Caso Regeni, condannati a dieci anni tre 007 egiziani, uno assolto. I genitori: "Siamo soddisfatti"

La Corte d'Assise ha fatto cadere l'accusa di omicidio riconoscendo i tre agenti colpevoli dell'accusa di sequestro al Cairo nei confronti del ricercatore friulano il 25 gennaio di dieci anni fa. L'avvocata Ballerini: "Ora il governo rompa i rapporti con un paese che tortura e uccide"

28 SET 26
Ultimo aggiornamento: 17:17
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I genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, in aula prima della sentenza del processo per la morte del figlio (Ansa/Riccardo Antimiani)

I giudici della Prima Corte di Assise di Roma, dopo una camera di consiglio durata oltre otto ore, hanno condannato tre 007 egiziani imputati nel processo per il sequestro e l'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Il tribunale ha fatto cadere l'accusa di omicidio che era contestata al "capo A". I tre imputati condannati quindi sono stati riconosciuti colpevoli dell'accusa di sequestro avvenuto al Cairo il 25 gennaio di dieci anni fa. Ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sono stati inflitti dieci anni mentre il generale Tariq Sabir è stato assolto. In aula, oltre alla famiglia Regeni e al loro legale, l'avvocato Alessandra Ballerini, e al pm titolare dell'inchiesta, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, era presente alla lettura del dispositivo anche il procuratore capo Francesco Lo Voi, che ha dichiarato: "Dovremmo attendere le motivazioni per riuscire ad avere il quadro completo del ragionamento della Corte d'Assise, credo si possa dire che la parte sostanziale dell'impianto accusatorio ha retto". Ai giornalisti, uscendo da un'aula gremita, i genitori di Giulio dicono soltanto: "Siamo soddisfatti".
Per i tre condannati è stata disposta anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. I tre sono stati inoltre condannati in solido al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali nei confronti delle parti civili, da liquidare in separato giudizio. La Corte ha assegnato provvisionali immediatamente esecutive per complessivi 650 mila euro: 200 mila a Claudio Regeni, 200 mila a Paola Deffendi, 100 mila a Irene Regeni e 150 mila alla presidenza del Consiglio dei ministri. La sentenza di primo grado non ha tenuto conto delle richieste avanzate dal procuratore Sergio Colaiocco, che aveva chiesto l'ergastolo per il primo e 17 anni e 6 mesi per il secondo. Il processo si è celebrato in assenza degli imputati, a cui non è stato possibile notificare gli avvisi di garanzia e gli altri atti del procedimento poiché "irreperibili". Le autorità del Cairo hanno rifiutato di trasmettere i loro indirizzi di domicilio alla magistratura italiana.
"Al di la delle singole condanne è evidente che l'impianto probatorio della procura ha superato il vaglio della Corte. Dovremo leggere le motivazioni. Ora anche il governo deve prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno stabilito dall'avvocatura dello Stato e rompere i rapporti con un Paese che lungi dall'essere sicuro, tortura e uccide anche i cittadini degli stati cosiddetti amico". Lo ha detto l'avvocata della famiglia di Giulio, Alessandra Ballerini, uscendo dall'aula dopo la lettura della sentenza.
Il corpo senza vita del ricercatore di 28 anni, in Egitto per condurre una ricerca sui sindacati locali, venne ritrovato lungo l'autostrada Il Cairo-Alessandria il 3 febbraio del 2016, a dieci giorni dalla sua sparizione.