il caso
Tutte le fake sui mafiosi trasferiti in Sardegna. Anche Bonafede disse sì
Gli 88 detenuti trasferiti nel carcere di Uta al 41-bis non hanno aggravato il sovraffollamento né sottratto agenti alle altre sezioni. Inoltre la sicurezza dell'istituto verrà potenziata. Todde attacca Meloni ma il progettato risale al 2009 ed è stato approvato da governi di ogni colore, compreso quello guidato da Conte

Il carcere di Uta (Ansa)
La Sardegna invasa dai mafiosi. Le carceri che scoppiano. Gli agenti penitenziari costretti a fronteggiare l’ennesima emergenza. E poi la mafia che, dalle celle del 41-bis, si espande sull’isola, inquinando il territorio circostante. Sulla vicenda degli 88 detenuti trasferiti al carcere di Cagliari-Uta si è costruita una narrazione da invasione criminale, alimentata soprattutto dalla governatrice sarda Alessandra Todde (M5s), che ha attaccato il governo Meloni per avere deciso di trasferire i detenuti senza coinvolgere la regione. Peccato che buona parte di quello che viene raccontato non corrisponda ai fatti, che smentiscono clamorosamente anche la ricostruzione politica della vicenda. Primo. Gli 88 detenuti al 41-bis, secondo la rappresentazione offerta in questi giorni, avrebbero aggravato ulteriormente il problema del sovraffollamento del carcere di Uta, ma non è così. I detenuti sono stati trasferiti in una sezione 41-bis inaugurata lo scorso luglio, composta complessivamente da 91 camere di pernottamento. Si tratta di una palazzina autonoma, separata dalle sezioni ordinarie dell’istituto. Gli 88 detenuti, dunque, non sono stati sistemati negli spazi già occupati dagli altri reclusi. Sono stati trasferiti in una struttura realizzata precisamente per ospitare detenuti sottoposti al regime di carcere duro.
Secondo. Si sostiene che l’arrivo dei mafiosi avrebbe scaricato un ulteriore peso sulle spalle degli agenti penitenziari, già alle prese con una cronica carenza di organico. In questi giorni, però, sono arrivate a Uta 70 unità di Polizia penitenziaria del Gruppo operativo mobile, il reparto specializzato nella vigilanza dei detenuti sottoposti al 41-bis. Le 70 unità resteranno permanentemente a Cagliari per occuparsi della vigilanza del nuovo reparto. Quindi non c’è l’aggravio sul personale già in servizio.
Terzo: la sicurezza dell’isola. C’è chi ha scritto che portare 88 mafiosi in Sardegna significhi portare la mafia fuori dal carcere, favorendo contatti, relazioni e infiltrazioni sul territorio. E’ una previsione che viene presentata quasi come una conseguenza automatica del trasferimento. La situazione risulta piuttosto diversa. Secondo quanto riferito al Foglio da autorevoli fonti del governo, proprio l’apertura del nuovo reparto si accompagnerà a un potenziamento della sicurezza perimetrale del carcere, con volanti e vigilanza armata sul muro di cinta. A questo si aggiungerà l’impiego pianificato di operatori della Direzione generale delle specialità del Dap (che coordina i reparti speciali della polizia).
Ma il paradosso più evidente riguarda la polemica politica. Todde ha contestato al governo di avere deciso unilateralmente di concentrare in Sardegna i mafiosi. Ma il progetto della sezione 41-bis di Uta risale al 2009. Non è una trovata del governo Meloni, né del ministro della Giustizia Carlo Nordio. L’opera venne approvata sotto il governo Berlusconi e poi è stata portata avanti da tutti i governi successivi, incluso quello guidato da Giuseppe Conte e dal Movimento 5 stelle, lo stesso partito dal quale proviene Todde.
Basti pensare che il 30 settembre 2020, durante un’audizione al Senato, l’allora ministro grillino della Giustizia, Alfonso Bonafede, parlò proprio dei lavori per il reparto destinato ai detenuti al 41-bis: “Sottolineo ancora che sono ripresi i lavori di completamento del reparto 41-bis di Cagliari Uta, per 92 posti, che dovrebbe essere ultimato entro il corrente anno”.
Quello che oggi viene raccontato come il colpo di mano del governo Meloni è quindi il risultato di un progetto vecchio di quasi vent’anni. Todde, come chiunque altro, può certamente contestare la scelta di destinare a Uta 88 detenuti al 41-bis, ma ciò che appare difficile da sostenere è che il governo abbia inventato dal nulla un carcere per mafiosi senza che nessuno, prima di Meloni, sapesse che esisteva un progetto per realizzarlo.
Per non spargere notizie false sulla vicenda dei mafiosi trasferiti in Sardegna, insomma, servirebbe ricordare quello che è successo prima del governo Meloni. Compreso quello che diceva Alfonso Bonafede.