Due mesi prima della rapina a Roggero, i carabinieri chiesero l’arresto di uno dei rapinatori. Esclusiva

Due mesi prima della rapina alla gioielleria, i carabinieri di Alba chiesero alla procura di arrestare uno dei tre futuri rapinatori (Andrea Spinelli, poi ucciso da Roggero) perché aveva commesso un’estorsione ai danni di un imprenditore. La procura non condivise l’idea e non avanzò alcuna richiesta di misura cautelare al tribunale

24 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 10:19
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Ansa

Due mesi prima della rapina alla gioielleria di Mario Roggero, i carabinieri di Alba chiesero alla procura di arrestare uno dei tre futuri rapinatori (Andrea Spinelli, poi ucciso da Roggero) perché aveva commesso un’estorsione ai danni di un imprenditore, schiaffeggiandolo e minacciandolo di morte. La procura, che già aveva fatto perquisire la casa di Spinelli, non condivise l’idea dei carabinieri e non avanzò alcuna richiesta di misura cautelare al tribunale, nella convinzione che la perquisizione sarebbe bastata a spingere Spinelli a non commettere più reati. Così non andò: poche settimane dopo Spinelli, già noto negli ambienti giudiziari per la sua attività di truffatore, fece un ulteriore salto di “qualità” criminale e si unì al gruppo che assaltò la gioielleria di Roggero, finendo per essere ucciso per strada da quest’ultimo. Questa notizia, che il Foglio è in grado di dare in esclusiva, non cancella ovviamente la gravità delle azioni compiute dopo la rapina da Roggero, autore non di una legittima difesa bensì di un duplice omicidio e di un tentato omicidio, per i quali è stato giustamente condannato dai giudici in tutti i gradi di giudizio, ma aiuta a comprendere il contesto in cui si inserì la vicenda, evidenziando anche una certa indulgenza degli inquirenti nei confronti dei diffusi episodi di criminalità nel territorio.
Ovviamente non è possibile affermare che, qualora Spinelli fosse stato arrestato, come richiesto dai carabinieri, la rapina ai danni di Roggero non sarebbe avvenuta. Un certo grado di probabilità però c’è, anche perché nella rapina Spinelli rivestì un ruolo operativo importante, addirittura entrando per primo nella gioielleria. Non il semplice palo, insomma. Senza rapina, inutile dirlo, non ci sarebbe stata alcuna reazione violenta da parte di Roggero, e di conseguenza nessun processo e nessuna condanna nei suoi confronti.
Ma torniamo al retroscena su Spinelli. L’8 febbraio 2021 Spinelli venne “ingaggiato” da una terza persona per estorcere denaro a un imprenditore. Spinelli prese appuntamento con la vittima e lo convinse a incontrarsi in un’abitazione nel comune di Bra, facendogli credere che avrebbe voluto parlare dello svolgimento di alcuni lavori di ristrutturazione. Spinelli condusse l’imprenditore nel garage, dove trovò il complice, che pretendeva di ricevere soldi per dei lavori che, a suo dire, aveva svolto ma che l’imprenditore non aveva pagato. Spinelli chiuse l’imprenditore nel garage, impedendogli di fuggire, e lo colpì con due schiaffoni sul volto. Poi impugnò un bastone e disse: “Oggi ti rompiamo un ginocchio se non fai quello che ti diciamo”. A quel punto il complice sottrasse il marsupio all’imprenditore e prese 600 euro in contanti. Poi intimò all’imprenditore di firmare delle cambiali. Di fronte alla resistenza della vittima, Spinelli con il bastone in mano proseguì con le minacce dicendo: “Non le firmi? Vuoi scommettere che le firmi? Se non basta il bastone vado a prendere una pistola e da qui non esci vivo”. Accortosi ormai di non avere possibilità di fuggire, l’imprenditore firmò le cambiali. I due lo costrinsero poi ad andare a prendere un aperitivo con loro e a scattare alcune foto insieme (per dare l’idea in giro che nulla fosse avvenuto). Poi lo lasciarono andare.
Il giorno dopo, l’imprenditore denunciò i fatti ai carabinieri di Alba e venne aperta un’indagine per estorsione. Il 1° marzo 2021 la procura di Asti dispose perquisizioni nelle abitazioni di Spinelli e del terzo soggetto che confermarono il quadro indiziario: nella casa del complice di Spinelli vennero trovati tutti i documenti a cui aveva fatto riferimento la vittima (cioè cambiali e fatture) e anche il bastone usato da Spinelli.
A quel punto i carabinieri suggerirono alla procura di chiedere l’adozione di misure cautelari nei confronti dei due indagati, ma la procura non diede seguito a questo suggerimento, nella convinzione che la perquisizione fosse sufficiente a dissuadere i due dal compiere altri reati.
Purtroppo questo non è avvenuto: il 28 aprile 2021, a poco meno di due mesi dalla perquisizione, Spinelli prese parte all’assalto alla gioielleria, per poi essere ucciso fuori dal negozio a colpi di pistola da Roggero. Il gioielliere uccise anche un secondo rapinatore, Giuseppe Mazzarino, e ne ferì un terzo, Alessandro Modica.
Un pubblico ministero di Asti, messo al corrente dal nostro giornale della vicenda che poche settimane prima aveva coinvolto Spinelli, afferma ora che avrebbe senz’altro chiesto l’adozione di una misura cautelare, soprattutto alla luce della gravità del reato contestato, cioè l’estorsione. Non la pensò così il collega titolare del fascicolo. Per una volta si può dire che il carcere o gli arresti domiciliari, paradossalmente, avrebbero salvato Spinelli (e forse anche Roggero).