Dentro le carceri italiane tra caldo e sovraffollamento. In lieve calo i suicidi

Il report di Antigone rileva un sistema penitenziario sempre più affollato. Delicato il capitolo sugli istituti minorili, che scontano l'effetto del decreto Caivano e su cui potrebbe incidere anche la stretta anti maranza. Diminuiscono i suicidi, ma con 38 casi nei primi sette mesi dell'anno il quadro resta grave, denuncia l'associazione

5 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 14:17
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L'estate più calda degli ultimi anni rischia di trasformare il carcere italiano in un luogo “al limite della sopravvivenza”. È il quadro che emerge dal rapporto di metà anno presentato oggi dall'associazione Antigone, che fotografa un sistema penitenziario sempre più affollato e incapace di assorbire l'aumento dei detenuti, mentre le temperature record aggravano condizioni già definite “inumane”. Sullo sfondo resta il nodo delle politiche penali del governo, accusate dall'associazione di aver privilegiato l'inasprimento delle pene senza affrontare le cause strutturali della crisi, nell’ultimo periodo in particolare sui minorenni.
Il dato che colpisce più di tutti è quello del sovraffollamento. Al 28 luglio nelle carceri italiane erano detenute 64.741 persone a fronte di 46.343 posti realmente disponibili: il tasso di affollamento effettivo ha raggiunto il 139,7 per cento, un livello che non si registrava dal 2013, quando l'Italia venne condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per le condizioni degradanti degli istituti di pena. In sei carceri i detenuti sono ormai più del doppio dei posti disponibili e nelle visite effettuate negli ultimi dodici mesi Antigone ha riscontrato che nel 44 per cento degli istituti esistono celle con meno di tre metri quadrati calpestabili per persona.
Se il sovraffollamento rappresenta il problema strutturale, il caldo ne amplifica gli effetti. Oltre il 60 per cento dei detenuti trascorre gran parte della giornata in regime di custodia chiusa, spesso in celle prive di adeguata ventilazione, con finestre schermate e temperature che superano i quaranta gradi. In molti istituti i ventilatori sono insufficienti o acquistabili soltanto a spese dei detenuti, mentre una direttiva del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha disposto che i frigoriferi vengano collocati negli spazi comuni e non più all'interno delle sezioni, rendendo più difficile perfino l'accesso all'acqua fresca durante la notte.
A essere sovraffollati non sono solamente gli istituti per adulti. Da anni crescono infatti sempre più rapidamente le presenze nelle carceri minori (Istituti penali per i minorenni), che pur essendo in linea con lo scorso anno (559 presenze al 30 giugno 2026 contro le 572 al 31 dicembre 2025) rappresentano un problema delicato. Stimare le presenze dei minori in carcere non è semplice, in quanto è possibile calcolare solamente il numero di occupanti e non di posti effettivi però si è osservato, spiega Simona Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, che “dopo il decreto Caivano c’è stata un impennata delle presenze in carcere”. Poi continua: “Il governo ha risposto all’aumento aprendo nuovi Ipm a Rovigo, Lecce e L’Aquila, una misura che considero inadeguata perché mira solo a contenere, così come la decisione di trasferire in maniera coatta negli istituti per adulti diversi neo 18enni che sarebbero potuti rimanere nei minorili fino a 25 anni”.
Il cosiddetto “decreto Caivano” corrisponde al ddl adottato il 15 settembre 2023, nato per contrastare la criminalità minorile e l’abbandono scolastico, introduce tra le altre una maggiore facilitazione dell’arresto in flagranza di reato per minori coinvolti in spaccio di droga e uso di armi.
A distanza di tre anni, il governo ha varato una nuova stretta denominata volgarmente “anti-maranza”, decreto in cui la norma principale inverte l’onere della prova sull’imputabilità dei minori sopra i 14 anni, che viene cioè presunta come per gli adulti e non più da dimostrare. “Non credo che avrà l’effetto come Caivano – continua Marietti -. Nel 2024, ultimo anno dei dati elaborati, a fronte di 11mila procedimenti penali, sono stati dichiarati solo 64 giudicati non imputabili. E’ una norma più culturale che altro, irrigidirà il sistema e tutti gli operatori saranno più inclini a carcerazioni”.
Antigone sottolinea che il rischio dell’intervento legislativo è quello di alimentare ulteriormente il numero degli ingressi negli istituti penitenziari minorili, aggravando un sistema che già oggi opera oltre i limiti della propria capienza. Nel rapporto l'associazione sostiene che la continua introduzione di nuovi reati e l'inasprimento delle pene rappresentino una delle principali cause dell'aumento della popolazione detenuta e teme che l'impostazione securitaria continui a spingere in questa direzione.
Per l'associazione la responsabilità della situazione è anche politica. “Il sovraffollamento carcerario che stiamo documentando – spiega il presidente Patrizio Gonnella – è l'effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene”. Secondo Antigone, il piano per aumentare i posti detentivi non ha prodotto risultati concreti: dall'avvio del programma governativo i posti effettivamente disponibili sarebbero addirittura diminuiti, mentre le misure alternative alla detenzione sono calate del 7 per cento nel primo semestre dell'anno.
Unico dato in lieve diminuzione è quello sul fronte dei suicidi. Antigone registra almeno 38 casi nei primi sette mesi del 2026, tre in meno rispetto all’anno precedente. Nonostante questo però, la situazione rimane grave perché è un numero comunque elevato e contestualizzato all’interno di una popolazione in custodia dello stato. “Si può oscillare di qualche unità – continua la coordinatrice – ma sicuramente siamo a numeri altissimi. Sono 25 volte di più della società esterna, significa che in quella comunità c’è qualcosa di grave che non va”.