La Corte dell’Ue e il diritto d’asilo

Una sentenza stabilisce che la sospensione automatica vìola il diritto europeo
2 OTT 26
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La Corte di Giustizia dell’Ue potrebbe diventare il principale ostacolo al tentativo della Commissione, del Partito popolare europeo e di alcuni stati membri di indurire ulteriormente le politiche migratorie, sospendendo il diritto all’asilo nelle situazioni di crisi con il pretesto di Ceuta. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione a settembre, Ursula von der Leyen ha annunciato l’intenzione di proporre un nuovo “meccanismo di risposta di emergenza” per permettere agli stati membri di affrontare “scenari nei quali i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati”. Una delle deroghe immaginate riguarda il diritto individuale all’asilo, che potrebbe essere sospeso per procedere a rimpatri ed espulsioni immediati.
I dettagli non sono ancora conosciuti. Ieri ne hanno discusso i ministri dell’Interno in una riunione a Lussemburgo. Ma il commissario responsabile delle migrazioni, Magnus Brunner, non ha incluso il diritto di asilo tra le “linee rosse” che l’Ue non intende superare. I criteri per stabilire quando c’è una strumentalizzazione dei flussi migratori e per far scattare il meccanismo di emergenza potrebbero essere molto ampi. Brunner ha indicato il ruolo giocato a Ceuta dai trafficanti di esseri umani, che sono dietro a ogni movimento irregolare. “L’Europa ha bisogno dei mezzi per proteggere le sue frontiere in ogni occasione. Questa non è una questione solo di migrazione, ma una questione di sicurezza”, ha detto Brunner: “Non faremo mai compromessi”. I giudici di Lussemburgo potrebbero non essere d’accordo. In una sentenza pubblicata ieri hanno confermato che la sospensione automatica dell’esame delle domande di asilo viola il diritto dell’Ue. Il caso è diverso da Ceuta. Ma il messaggio è chiaro: una sospensione generalizzata e automatica del diritto di asilo, a causa del fatto che uno stato membro ha delle difficoltà, non è consentita dal diritto dell’Ue.