C'è un magistrato che vuole "rifondare" una città (in cui però esercita la funzione)

Nicola Russo è giudice della Corte d’appello di Napoli e dopo lo scioglimento del comune di Castellammare di Stabia ha annunciato di voler lavorare a “un programma di rifondazione collettiva”. Primo incontro fissato per il 17 settembre con ospite anche Gratteri. Ma la città rientra nel distretto in cui esercita la funzione giudiziaria: per il Csm tutto bene?

3 SET 26
Tradotto con IA
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Nicola Russo (foto dal suo profilo Facebook)

C’è un magistrato che si è messo in testa di “rifondare una città”. Si chiama Nicola Russo, è giudice della Corte d’appello di Napoli e la città in questione è Castellammare di Stabia. Non vuole fare il sindaco, precisa. Vuole però organizzare la comunità, costruire “anticorpi sociali”, lavorare a “un programma di rifondazione collettiva” e “fare politica insieme”. Dopo lo scioglimento del comune di Castellammare di Stabia per presunte infiltrazioni della camorra, deciso dal Consiglio dei ministri lo scorso 14 luglio, Russo ha annunciato dalla sua pagina Facebook l’avvio di un percorso civico rivolto alla città. Il primo appuntamento organizzato dal magistrato è fissato per il 17 settembre, peraltro in una chiesa (la Chiesa del Carmine), per “analizzare le cause del crollo democratico della città”, con diversi ospiti di rilievo, in particolare Nicola Gratteri (procuratore di Napoli) e don Luigi Ciotti (fondatore di Libera).
“Credo che sia importante partire da un’analisi di ciò che è avvenuto e di come si sia arrivati al secondo scioglimento per infiltrazioni camorristiche senza che la politica si sia preoccupata di segnare una cesura tra la prima e la seconda esperienza (che ha interessato, è bene ricordarlo, il governo di entrambi gli schieramenti)”, ha affermato Russo. A chi gli suggeriva di partire dai progetti amministrativi rimasti fermi, Russo ha risposto: “Se io fossi in corsa per uno scranno forse sarebbe logico che io partissi da qui. Tuttavia, credo che il mio contributo debba più urgentemente confrontarsi col metodo di un programma di rifondazione collettiva. Dobbiamo costruire e diffondere anticorpi sociali. Facciamolo insieme”.
Insomma, Russo sostiene (per il momento) di non voler scendere in politica, ma la politica non coincide con le elezioni. Prima vengono le assemblee, la costruzione di un progetto, la mobilitazione dei cittadini, la formazione di un’idea di città. Ed è proprio quello che sta facendo Russo. Tutto ciò determina interrogativi di non poco conto, soprattutto perché Castellammare appartiene al distretto della Corte d’appello di Napoli, dove Russo esercita la sua funzione giudiziaria. Non siamo quindi di fronte a un magistrato che interviene occasionalmente in una città estranea al proprio ambiente professionale, bensì a un giudice che assume un ruolo pubblico nella comunità compresa nel territorio di competenza della propria Corte.
E’ esattamente la sovrapposizione tra magistratura e politica sul medesimo territorio che il Consiglio superiore della magistratura ha più volte indicato come problematica. Nelle sue risoluzioni sul rapporto tra politica e giurisdizione il Csm ha richiamato la necessità di proteggere non soltanto l’imparzialità effettiva del magistrato, ma anche la sua immagine di terzietà, chiedendo al legislatore limiti alla partecipazione politica nel territorio nel quale si esercita la funzione giudiziaria.
Russo, invece, sembra aver trovato una formula per restare formalmente fuori dalla politica occupandone il terreno. Niente candidatura, ma “rifondazione collettiva”. Niente lista, ma “anticorpi sociali”. Niente campagna elettorale, ma incontri aperti ai cittadini con i quali “fare politica insieme”.
La cosa interessante è che Russo sente evidentemente il bisogno di precisare che non sta facendo politica. Ma per spiegare cosa sta facendo usa proprio la parola politica. “Vorrei che facessimo politica insieme, nel senso più libero e più essenziale del termine: interessarsi della polis, della nostra città”, scrive. Poi aggiunge: “Voi siete tanti, tantissimi e il vostro voto sarà libero e trasversale. Non sarò io a dirvi chi votare. Insieme cercheremo però di stabilire per cosa votare, per quale città da ricostruire”. E’ una distinzione semantica piuttosto curiosa: non si chiede ai cittadini chi votare, ma si propone di stabilire insieme “per cosa votare”, cioè di costruire il progetto di città che poi un futuro candidato dovrà portare avanti.
E’ opportuno che un giudice della Corte d’appello diventi uno dei promotori della ricostruzione politica di una città? La toga, infatti, non scompare quando il magistrato esce dal tribunale. L’autorevolezza della funzione resta con lui, e proprio per questo non dovrebbe essere messa al servizio della costruzione di un consenso, anche quando quel consenso viene presentato come semplice partecipazione civica. Russo ha scelto la strada dell’attività politica: per il Csm va tutto bene?