il caso
La Camera nega ai pm le chat di Delmastro con una carnevalata avvilente per i veri garantisti
L'Aula della Camera ha negato alla procura di Roma di acquisire le chat tra l'ex sottosegretario e Caroccia, al termine di un dibattito in cui maggioranza e opposizione hanno dato vita a uno show imbarazzante. Ed è polemica per le parole di Bignami (FdI) su Scalfaro

Ansa
Con 206 voti a favore e 133 contrari, l’Aula della Camera ha negato alla procura di Roma di acquisire le chat tra il deputato Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, indagato e ritenuto prestanome del clan Senese. La decisione è giunta al termine di un dibattito avvilente. Da una parte, le opposizioni, con i leader Conte e Schlein in campo, hanno accusato il centrodestra di voler ostacolare un’indagine sulla mafia, indossando bende sugli occhi e agitando i telefonini. Dall’altra, FdI con Bignami ha rievocato il caso Cospito accusando l’opposizione di difendere i mafiosi, ha invitato Conte a fornire le chat risalenti al periodo Covid-19 e ha persino offeso la memoria di Scalfaro.
Insomma, alla fine si è assistito a una “carnevalata”, come l’ha definita il presidente del Senato Ignazio La Russa, che a sua volta al Senato ha dovuto interrompere i lavori per la protesta dei senatori del M5s (che hanno scandito cori “Fuori le chat, fuori le chat”). In questo caos si è smarrito il senso della valutazione che la Camera dei deputati era chiamata a svolgere sul caso Delmastro, ben evidenziata invece dal parere redatto dal forzista Pietro Pittalis nella giunta per le Autorizzazioni.
La procura di Roma ha sequestrato lo smartphone di Caroccia, indagato per riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa, e poi correttamente ha chiesto alla Camera l’autorizzazione ad acquisire le chat contenute nel telefono fra l’indagato e Delmastro, che per circa un anno è stato socio con Caroccia della società che controllava l’ormai famoso ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Meno correttamente, però, come sottolineato da Pittalis, la procura di Roma ha inviato alla Camera una richiesta di acquisizione delle chat del tutto generica, cioè “priva dei requisiti di necessità, determinatezza, selettività e proporzionalità” richiesti dalla Costituzione.
Tanto per dare un’idea, la procura non ha neanche indicato l’arco temporale delle conversazioni che intende acquisire (pur essendo noto che Delmastro è stato socio con Caroccia da dicembre 2024 a novembre 2025) né ha precisato le ragioni per le quali il sequestro è necessario (e perché, invece, per esempio non è sufficiente il sequestro della documentazione societaria, contabile e finanziaria).
La verità, come ha evidenziato in Aula il deputato di Forza Italia Davide Bellomo, è che il sequestro delle conversazioni da parte della procura sarebbe da ritenere illegittimo anche se non coinvolgesse un parlamentare, come Delmastro, ma un normale cittadino. “Il nostro codice non consente sequestri indiscriminati ed esplorativi – ha affermato Bellomo –. L’autorità giudiziaria non può chiedere il sequestro dell’intero contenuto di un archivio digitale, confidando che al suo interno possa emergere qualche elemento utile alle indagini. Una simile impostazione invertirebbe la logica del processo penale: la prova deve essere ricercata perché già individuata o almeno individuabile, non perché altrimenti rinvenibile all’esito di un’acquisizione indiscriminata. Lo dice la suprema Corte di cassazione”.
“Prima ancora di domandarci se trova applicazione la tutela prevista dall’articolo 68 della Costituzione dobbiamo porci una domanda: la richiesta della procura soddisfa i presupposti che il codice di procedura penale pretende per consentire il sequestro della corrispondenza di un qualsiasi cittadino? La risposta è evidentemente no”, ha spiegato Bellomo, sottolineando la mancanza dei presupposti di proporzionalità, necessità e indispensabilità della richiesta avanzata dalla procura guidata da Francesco Lo Voi.
In altre parole, è toccato a Forza Italia spiegare le ragioni di merito per le quali la richiesta della procura di Roma era da rispedire al mittente. Mentre FdI ha preferito rispondere alle strumentalizzazioni dell’opposizione strumentalizzando a sua volta altre vicende, dal caso Cospito alle mascherine acquistate durante la pandemia, con buona pace del garantismo. Il capogruppo FdI Galeazzo Bignami ha persino accusato la sinistra di aver eletto come capo dello Stato nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro, che “liberò 300 mafiosi”. Queste parole hanno generato lo sdegno dell’opposizione, che ha chiesto all’ufficio di presidenza di sospendere il deputato FdI. Una carnevalata ben poco edificante.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]
