l'intervista
"Perché Meloni dovrebbe accettare l'invito ad andare al congresso dell'Anm". Parla l'ex Guardasigilli Palma
Per l'ex ministro della Giustizia Nitto Palma, la premier dovrebbe accettare l'invito rivoltole dal presidente del sindacato delle toghe: "Sarebbe l’occasione per ricordare ai magistrati l'importanza di rispettare i confini tra i poteri dello Stato"

LaPresse
“Meloni dovrebbe accettare l’invito dell’Associazione nazionale magistrati e partecipare al congresso delle toghe di novembre”. Nitto Palma, ministro della Giustizia nel quarto governo Berlusconi e già presidente della commissione Giustizia del Senato, non ha dubbi: la presidente del Consiglio dovrebbe accogliere l’invito lanciatole dal presidente del sindacato togato, Giuseppe Tango, a presentarsi al congresso dei magistrati del prossimo 27-29 novembre, anche sapendo che l’accoglienza potrebbe essere tutt’altro che calorosa. Anzi, proprio per questo. Perché il congresso dell’Anm può diventare l’occasione per mettere sul tavolo, direttamente davanti alle toghe, una questione che da anni avvelena i rapporti tra politica e giustizia: quali sono i confini tra i poteri dello Stato. “Se fossi Meloni, andrei”, dice Palma. “Non spenderei una parola sul referendum – aggiunge –. L’esito è noto, il popolo si è espresso. Riportarlo al centro oggi non avrebbe alcun senso. Il tema vero è un altro. Bisogna tornare a parlare di correttezza istituzionale, di rispetto reciproco e dei territori di competenza”.
E’ qui che l’ex ministro vede il nodo della crisi tra politica e magistratura. “Fino a trentacinque anni fa c’era una distinzione molto più netta. La vera frattura arriva con Mani Pulite”. Da allora, secondo Palma, una parte della magistratura ha progressivamente assunto “un ruolo quasi politico, o comunque para-politico”, entrando sempre più spesso nel terreno del confronto politico e legislativo.
Un esempio riguarda il diritto di critica. “Non vedo perché un politico dovrebbe avere meno diritto di critica di qualsiasi altro cittadino nei confronti di una decisione giudiziaria”, afferma Palma. Cita il caso recente dell’uomo accusato di molestie nei confronti di una minore e scarcerato sulla base dell’impegno a non ripetere il comportamento. “Non entro nel merito della correttezza di quella ordinanza, ma è legittimo che abbia suscitato perplessità. Così come è legittimo che un politico lo dica pubblicamente”. Anche perché, sottolinea l’ex Guardasigilli, se una decisione è stata presa applicando correttamente la legge, la politica può comunque intervenire sulle norme, cioè “può cambiare le regole che hanno consentito quella decisione, quindi è legittimo che ne parli”.
Palma contesta anche le polemiche sollevate dall’Anm contro le ispezioni disposte dal ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Il ministro non può mandare gli ispettori a verificare la bontà o il merito di una decisione giudiziaria. Può però mandare gli ispettori per verificare se quella decisione sia stata adottata nel pieno rispetto della legge e se ci siano state violazioni disciplinari. Nordio ha detto chiaramente che l’iniziativa non mira a sindacare il merito della decisione, dunque non vedo dove sia lo scandalo”.
Un altro punto su cui Meloni dovrebbe porre l’attenzione è l’opportunità che i magistrati intervengano per influenzare l’iter di approvazione delle riforme. “Il Consiglio superiore della magistratura – ricorda Palma – ha il compito di esprimere pareri sulle leggi che riguardano l’ordinamento giudiziario, non sul mondo della giustizia, come invece spesso accade”. I magistrati possono certamente criticare una riforma in discussione, ma “devono farlo con correttezza e molto garbo”. Quello che non possono fare, aggiunge Palma, è trasformare la critica in un attacco a chi sta esercitando la funzione legislativa, “altrimenti diventa un caos”. E’ proprio questo caos che l’ex ministro considera il prodotto di una “caduta pesante di stile e di comportamento da parte di tutti”. Le istituzioni, dice, sono come le persone: “Se ci si comporta con educazione e si spiegano civilmente le proprie ragioni, c’è sempre spazio per il confronto”. Ma i territori di competenza “sono ben delimitati: quando uno invade quello dell’altro, si crea il conflitto”.
E allora Meloni dovrebbe andare. Non per riaprire la battaglia referendaria e nemmeno per cercare una rivincita davanti alle toghe. Dovrebbe andarci per dire, direttamente all’Anm, che la politica non accetta di essere relegata al silenzio sulle sentenze, che il ministro della Giustizia non può essere privato degli strumenti che la legge gli attribuisce e che anche la magistratura deve rispettare il perimetro delle proprie funzioni. Una presidente del Consiglio che accetta di entrare nella casa delle toghe per dirlo avrebbe molto più da guadagnare che da perdere. E se invece rifiutasse, osserva Palma, l’Anm avrebbe una replica fin troppo facile: “Vi avevamo invitato in un gesto di apertura e voi avete rifiutato”.
Ermes Antonucci