Dalla pena "sproporzionata" ai risarcimenti: tutte le fake news sul caso Roggero

La vicenda del gioielliere è stata inquinata da notizie false: il numero di rapine subite, la mancata valutazione dello stato di choc da parte dei giudici, l'eccessiva severità della condanna, l'ammontare dei risarcimenti
22 LUG 26
Immagine di Dalla pena "sproporzionata" ai risarcimenti: tutte le fake news sul caso Roggero

Mario Roggero (foto LaPresse)

Pochi casi di cronaca sono stati circondati – nel dibattito pubblico e politico – da un numero così elevato di notizie false come quello che ha coinvolto il gioielliere Mario Roggero. Una prima falsità è che, prima dell’assalto al suo negozio del 28 aprile 2021 (sfociato nella sparatoria in strada e l’uccisione di due rapinatori), Roggero avesse già subìto cinque, sei o addirittura sette rapine, più altri assalti nella sua abitazione privata. Lo confermano le carte del processo che lo hanno riguardato: prima del 2021 la gioielleria di Roggero era stata oggetto di un’unica rapina, avvenuta nel 2015, cioè sei anni prima. La difesa di Roggero non ha segnalato altri furti, né in gioielleria né in casa.
Questo dato si lega alla seconda fake news, secondo la quale i giudici, che hanno condannato Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione, non avrebbero tenuto in considerazione la situazione di stress vissuta all’epoca da Roggero. In realtà, la rapina del 2015 è stata oggetto di approfondita valutazione da parte dei magistrati. Aderendo alle conclusioni del perito nominato dal tribunale, i giudici hanno concluso che la rapina del 2015 avesse probabilmente causato “un disturbo post traumatico da stress” in Roggero, che però era da ritenersi “risolto” il giorno della rapina del 2021: lo confermano “le abitudini di vita dell’imputato”, che “è tornato immediatamente al lavoro” e “non si è rivolto ad alcuno specialista al fine di curare la presunta patologia psicologica che lo avrebbe afflitto”.
Terza falsità, rilanciata anche dalla premier Meloni: i giudici non avrebbero valutato “stress, paura e trauma vissuti durante l’aggressione”. Tutti questi aspetti sono invece stati esaminati dai giudici, che hanno evidenziato come Roggero, sia durante la sparatoria, sia nella fase successiva, “è stato in preda a uno stato emotivo di forte rabbia e frustrazione”, ma ha “agito in modo lucido”. In particolare, “ha chiamato il numero di soccorso e ha dimostrato di essere particolarmente cosciente di quello che era appena accaduto”, dopo aver preso i beni sottratti dai rapinatori, li ha riposti nella loro automobile. Inoltre è stato lo stesso Roggero, nelle interviste immediatamente successive al fatto, ad affermare che aveva “agito per fermare i rapinatori e per assicurarli alla giustizia”.
Neanche si può sostenere, come fa qualcuno, che Roggero abbia agito sull’onda della paura. Solo in un secondo momento, infatti, il gioielliere ha sostenuto di temere che i rapinatori potessero tornare indietro. Eppure, notano in giudici, “non vi sono elementi per ritenere che vi fosse il pericolo di un ritorno dei rapinatori. Di ciò l’imputato non può non essersi reso conto, in ogni caso, nel momento in cui è uscito e li ha visti allontanarsi velocemente”. Dall’altra parte, Roggero ha sostenuto di aver avuto timore che i rapinatori avessero rapito la moglie: “Una convinzione – scrivono i giudici – smentita obiettivamente dalla parte del filmato, antecedente all’uscita di Roggero dalla gioielleria, in cui si vede chiaramente che, dopo avere preso la pistola, si scontra con la moglie”.
Per tutte queste ragioni risulta impossibile applicare le norme sull’eccesso di legittima difesa, anche perché queste fanno riferimento all’uso di “un’arma legittimamente detenuta”, mentre Roggero usò un’arma che deteneva illegalmente, poiché gli era stato ritirato il porto d’armi a seguito di un’aggressione da lui compiuta nel 2005 nei confronti dei famigliari dell’allora fidanzato della figlia.
Un’altra affermazione molto in voga è quella secondo cui la pena emessa dalla Corte d’appello, e confermata dalla Cassazione, sarebbe “sproporzionata”. Qui la demagogia arriva a vette altissime. Il codice penale prevede che l’omicidio volontario sia punito con una pena non inferiore ai 21 anni. Roggero, ritenuto colpevole di duplice omicidio volontario e di un tentato omicidio, è stato condannato a 14 anni e 9 mesi, grazie all’applicazione delle attenuanti generiche e anche di quelle della provocazione. Insomma, i giudici non avrebbero potuto ridurre ulteriormente la pena.
L’ultima fake riguarda il risarcimento: non è vero che Roggero è stato condannato a risarcire i famigliari dei rapinatori con tre milioni di euro. Il tribunale ha rinviato a un processo in sede civile il compito di stabilire le somme precise da versare ai famigliari, ai quali per il momento è stata riconosciuta solo una provvisionale di 480 mila euro (da dividere tra 14 congiunti delle tre persone), oltre ai 300 mila già versati da Roggero in sede di udienza preliminare. I giudici hanno specificato di aver stabilito i risarcimenti facendo riferimento ai minimi previsti dalle norme. Nel 2024 nel conto corrente creato da Roggero per raccogliere fondi per la sua causa erano arrivate donazioni pari a quasi 500 mila euro. Cinquantamila euro erano poi stati dirottati su un conto tunisino, sequestrato dalla magistratura.