il caso
Intervista alla pm Teresi: “Si dice che le utilitarie sono usate dalle famiglie, ma non è così”
La magistrata antimafia, componente del direttivo Anm, dice che il suo post sulle "piccole auto usate da narcotrafficanti e mafiosi" è stato equivocato: "Non mi riferivo alla riforma del bollo approvata dal governo". Ma poi ribadisce il concetto. Botta e risposta

Ida Teresi (screenshot da video YouTube ANM)
Riusciamo a parlare con Ida Teresi, pm della procura nazionale antimafia e componente del direttivo dell’Anm, prima che esploda definitivamente la polemica politica per il post da lei pubblicato giovedì mattina su Facebook (“Le auto piccole sono tipicamente utilizzate da ricchi narcotrafficanti e ricchi mafiosi… e quasi sempre le uniche formalmente intestate. Quelle grosse, chiaramente, a prestanomi”). Parole che sono state interpretate come una critica alla misura sul bollo auto varata dal governo la sera prima. “Si dice in giro che le auto piccole sono utilizzate dalle famiglie, ma non è così. Era una considerazione del modo con cui si muove la criminalità che non ha nessun riferimento alle scelte finanziarie”, ci dice Teresi. “Ma l’ha scritta il giorno dopo l’approvazione della misura”, notiamo. “Sì ha ragione, ma in questo caso era solo il pubblico ministero che faceva una riflessione sulla questione generale. Comunque ho appena eliminato il post”, risponde Ida Teresi, che nell’Associazione nazionale magistrati riveste – curiosamente, a questo punto – l’incarico di presidente della commissione “Strategie comunicative”.
Il nostro tentativo di avere chiarimenti sul post, comunque prosegue, facendo di nuovo notare a Teresi la tempistica singolare con cui ha avanzato un’analisi sulle automobili utilizzate da narcotrafficanti e mafiosi proprio poche ore dopo che la premier Meloni ha annunciato l’esenzione per il 2027 del bollo auto per le vetture di piccola e media potenza (fino a 80 kW), quelle in gran parte utilizzate dalle famiglie per gli spostamenti quotidiani, e anche per i motocicli. “Il motivo per cui ho eliminato il post è proprio perché ho compreso che il contesto attuale può determinare questa lettura – risponde Teresi –. Invece, ribadisco, la mia riflessione si inserisce in varie analisi che stiamo facendo su strumenti per fare le indagini che risentono della lettura delle modalità con cui la criminalità organizzata si muove. In questo ampio osservatorio, ascoltando una serie di commenti della società civile, notavo che l’idea che le auto di piccola cilindrata siano delle famiglie mi ha fatto pensare a quante volte noi invece ci mettiamo le intercettazioni ambientali perché le usano i narcotrafficanti. Era una considerazione su un dato di lettura di realtà, a prescindere dal perché oggi sono venute in rilievo queste auto di piccola cilindrata. Non so se mi sono spiegata”.
Più che una spiegazione sembra una frase pronunciata dal conte Mascetti in “Amici miei”.
Nel frattempo sulle parole di Teresi esplode la polemica politica. Fratelli d’Italia rilancia sui social il post della pm definendolo “un delirio”: “Un’affermazione che finisce per essere uno schiaffo a tutti quegli italiani che, per scelta o per necessità, utilizzano un’auto di piccole dimensioni. Secondo la lettura del pm, il provvedimento sarebbe addirittura un favore ai mafiosi. Ormai, pur di attaccare il governo Meloni, c’è chi arriva a stravolgere la logica e il buon senso”.
Pochi minuti dopo, Teresi pubblica un altro post, stavolta di presunto chiarimento: “Il post che avevo pubblicato stamattina non era in alcun modo riferito alla decisione adottata dal governo di abolire il bollo auto. Era una riflessione più ampia sulle abitudini di narcotrafficanti ed esponenti della criminalità organizzata, e non c’era ovviamente nessun nesso con le scelte finanziarie dell’esecutivo, argomento del tutto lontano e separato dall’attività giudiziaria”. Insomma, quel che Ida Teresi sembra voler dire è che ieri mattina si è alzata dal letto col pensiero delle auto di piccola cilindrata e ci ha costruito su una riflessione sul contrasto alla criminalità organizzata. Chi, d’altronde, non si è mai svegliato con questo pensiero?
In poco tempo la vicenda diventa tragicomica. Sotto al post di Teresi infatti c’è chi chiede ironicamente maggiori dettagli al magistrato: “Non vorrei mai ostacolare l’attività di contrasto alla criminalità organizzata acquistando un veicolo tipicamente usato dai criminali, perché questo poi imporrebbe alle Forze dell’ordine di destinare tempo e risorse scarsi per controllarmi. Urge una whitelist di modelli non sospetti”, scrive un utente. “Devo cambiare vettura e adesso oltre al dubbio tra ibrida e benzina ho anche quello tra ‘vettura da narcotrafficante’ e ‘vettura da prestanome’”, aggiunge un altro.
Intervengono in modo sarcastico anche due colleghe. Natalia Ceccarelli (giudice della Corte d’appello di Napoli): “Scusa Ida, ma se avevi questo popo’ di ispirazione riflessiologica, perché lo hai cancellato? Potevamo aprire un dibattito!”. Clementina Forleo (giudice della Corte d’appello di Roma): “Io per cautela prendo l’autobus”.