il caso
Non è sempre colpa dei manager: i vertici di Ferrotramviaria assolti per l’incidente Andria-Corato
La Cassazione ha confermato l'assoluzione dei vertici della società che gestisce la tratta in cui nel 2016 avvenne l'incidente che costò la vita a 23 persone: fu causato da un errore umano e non dai mancati investimenti sulla sicurezza. Una pronuncia in controtendenza con una giurisprudenza che tende ad addebitare ai vertici delle aziende le colpe per ogni evento che accade
10 OTT 26

Ansa
L’incidente ferroviario che avvenne il 12 luglio 2016 in Puglia sulla linea Andria-Corato, in cui morirono 23 persone e altre 51 rimasero ferite, fu causato da un errore umano e non dai mancati investimenti sulla sicurezza da parte di Ferrotramviaria, società che gestisce la linea, e dei suoi manager. E’ quanto stabilito dalla Cassazione che, a oltre dieci anni di distanza dai fatti, confermando le sentenze dei precedenti gradi di giudizio, ha assolto definitivamente Ferrotramviaria (difesa dagli avvocati Michele Laforgia e Tullio Bertolino), l’allora dg della società Massimo Nitti e il direttore di esercizio Michele Ronchi (difesi dall’avvocato Andrea Di Comite), confermando la condanna soltanto nei confronti del capotreno e del capostazione di Andria. Nella requisitoria, il sostituto procuratore generale della Cassazione, Ferdinando Lignola, aveva chiesto di annullare l’assoluzione dei vertici di Ferrotramviaria, dicendosi “scandalizzato che le responsabilità per 23 morti e oltre 50 feriti vadano a ricadere solo su un capotreno e un capostazione senza considerare la gestione della sicurezza”. La Suprema Corte l’ha pensata diversamente, dichiarando inammissibile il ricorso. “E’ una pronuncia che, confermando le assoluzioni decise nei precedenti gradi di giudizio, va in controtendenza rispetto a una stagione giurisprudenziale in cui, davanti ai grandi disastri, la responsabilità dei vertici è stata spesso ricavata dalla posizione ricoperta, più che dalla condotta tenuta”, sottolinea al Foglio l’avvocato Di Comite.
Il pensiero va inevitabilmente ai casi che hanno coinvolto Giovanni Castellucci e Mauro Moretti, ex amministratori delegati rispettivamente di Autostrade per l’Italia e di Ferrovie dello Stato, oggi in carcere in quanto ritenuti responsabili di incidenti avvenuti nell’ambito della vasta rete gestita dai gruppi.
“In questo caso – aggiunge Di Comite – la Suprema Corte ha riaffermato un principio semplice, ma non scontato: la responsabilità penale è personale, si accerta sui fatti e sulle regole violate e non discende automaticamente dal ruolo ricoperto. Chi considera uno scandalo che a rispondere siano soltanto i ferrovieri che quel giorno hanno sbagliato non chiede giustizia, ma alimenta un populismo giudiziario che può avere derive inquietanti: il diritto penale, per fortuna, è un’altra cosa”.
Il presidente di Ferrotramviaria, Giuseppe Pavoncelli, esprime “sollievo”. “Questa vicenda ha coinvolto profondamente Ferrotramviaria, la sua comunità aziendale e la mia famiglia. E’ stata una prova lunga, vissuta su piani diversi, professionali e personali, che in alcuni momenti è stato difficile tenere separati”, dice Pavoncelli al Foglio. “Tra gli imputati c’erano mia madre e mio zio, che oggi non ci sono più e che non hanno potuto vedere la conclusione di questa vicenda – prosegue –. E’ un pensiero che porto con me e che dà a questo momento un significato particolare. Quando un percorso giudiziario dura dieci anni, il tempo della giustizia e quello della vita possono seguire strade diverse. Per me oggi c’è anche la consapevolezza che due persone a me care non hanno potuto assistere a questo momento”.
Pavoncelli spiega che in questi dieci anni “le difficoltà sono state diverse”: “C’è stata la preoccupazione per le conseguenze della vicenda sull’azienda, sulla sua reputazione e sulle persone che vi lavorano. C’è stato il peso personale di una vicenda che riguardava anche la mia famiglia. E c’è stato il confronto con il modo in cui questa storia veniva raccontata e percepita all’esterno”.
“Non credo che una decisione giudiziaria possa cancellare ciò che è accaduto o restituire il tempo trascorso. E non vorrei parlare di vittorie o sconfitte: una tragedia di questa portata non si presta a queste categorie. Resta il dolore per le vittime e per le loro famiglie, resta il segno lasciato sulle persone coinvolte e resta, per chi ha responsabilità aziendali, il dovere di continuare a lavorare con serietà e attenzione”, afferma il presidente di Ferrotramviaria. “Vorrei che rimanesse il rispetto per tutte le persone coinvolte e la consapevolezza della gravità di quanto accaduto. Per Ferrotramviaria questa vicenda resterà una parte indelebile della propria storia. Dovrà continuare a essere un richiamo alla responsabilità, alla sicurezza e all’attenzione quotidiana verso le persone che affidano a noi i propri spostamenti. Sul piano personale, spero che questo passaggio consenta di guardare avanti con maggiore serenità, senza dimenticare ciò che è stato e chi non c’è più”, conclude Pavoncelli.