Il governo condannato ad alzare gli stipendi dei magistrati e le paghe degli ausiliari

Tar del Lazio e Consiglio di Stato hanno condannato Palazzo Chigi a stabilire adeguamenti triennali delle retribuzioni delle toghe maggiori rispetto a quanto fissato e ad aggiornare i compensi per i consulenti risalenti al 2002. Prevista una spesa di oltre 200 milioni di euro

29 AGO 26
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Ansa

Prima il caro energia, poi le pensioni. E adesso anche la giustizia. Il cantiere della prossima legge di bilancio si complica ulteriormente per il governo, che sarà chiamato a trovare le risorse per aumentare gli stipendi dei magistrati e i compensi degli ausiliari delle toghe. Non una voce irrilevante, soprattutto se si è alla ricerca di coperture per una manovra dai margini già molto stretti. L’esigenza di intervenire sul fronte giudiziario è stata certificata da numerose recenti sentenze amministrative che hanno visto il Mef soccombere sempre. A inizio luglio il Consiglio di stato, accogliendo il ricorso dell’Associazione nazionale magistrati, ha imposto al governo di rivedere al rialzo gli aumenti stipendiali per i magistrati che erano stati stabiliti da un dpcm per il triennio 2018-2020. 
Due leggi degli anni 80, infatti, prevedono l’adeguamento triennale degli stipendi dei magistrati “in misura pari alla media degli incrementi realizzati nel triennio precedente dalle altre categorie dei dipendenti pubblici”. Nel caso in questione, gli adeguamenti stabiliti dal dpcm del 6 agosto 2021 erano già stati ritenuti errati sia dal Tar del Lazio sia dal Consiglio di stato, perché basati su calcoli che escludevano alcune componenti del trattamento economico complessivo, non consideravano tutte le categorie del pubblico impiego e privilegiavano una media ponderata che avrebbe penalizzato il risultato finale. Così, di fronte ai ritardi del governo, Palazzo Spada ha dato di nuovo ragione all’Anm, facendo sapere che intanto l’Istat ha già rifatto i conti, portando al 6,22 per cento, dal 4,85 per cento originariamente previsto dal decreto, l’aumento da riconoscere per il triennio 2018-2020. Secondo alcune stime, il nuovo calcolo determinerà una spesa di circa 200 milioni di euro, cioè intorno ai 16 mila euro medi a magistrato.
Ma non è tutto, perché il 14 agosto il Tar del Lazio ha annullato anche gli atti alla base del dpcm del 3 giugno 2024 che invece riguarda l’adeguamento degli stipendi dei magistrati per il triennio 2021-2023, ritenendo anche in questo caso sbagliati i calcoli del governo, che pur aveva fissato aumenti del 6,69 per cento. La presidenza del Consiglio, il Mef e l’Istat avranno 90 giorni per riformulare i conteggi, ovviamente al rialzo, col risultato di dover prevedere un altro aumento di spesa. Di fronte a questa sequenza di schiaffoni dei giudizi amministrativi, è facile inoltre ipotizzare che Palazzo Chigi farà slittare l’adozione del decreto relativo al triennio 2024-2026, che dovrà prevedere aumenti stipendiali superiori a quanto immaginato per non andare incontro all’ennesimo contenzioso giudiziario.
Una categoria fortunata, quella dei magistrati: fra le poche a godere di un adeguamento periodico delle retribuzioni, ma l’unica a poter imporre alle amministrazioni centrali, con le proprie sentenze, l’immediata e corretta esecuzione di questo adeguamento (alla faccia dei ritardi con cui si rinnovano i contratti pubblici).
Di tutt’altra natura è invece la sentenza con cui il Tar del Lazio nei giorni scorsi ha imposto al Mef e al ministero della Giustizia di rivedere entro 120 giorni i compensi previsti per gli ausiliari dei magistrati (consulenti, traduttori, interpreti), che non vengono aggiornati dal 2002, cioè da 24 anni. Un ritardo che ha portato a una situazione ingestibile, con paghe da fame e conseguente difficoltà per gli uffici giudiziari di trovare gli esperti necessari a portare avanti i processi.
Giovedì il viceministro Francesco Paolo Sisto ha fatto sapere che Via Arenula “ha già provveduto a inviare il testo di aggiornamento delle tariffe dei consulenti tecnici d’ufficio (Ctu) al dicastero dell’Economia per la bollinatura”, dicendosi convinto che il decreto che rivede le norme del 2002 possa essere emanato “ben prima dei 120 giorni” indicati dalla sentenza del Tar del Lazio.
L’impatto più rilevante sulla prossima legge di bilancio è senza dubbio dato dall’adeguamento delle retribuzioni dei magistrati. Spetterà al ministro Giancarlo Giorgetti reperire le coperture finanziarie anche per questo fronte.
Ermes Antonucci