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Lo show (e la gogna) su mafia e appalti continua
E’ difficile comprendere il senso dell’audizione tenuta ieri dal procuratore di Caltanissetta De Luca di fronte alla commissione Antimafia, se non quello di contribuire ad alimentare la gogna mediatico-politica che si è innescata ai danni delle persone coinvolte nell’indagine mafia-appalti, archiviata dal gip
21 OTT 26

LaPresse
E’ veramente difficile comprendere il senso dell’audizione tenuta ieri dal procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, di fronte alla commissione parlamentare Antimafia, se non quello di contribuire ad alimentare la gogna mediatico-politica che si è innescata ai danni delle persone coinvolte nell’indagine mafia-appalti, archiviata dal gip appena due settimane fa. De Luca era già stato ascoltato lo scorso dicembre e poi in aprile, prima che il suo ufficio avanzasse la richiesta di archiviazione, accolta due settimane fa dal gip Santi Bologna. Ieri De Luca è tornato in commissione Antimafia e, di nuovo, in un clima surreale, fatto di risatine e battutine con la presidente Chiara Colosimo, ha riproposto tutte le accuse nei confronti di Natoli e Pignatone, per la presunta malagestione del fascicolo mafia-appalti nel 1992, e di Scarpinato (mai indagato), per l’“inquinamento ad ampio raggio” che avrebbe compiuto in commissione Antimafia contattando Natoli prima della sua testimonianza.
Il procuratore De Luca ha rispolverato l’espressione “zero tagliato” per definire il valore dell’indagine sulla pista nera condotta da Scarpinato quando era procuratore generale, aggiungendo comunque che la procura proseguirà le indagini su tutte le altre possibili “concause” della strage di via D’Amelio, incentrate su “massoneria, agenda rossa e anche pista nera”.
Nel corso dell’audizione, De Luca è stato anche sollecitato dal senatore Walter Verini (Pd) sulle osservazioni avanzate dal Foglio in un articolo nei giorni scorsi. In particolare, abbiamo evidenziato come “zero spaccato” può essere definito anche il risultato investigativo ottenuto dalla procura di Caltanissetta nei suoi oltre quattro anni spesi a indagare sull’ipotesi che il procedimento “mafia e appalti” abbia costituito una concausa delle stragi del 1992, dal momento che essa nulla aggiunge rispetto alle precedenti inchieste. Inoltre, abbiamo sottolineato il rischio che il filone incentrato sul ruolo di mafia e appalti si trasformi in una sorta di mito alternativo a quello della trattativa Stato-mafia, sul piano sia giudiziario sia politico. Su quest’ultimo punto De Luca non ha risposto. Sul primo punto, invece, De Luca ha detto che “ci sono 150 faldoni in questo procedimento”, sottolineando “il complessissimo lavoro svolto dalla procura”. “Dire che le nostre conclusioni, o peggio ancora, quelle del gip sono fondate solo sulle sentenze precedenti è disarmante. Poi come ha fatto il gip a scrivere 600 pagine solo riportando i brani delle sentenze precedenti mi sfugge”, ha aggiunto De Luca, definendo “destituita di fondamento la critica portata avanti dal Foglio”.
Ciò che De Luca, però, si è ben guardato dal dire è che nel decreto del gip, lungo 644 pagine, la questione del “se e in che modo” l’indagine mafia appalti abbia rappresentato una “concausa” della strage di via D’Amelio viene trattata in una cinquantina di pagine, mentre le altre sono dedicate alle presunte anomalie nella gestione del fascicolo, alla figura di Pignatone, al ruolo di Scarpinato e altri temi. Queste 50 pagine si riducono alla citazione di sentenze precedenti, con l’aggiunta del riferimento ad alcuni documenti recuperati nell’ufficio di Borsellino. In altre parole, la procura di Caltanissetta non è riuscita a produrre un solo elemento in più, rispetto a quelli già noti, che possa dimostrare il nesso tra l’inchiesta mafia e appalti e la decisione di Cosa nostra di uccidere prima Falcone e poi Borsellino. La vicenda era già stata definita una “concausa” della strage di via D’Amelio da diverse Corti. La procura di Caltanissetta lo ribadisce senza aggiungere altro. Zero spaccato.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e politica giudiziaria. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026), "Nicola Gratteri. Biografia non autorizzata" (Amazon, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]
