guidata da Marcello Viola facevano acqua da tutte le parti. Per questo sorprende la durezza della critica rivolta da Meloni contro la decisione del gip, definita “una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero dell’Interno e, in generale, di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali”. Critica condivisa dai vicepremier Matteo Salvini (“Liberazione incredibile e vergognosa”) e Antonio Tajani (“Così si mette in pericolo la sicurezza del paese”).
Come se non bastasse, è emerso anche che un anno fa la gip Landoni ha sottoscritto un appello per Gaza promosso da un gruppo di giuristi. Il fatto è stato colto al volo da alcuni giornali e politici per mettere in dubbio la terzietà della toga (anche se, a dirla tutta, anche la pm che aveva chiesto l’arresto di Siher, Francesca Crupi, aveva firmato lo stesso appello). La vicenda dimostra, comunque, perché i magistrati dovrebbero tenersi alla larga da iniziative connotate ideologicamente.
Dura la reazione dei vertici del tribunale milanese: “Le dichiarazioni di alcuni esponenti politici di rilievo, ricoprenti anche cariche istituzionali, sono irricevibili ed evidenziano una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno stato di diritto”, hanno affermato in una nota il presidente del tribunale, Fabio Roia, e la presidente della sezione gip/gup Vincenza Maccora, aggiungendo che “la vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione”.
“La nostra piena solidarietà alla gip di Milano, oggetto di un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio dei ministri”, ha invece affermato l’Associazione nazionale magistrati, ricevendo poco dopo la controrisposta proprio di Meloni: “Non vedo quello che ho detto come un attacco, lo vedo come una difesa del lavoro di tutti i servitori dello stato che hanno lavorato con enorme dedizione per evitare che si ripetesse quello che avevamo visto il 17 ottobre”.
Insomma, il caso Siher è diventato nel giro di poche ore la sintesi perfetta dei guai della giustizia e dei rapporti tra magistratura e politica in Italia: indagini basate su accuse fragili, dichiarazioni di politici ispirate al giustizialismo, attivismo ideologico dei magistrati.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e politica giudiziaria. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026), "Nicola Gratteri. Biografia non autorizzata" (Amazon, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]
