“Assolto dieci volte in dieci anni: vi racconto il mio calvario”. Parla Leopoldo Di Girolamo

L'ex sindaco di Terni ha dovuto affrontare dieci procedimenti tra penali, civili e contabili, uscendone sempre assolto. Tutto cominciò con l'"Operazione Spada" del 2016, che costò a Di Girolamo 21 giorni ai domiciliari. "In molti casi, incluso il mio, si mettono in moto alleanze perverse tra magistratura e media", dice

7 LUG 26
Immagine di “Assolto dieci volte in dieci anni: vi racconto il mio calvario”. Parla Leopoldo Di Girolamo

Leopoldo Di Girolamo (Ansa)

Ha subìto dieci processi in dieci anni, uscendone sempre assolto. E’, suo malgrado, un record quello ottenuto dall’ex senatore ed ex sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, esponente del Partito democratico. Il calvario di Di Girolamo cominciò il 17 novembre 2016, con l’avvio della cosiddetta “Operazione Spada”: alle otto del mattino, Palazzo Spada (sede del comune) venne invaso da decine di agenti della polizia giudiziaria, mandati sul campo per effettuare sequestri, con al seguito un elicottero che sorvolava la città e una fiumana di giornalisti. La procura di Terni si convinse di aver individuato un vasto sistema di corruzione e turbativa d’asta negli appalti del comune, in particolare nel settore della gestione del verde pubblico, della manutenzione dei cimiteri comunali e persino nella gestione della Cascata delle Marmore, meraviglia naturale della città di Terni. Nel maggio 2017 scattarono gli arresti domiciliari nei confronti dell’allora sindaco Di Girolamo (che rimase in arresto per 21 giorni) e dell’assessore ai Lavori pubblici Stefano Bucari.
In tutto furono 19 gli indagati tra amministratori e dirigenti comunali, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, turbativa d’asta, abuso d’ufficio. Di Girolamo e Bucari vennero ritenuti dai pm “i promotori e gli organizzatori del disegno criminoso”. L’allora sindaco fu costretto alle dimissioni. Nel 2020 tutti gli imputati sono stati assolti da ogni accusa. La procura non ha neanche impugnato la sentenza. Da quella vicenda, che ha interrotto la carriera politica di Di Girolamo, sono nati tanti rivoli giudiziari. L’ex sindaco ha dovuto affrontare dieci procedimenti tra penali, civili e contabili. Le ultime due sentenze di assoluzione sono state depositate nei giorni scorsi dalla terza e dalla prima sezione giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei conti di Roma. Il procedimento si è incentrato sulla dichiarazione di dissesto finanziario del comune di Terni: i giudici contabili hanno riconosciuto la natura stratificata nel tempo del debito comunale, risalente già alla fine degli anni Ottanta, e gli sforzi concretamente messi in campo per ridurlo dall’amministrazione guidata da Di Girolamo.
Peccato che siano trascorsi dieci anni, una vita. “A causa della vicenda, sono stato sbattuto sui mezzi di informazione e non è stato semplice rimanere saldi. Dopo le dimissioni ho ripreso pienamente il mio lavoro di medico di famiglia, che svolgo con passione – racconta Di Girolamo al Foglio –. Devo dire che una buona parte della città non ha creduto a tutte quelle accuse infamanti. Ho sentito la loro vicinanza e stima. Anche il partito locale mi è stato vicino, quindi non mi sono sentito solo. Una riflessione a parte va fatta sul trattamento mediatico”.
“In molti casi giudiziari, incluso il mio, si mettono in moto alleanze perverse tra magistratura e mezzi di informazione – prosegue Di Girolamo –. I giornalisti diffondono ‘veline’ ricevute dagli ambienti inquirenti e distorcono la realtà. Faccio un esempio che riguarda il mio caso. Durante le indagini vennero effettuate per quasi un anno intercettazioni telefoniche, intercettazioni ambientali e persino pedinamenti. In un caso, due dirigenti comunali vennero captati mentre uno diceva all’altro: ‘Poi dobbiamo discutere dell’affare della Cascata’. Questa frase fu interpretata dagli investigatori come l’indizio di qualcosa di illecito nella gestione della Cascata delle Marmore, ma i due si riferivano semplicemente al fatto che al comune stavamo lavorando affinché alle Cascate si potessero svolgere matrimoni. Intendevano riferirsi a una questione, non a un affare illegale. Eppure anche questa vicenda finì sui giornali e venne rappresentata come un esempio della gestione illecita degli appalti comunali. Tutte queste cose sono coltellate che non ti ammazzano, ma ti feriscono profondamente”, conclude Di Girolamo.