Le chat di Delmastro e il cul de sac in cui si è infilato Fontana

Anziché rispedire al mittente il materiale inviato in modo anomalo dal procuratore Lo Voi, il presidente della Camera lo ha messo a disposizione della giunta per le Autorizzazioni e l'opposizione ha chiesto di visionarlo. Fontana lo ha impedito e ora punta a rimettere la decisione alla giunta

3 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 18:45
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foto LaPresse

Rimettere alla giunta per le Autorizzazioni della Camera il compito di decidere se i propri componenti possono visionare le chat tra Delmastro e Caroccia inviate dal procuratore di Roma Lo Voi. E’ questa la soluzione che, a quanto risulta al Foglio, dovrebbe adottare la giunta per il Regolamento, consentendo così al presidente della Camera Fontana di uscire dal cul de sac in cui lui stesso si è infilato. Anziché rispedire al mittente il materiale inviato dalla procura – curiosamente – poche ore prima del voto dell’Aula, Fontana lo ha messo a disposizione della giunta e i deputati dell’opposizione hanno legittimamente chiesto di visionarlo. A quel punto Fontana, accortosi del passo falso, ha congelato la procedura e ha rinviato la questione alla giunta per il Regolamento, riunitasi ieri sera. 
C’è da aspettarsi che la maggioranza voterà a sfavore della possibilità di visionare le chat, ribadendo che il tema su cui la Camera è chiamata a esprimersi riguarda la legittimità della richiesta di accedere alle chat di Delmastro avanzata dalla procura di Roma e non il contenuto delle conversazioni oggetto della richiesta.
I pm di Roma hanno chiesto di acquisire le chat di Delmastro contenute nello smartphone di Caroccia (indagato per riciclaggio e intestazione fittizia di beni) per accertare quali fossero le modalità di gestione della società “Le 5 forchette”, che controllava l’ormai famoso ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Il problema è che i pm di Roma hanno chiesto genericamente di acquisire le chat di Delmastro senza indicare l’arco temporale delle conversazioni che si intendono consultare e senza fornire parole chiave o criteri tecnici idonei a permettere la selezione soltanto delle conversazioni rilevanti. Questa indeterminatezza ha spinto i deputati della maggioranza della giunta per le Autorizzazioni a votare un parere contrario alla richiesta di acquisizione delle chat da parte dei pm romani, definendola “priva dei requisiti di necessità, determinatezza, selettività e proporzionalità” richiesti dalla Costituzione.
Giovedì scorso, però, proprio un’ora prima che l’Aula si esprimesse definitivamente sulla questione (con la maggioranza intenzionata a confermare il “no” ai pm), il procuratore Lo Voi ha inviato una lettera al presidente Fontana richiamando la Camera sull’importanza di dare il via libera all’acquisizione delle chat, allegandole in un cd prodotto dalla difesa di Caroccia. Un’iniziativa singolare e senza precedenti, con cui la procura di Roma ha voluto esercitare una forma di pressione sulla Camera.
Il tentativo è andato a segno: il voto in Aula è saltato, la pratica è tornata in giunta e Fontana ha inviato il materiale ricevuto da Lo Voi alla giunta per le Autorizzazioni. Una decisione che diversi parlamentari della maggioranza, lontano dai microfoni, definiscono “incomprensibile” a fronte di un atto, quello della procura, del tutto “irrituale e irricevibile”.
Ma la tutela delle prerogative parlamentari non sembra interessare molto le opposizioni, che ieri hanno protestato nell’Aula della Camera per l’impossibilità di visionare le chat di Delmastro. “Cosa c’è scritto in quelle chat?”, ha chiesto nel suo intervento il presidente dei deputati del M5s, Riccardo Ricciardi. I pentastellati hanno poi esposto degli striscioni con scritto “Fuori le chiavi, aprite la cassaforte!”, mostrando una cassaforte, aprendone lo sportello e tirandone fuori un cd.
Anche la segretaria del Pd Elly Schlein in serata ha dichiarato: “Se Delmastro non ha nulla da nascondere, perché negare l'accesso alle chat?”. Ma a fornire la risposta è l’articolo 68 della Costituzione.