il caso
La procura di Roma vuole rovistare tra le chat di Mulè in cerca di indizi di reato
I pm romani hanno chiesto alla Camera di accedere ai messaggi scambiati tra il deputato di Forza Italia (non indagato) e l'imprenditore Spalletta, ma l'attività sembra avere tutte le caratteristiche di un'azione esplorativa (vietata dalla Cassazione)

Giorgio Mulè (foto Ansa)
Ha tutte le caratteristiche di un’azione investigativa con finalità esplorative (vietata dalla Cassazione) la richiesta avanzata dalla procura di Roma alla Camera dei deputati di acquisire le chat tra il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e l’imprenditore Antonio Spalletta, contenute nello smartphone di quest’ultimo. Spalletta è indagato per corruzione in un’indagine su un giro di presunti appalti truccati nel settore informatico, nell’ambito della difesa e delle grandi società pubbliche e private. Mulè non è indagato ma i pm romani, pur sottolineandolo, vorrebbero nella sostanza rovistare nei messaggi tra il deputato di Forza Italia e Spalletta per ricercare reati. In particolare il sospetto che coltivano è che Mulè sia intervenuto, su richiesta di Spalletta, per favorire la promozione al grado di generale dell’ufficiale dell’Aeronautica militare Pierfrancesco Coppola (dal quale poi Spalletta avrebbe ottenuto informazioni riservate).
Nella domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza inviata alla Camera, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi specifica che “allo stato delle investigazioni non sono emersi indizi a carico dell’on. Mulè tali da imporre, ai sensi dell'articolo 335, comma 1 bis, del c.p.p., la sua iscrizione nel registro degli indagati”. Poi però aggiunge: “E’ tuttavia da ritenersi che sussistano elementi di prova, allo stato delle investigazioni, che l’on. Mulè sia intervenuto, su richiesta di Spalletta, per favorire la nomina a generale del colonnello Coppola”. Quale sia il possibile reato da ipotizzare a carico di Mulè è difficile da capire. Reato di sponsorizzazione di un militare? Reato di raccomandazione? Non si sa, ma nonostante ciò la procura di Roma intende accedere ai messaggi di Mulè, protetti dall’articolo 68 della Costituzione.
E’ la stessa richiesta della procura, peraltro, a non stare in piedi. Nel documento si racconta un fatto: l’8 febbraio 2024 Spalletta (intercettato) si congratulò con Coppola per la sua promozione a generale e al riguardo lesse al suo interlocutore un messaggio che sostenne essergli stato inviato da Mulè per commentare il risultato: “Game set match, sono felice per lui, Goretti è stato di parola. Si attende Pata Negra ottanta mesi”. Il punto è che, dopo aver sequestrato lo smartphone di Spalletta e aver estratto la messaggistica presente (senza accedere a quella che coinvolge Mulè, protetta sul piano costituzionale), la Guardia di Finanza ha fatto presente alla procura di Roma che nel dispositivo di Spalletta sono presenti chat con Mulè soltanto a partire da ottobre 2024. Eppure la procura di Roma ora vuole comunque accedere ai messaggi scambiati tra Mulè e Spalletta.
Ricapitolando: la presunta “raccomandazione” sarebbe avvenuta nel febbraio 2024, la polizia giudiziaria ha accertato che nello smartphone sono presenti messaggi a partire da ottobre 2024, ma per verificare la presunta raccomandazione di febbraio la procura di Roma vuole setacciare i messaggi di Mulè.
Sembra evidente l’intenzione della procura di effettuare un’attività esplorativa alla ricerca di ipotesi di reato, attività più volte censurata dalla Cassazione. D’altronde è sempre Lo Voi a specificare in un altro passaggio che Spalletta ha speso diverse volte il nome di Mulè ma che “non è stato acquisito alcun elemento idoneo a ipotizzare una conoscenza e una condivisione da parte di Mulè degli accordi illeciti gestiti da Spalletta”.
E allora cosa vuole la procura? Di nuovo il sospetto è evidente: accedere ai messaggi di Mulè ed esplorare la corrispondenza in cerca di possibili reati. Eppure non dovrebbe essere affatto questo lo scopo del sequestro degli smartphone, soprattutto quando a essere toccate sono le prerogative parlamentari.