Doppio stipendio per mille magistrati: la proposta assurda del Csm tributario

Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria ha proposto al ministero dell'Economia di attribuire uno stipendio aggiuntivo di circa 3 mila euro al mese ai mille magistrati che svolgono l'attività di giudici tributari a tempo perso

8 AGO 26
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Riconoscere a circa mille magistrati uno stipendio parallelo e aggiuntivo di circa 3 mila euro lordi al mese. E’ la singolare proposta avanzata dalla presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (il “Csm tributario”), Carolina Lussana, in una lettera inviata lo scorso 21 luglio al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che il Foglio ha potuto visionare. La missiva ha come oggetto la procedura d’infrazione avviata a inizio giugno dalla Commissione europea contro l’Italia per il mancato allineamento della propria legislazione sui giudici tributari onorari al diritto del lavoro dell’Unione europea. Com’è noto, in Italia la giustizia tributaria viene gestita sia da magistrati tributari, che svolgono la funzione di giudici tributari in modo esclusivo e a tempo pieno, sia da giudici tributari onorari, cioè da giudici che nella loro vita svolgono principalmente un’altra professione (sono magistrati ordinari, amministrativi, se non addirittura militari, avvocati, pensionati, commercialisti, professionisti). E’ stata una riforma del 2022 a prevedere la creazione di un corpo di 576 magistrati tributari entro il 2029 e il graduale smantellamento della categoria dei giudici tributari onorari. Il punto è che i giudici tributari onorari sono soggetti a condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai magistrati tributari: sono retribuiti con un fisso di circa 900 euro lordi al mese e una cifra a cottimo, in base al numero di sentenze prodotte, e godono di un trattamento diverso su ferie, pensione e congedi di malattia e di maternità. 
La Commissione europea ritiene che questa disparità di trattamento sia incompatibile con il diritto del lavoro dell’Ue e quindi ha imposto all’Italia di rimediare alla situazione, anche se, come detto, la categoria dei giudici tributari onorari è destinata a sparire entro il 2029. Dopo lo svolgimento del primo concorso, attualmente sono 192 i magistrati tributari in servizio, mentre è già stato bandito un altro concorso per altri 180 posti.
In questo ambito si colloca l’iniziativa della presidente del “Csm tributario”, Carolina Lussana, che il 21 luglio ha inviato una lettera all’ufficio legislativo del Mef con oggetto la procedura di infrazione, in cui si sottolinea che “il minus invalicabile, al fine di considerare dignitoso il compenso previsto per l’esercizio dell’attività giurisdizionale (dei giudici e magistrati tributari), è quello previsto dallo stesso legislatore al momento dell’ingresso nella magistratura tributaria professionale, indipendentemente dal ruolo, dalla posizione e dalla produttività”. Di conseguenza si propone “l’applicazione ai giudici tributari della retribuzione prevista per i magistrati tributari di prima nomina”.
Per la presidente dell’organo di governo autonomo della magistratura tributaria, insomma, i giudici onorari dovrebbero percepire la stessa retribuzione dei magistrati tributari: circa tremila euro lordi al mese. A parte l’evidente disparità (i giudici onorari dovrebbero guadagnare la stessa somma di chi, a differenza loro, ha superato un difficile concorso), la proposta dà vita a un paradosso persino più rilevante.
Tra i 2.000 giudici onorari in servizio ci sono infatti circa 1.000 magistrati (ordinari, contabili, amministrativi, persino militari) che svolgono la funzione tributaria a tempo perso: quel che si propone è che questi magistrati, oltre allo stipendio che percepiscono per fare i magistrati (dai 4.000 euro al mese in su) ricevano una seconda retribuzione aggiuntiva di circa 3.000 euro lordi al mese. Un’assurdità che creerebbe una categoria di magistrati privilegiati, i quali peraltro finirebbero per dipendere allo stesso tempo da due amministrazioni diverse. Insomma una proposta insensata che, si spera, sia soltanto dovuta al caldo.