alla faccia del voto libero
Magistratura indipendente minaccia le toghe in vista delle elezioni del Csm
La corrente conservatrice dei magistrati ha intimato ai suoi iscritti di votare i candidati selezionati dal gruppo per il rinnovo del Csm, aggiungendo, in modo grottesco, di credere "in una magistratura libera da ogni condizionamento" e "indipendente da ogni logica di appartenenza”

Siete liberi di votare chiunque, ma ricordatevi che dovete votare i nostri candidati, altrimenti vi cacciamo. E’ in sostanza questo il surreale messaggio inviato da Magistratura indipendente (Mi), la corrente conservatrice delle toghe, ai suoi iscritti in vista del voto per l’elezione dei nuovi componenti togati del Consiglio superiore della magistratura (in scadenza a gennaio), previsto il 25 e 26 ottobre prossimi. “Si comunica a tutti gli iscritti che i candidati di Magistratura indipendente sono esclusivamente quelli deliberati dall’Assemblea nazionale del 13 giugno”, esordisce un comunicato emesso nei giorni scorsi dai vertici della corrente, Giancarlo Dominijanni (presidente) e Antonio D’Amato (segretario generale). Nel documento si specifica che “non ci sono ulteriori candidature, che, presentate al di fuori del deliberato assembleare, rappresentino la linea e gli intenti di Mi (…). Pertanto, tutti i colleghi iscritti a Magistratura indipendente che sostengano espressamente candidati non designati dal gruppo si pongono in aperto e manifesto contrasto con la linea democratica e con le decisioni assunte dai competenti organi rappresentativi di Mi”.
“Tutti gli iscritti sono richiamati alla responsabilità che deriva dal vincolo associativo”, si ribadisce in un successivo passaggio nel comunicato. Una frase che prende la forma di un vero e proprio avvertimento diretto a tutti gli iscritti a Mi: votate i candidati selezionati o vi ponete fuori dal gruppo. Alla faccia della libertà di voto.
La chiamata all’ordine risulta ancora più grottesca se si leggono le righe conclusive del comunicato, in cui si sostiene che Magistratura indipendente intende essere “al servizio di un Consiglio superiore della magistratura autenticamente autonomo, indipendente e sottratto a qualsiasi forma di condizionamento politico, di appartenenza o di interesse personale”. Di nuovo: alla faccia dell’autonomia e dell’assenza di condizionamenti.
Al comunicato viene allegato il documento con l’elenco dei candidati, introdotto da una manifestazione di impegno in cui, di nuovo, spicca la frase: “Crediamo in una magistratura libera da ogni condizionamento, indipendente dal potere politico e da ogni logica di appartenenza”.
In altri termini, dopo aver ordinato agli iscritti di votare per certi candidati si afferma di credere in una magistratura “libera da ogni condizionamento” e da “ogni logica di appartenenza”.
Dietro questa vicenda tragicomica si cela il timore dei vertici di Mi di perdere consensi in vista delle elezioni a causa di alcune tensioni interne. A quasi sette anni di distanza dallo scandalo dell’Hotel Champagne, Cosimo Ferri, tra le figure più influenti della magistratura italiana, ex sottosegretario alla Giustizia ed ex deputato prima del Pd e poi di Italia viva, è tornato a svolgere le funzioni di giudice al tribunale di Roma e ha deciso di candidarsi come autonomo per l’elezione del Csm, di cui è già stato consigliere dal 2006 al 2010. La candidatura di Ferri rischia di sottrarre voti proprio a Mi, di cui Ferri è stato a lungo leader (nel 2011 venne eletto segretario generale), prima di uscire dal gruppo dopo lo scandalo Palamara.
Anche un’altra ex esponente di Mi, Annarita Donofrio (giudice alla Corte d’appello di Bologna), ha deciso di candidarsi in modo indipendente. Con lei anche Vincenzo Depalma (giudice d’appello a Bari), che a causa di questa scelta è stato espulso da Mi: lo statuto del gruppo, infatti, prevede la perdita della qualità di socio “per la partecipazione ad elezioni come indipendenti in competizione con i candidati designati dall’associazione”.
Sul piano formale, visto quanto previsto dallo statuto, l’espulsione di Depalma non fa una piega. Assolutamente privo di ogni fondamento nello statuto, invece, è l’obbligo – richiamato dai vertici di Mi – di votare per i candidati scelti dal gruppo. Non solo, il messaggio appare davvero surreale. Sia perché non si comprende come questo ordine possa essere rispettato (i dirigenti della corrente imporranno ai propri iscritti di inviare una foto della scheda elettorale compilata, come fanno certi gruppi criminali organizzati sul territorio in occasione delle elezioni politiche?). Sia perché la funzione delle correnti dovrebbe essere quella di promuovere il confronto culturale all’interno della magistratura, non di condizionare le procedure di elezione di un organo di rilevanza costituzionale come il Csm. La cosa singolare è che a sostenerlo sono stati proprio i magistrati nella campagna elettorale per il No al referendum.