Nel processo contro Baiardo (e la memoria del Cav.), pm e giudici stanno calpestando il diritto di difesa

Il processo a carico dell'ex gelataio per calunnia ai danni di Giletti è stato trasformato dalla procura nell’ennesimo processo per mafia contro Berlusconi e Dell’Utri ed è sempre più un mistero dal punto di vista della regolarità processuale

25 SET 26
Tradotto con IA
Immagine di Nel processo contro Baiardo (e la memoria del Cav.), pm e giudici stanno calpestando il diritto di difesa

Ansa

Il processo a carico di Salvatore Baiardo per calunnia ai danni di Massimo Giletti in corso a Firenze, trasformato dalla procura nell’ennesimo processo per mafia contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, è sempre più un mistero dal punto di vista della regolarità processuale. Ciò che sta avvenendo ha dell’incredibile e meriterebbe l’attenzione del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Nel 2017 la procura di Firenze apre l’ennesima indagine contro Berlusconi e Dell’Utri, ipotizzando addirittura che siano i mandanti esterni delle stragi mafiose del 1993-1994. I pm non ricavano un ragno dal buco, così il procedimento viene archiviato. Nel dicembre 2022, però, i pm aprono un nuovo fascicolo sempre contro il Cavaliere e Dell’Utri e sempre con le stesse accuse. Il numero del procedimento è il 16249/2022. Anche questo tentativo si conclude con un nulla di fatto: nel giugno 2026 il procedimento viene definitivamente archiviato per l’assenza di elementi a sostegno della tesi secondo cui i massacri mafiosi sarebbero stati orchestrati per favorire l’ascesa politica di Forza Italia nel 1994.
Nel frattempo, però, si apre un secondo fronte. La procura avvia un’indagine a carico di Baiardo con l’accusa di calunnia ai danni di Giletti. Inizialmente, la posizione di Baiardo viene inserita proprio all’interno del procedimento 16249/2022. Quando quest’ultimo si avvia verso l’archiviazione, la posizione dell’ex gelataio di Omegna viene stralciata per proseguire autonomamente. Qui si registra la prima grande anomalia procedurale: nel nuovo fascicolo contro Baiardo non viene inserito un enorme volume di atti raccolti nell’indagine precedente. Vengono infatti esclusi i verbali di ben 16 testimoni chiave (tra cui Giovanni Brusca, Gaspare Spatuzza e Antonino Giuffrè), le informative della Dia seguite alle perquisizioni contro Dell’Utri del luglio 2023 e la consulenza finanziaria disposta dai pm sulle origini di Fininvest e sui flussi di denaro tra Berlusconi e Dell’Utri.
All’udienza preliminare Baiardo viene rinviato a giudizio. Una volta arrivati al dibattimento la procura compie una mossa quantomeno singolare: avvalendosi dell’articolo 430 del codice di procedura penale, chiede e ottiene dal tribunale l’autorizzazione a depositare come “atti integrativi di indagine” l’intero malloppo di documenti precedentemente escluso. Questa manovra pone un problema evidente sul piano del diritto di difesa. Se i legali di Baiardo avessero avuto piena conoscenza di quel materiale fin dall’inizio, avrebbero infatti potuto impostare la linea strategica in modo del tutto differente: valutare l’accesso a riti alternativi, citare testimoni o calibrare diversamente l’esame dell’imputato.
Così, durante le udienze, sfilano i testimoni sentiti dalla procura durante le indagini e vengono sentiti anche i consulenti tecnici incaricati di elaborare la relazione nel procedimento ormai archiviato contro Berlusconi e Dell’Utri. Per quale motivo? Nessuno lo sa. In questo modo però la procura riesce a dare risalto alle accuse di soggetti come Brusca, Spatuzza e Giuffrè contro Berlusconi e anche ai risultati della consulenza tecnica. Secondo la relazione, sui quasi 17 miliardi di lire che hanno finanziato Fininvest tra il febbraio 1977 e l’agosto 1978, circa 13 miliardi sarebbero arrivati “in denaro contante” e “allo stato degli atti non è possibile individuarne l’origine”. La consulenza pone poi dubbi sui versamenti di Berlusconi a Dell’Utri: gli “elementi, nel loro complesso, appaiono supportare una natura e finalità dei flussi finanziari in esame difficilmente coniugabile con meri gesti di liberalità”, cioè con la spiegazione dell’“amicizia” fornita da Berlusconi. Le conclusioni nella sostanza non dicono nulla (né che quei soldi provenissero dalla mafia né che Berlusconi e Dell’Utri avessero commesso reati), ma tanto basta ai giornali dell’antimafia militante per spargere di nuovo fango sul Cavaliere.
In questo contesto, acquista un significato particolare anche quanto accaduto nell’ultima udienza. Come abbiamo raccontato su queste pagine, il 21 settembre la procura di Firenze ha citato Giuseppe Graviano come testimone ma si è dimenticata di informare il tribunale e la difesa del fatto che l’ex boss di Brancaccio era già stato sentito dai pm durante le indagini, e si è dimenticata anche di depositare nel fascicolo del dibattimento i relativi verbali. La procura ha parlato di un “disguido” e il tribunale non ha battuto di nuovo ciglio. Ma il fatto è la spia definitiva di un problema ben più generale, che investe direttamente la regolarità processuale e le garanzie della difesa.