Garantisti su Garlasco. È possibile, dimenticandosi per un minuto chi pensiamo sia il colpevole

Andrea Sempio è oggi al centro di un’inchiesta e un’inchiesta non è una sentenza. Il garantismo deve tenere insieme queste due frasi senza trasformare la prima in un dogma e la seconda in un alibi. Le storie raccontate sui giornali mostrano quanto sia facile, durante una grande indagine, passare dalla ricerca delle prove alla costruzione di un personaggio  
6 OTT 26
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(Foto Ansa)

Essere garantisti non significa stabilire chi è innocente. Significa impedire che suggestioni, profili psicologici e processi paralleli prendano il posto delle prove. Valeva per Stasi. Vale oggi per Sempio.
Come si fa a essere garantisti su Garlasco? Si comincia facendo una cosa difficilissima: dimenticandosi per qualche minuto chi pensiamo sia il colpevole. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi e una nuova indagine non cancella una sentenza. Andrea Sempio è oggi al centro di un’inchiesta e un’inchiesta non è una sentenza. Il garantismo deve tenere insieme queste due frasi senza trasformare la prima in un dogma e la seconda in un alibi. Le storie raccontate sui giornali mostrano quanto sia facile, durante una grande indagine, passare dalla ricerca delle prove alla costruzione di un personaggio. Nei faldoni dei Ris è riemersa una “valutazione psicologica” di tredici pagine su Stasi, senza data e firma autografa, mai depositata nei procedimenti e, secondo quanto emerso, mai formalmente delegata dalla procura. Vi si leggeva di “freddezza”, “calcolatore”, “manipolatore”, “tendenza narcisistica”, “ipercontrollo”. Materiale potentissimo per costruire una figura narrativa, assai meno per stabilire chi abbia commesso un omicidio.
Un investigatore può avere impressioni e le contraddizioni vanno indagate. Ma tra il verificare una contraddizione e trasformare il carattere dell’indagato in una prova passa una linea sottile e fondamentale, tanto più quando le valutazioni nascono senza un colloquio diretto, lavorando su verbali e frammenti di vita. “Freddo” non è una prova. “Narcisista” non è una prova. Non piangere come ci aspettiamo non è una prova. Il processo penale esiste proprio per impedire che la distanza tra ciò che ci sembra strano e ciò che possiamo dimostrare sia riempita dalle impressioni.
Le prove dovrebbero costruire il profilo del colpevole, non il contrario. E’ il rischio più antico dell’investigazione: innamorarsi di un’ipotesi. Da lì ogni elemento ambiguo parla nella stessa direzione. Se sei calmo sei freddo. Se sei agitato nascondi qualcosa. Se ricordi troppo sei preparato, se ricordi poco menti. Il sospetto diventa impossibile da smentire. Ma essere garantisti significa anche evitare l’operazione opposta. Sarebbe paradossale denunciare oggi il pregiudizio che potrebbe aver accompagnato Stasi e usare domani lo stesso metodo contro Sempio. Il nuovo indagato non può diventare il “vero colpevole” per compensazione mediatica. Ecco la differenza tra garantismo e innocentismo. L’innocentista sceglie il proprio innocente. Il garantista sceglie un metodo. Su Garlasco significa meno psicologia, meno tifoserie, meno colpevoli costruiti per intuizione. Più contraddittorio, più metodo, più prudenza. E soprattutto più prove. Sempre.