l'intervista
“Provo vergogna per lo show mediatico su Garlasco”, dice il pm Giuseppe Visone (Dda di Napoli)
Il magistrato antimafia napoletano: "La celebrazione di un processo parallelo sotto forma di talk show lede alla base i princìpi dello stato di diritto. Non soltanto la presunzione di innocenza degli indagati ma anche il rispetto delle vittime"

Ansa
“Di fronte al processo mediatico in scena attorno al caso Garlasco provo una profonda vergogna e una profonda tristezza. Siamo di fronte a fenomeni che contrastano con la civiltà giuridica e con la dignità delle persone”. Lo afferma, intervistato dal Foglio, Giuseppe Visone, pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Ormai da mesi il caso incentrato sull’uccisione di Chiara Poggi occupa le prime pagine dei quotidiani e la prima serata dei principali canali televisivi. Chiunque – giornalisti, opinionisti, avvocati, criminologi, ex magistrati, youtuber – si pronuncia sugli elementi che dimostrerebbero l’innocenza o la colpevolezza di Alberto Stasi (condannato in via definitiva per l’omicidio e al quale è stato concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali dopo dieci anni di carcere), e commenta gli sviluppi dell’indagine a carico di Andrea Sempio (mostrificato ancor prima di essere sottoposto a giudizio, proprio come avvenne nei confronti di Stasi). Uno dei punti più alti, o per meglio dire più bassi, del processo mediatico in Italia. Che fa inorridire il pm Giuseppe Visone: “La celebrazione, parallelamente alle indagini e ai procedimenti penali, di un processo sotto forma di talk show lede alla base i princìpi dello stato di diritto, non soltanto la presunzione di innocenza degli indagati ma anche il rispetto delle vittime. Non si tutelano le vittime rendendo mediatico il processo che le riguarda. Anzi, si rischia una vittimizzazione mediatica che amplifica il danno già ricevuto, moltiplica il dolore e le sofferenze”, dice Visone.
“Nel complesso – prosegue il pm napoletano – il processo mediatico va ad alterare il processo decisionale. Più aggraviamo l’interprete, in particolare il giudice, con il peso dell’impatto mediatico che la sua decisione può avere e più aumentiamo la sua preoccupazione, non facendo così un buon servizio alla giustizia”.
L’unica soluzione a questa deriva sembra essere il rispetto di tutti gli attori in campo delle regole deontologiche. “Assolutamente sì – afferma Visone –. Credo che ciascun ordine, nell’ambito delle proprie competenze, debba richiamare ai princìpi deontologici. Non riesco a intravedere regole imperative che possano in qualche modo limitare questo fenomeno. Credo che soltanto la professionalità e la deontologia possano rappresentare un argine a questa deriva”.
A proposito di processo mediatico, mercoledì il Consiglio superiore della magistratura ha adottato le nuove linee guida sulla comunicazione degli uffici giudiziari. La grande novità è costituita dall’obbligo per le procure, che abbiano diffuso una comunicazione durante le indagini preliminari, di adottare “successivi comunicati di aggiornamento in presenza di archiviazioni, revoche, annullamenti, proscioglimenti, secondo criteri di tempestività, visibilità e proporzionalità informativa rispetto alla comunicazione iniziale”. Ciò a tutela della reputazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali. “L’obiettivo della tutela della reputazione è sacrosanto e condivisibile”, dice Visone, che però rintraccia problemi a livello applicativo: “Da una parte non si comprende in quali casi le procure siano tenute a diffondere i comunicati di aggiornamento (ad esempio, l’attenuazione di una misura cautelare come va intesa?), dall’altra si corre il rischio che le procure già all’inizio adottino una comunicazione striminzita, quindi senza fornire ai giornalisti dettagli né generalità delle persone coinvolte, così da non essere obbligati poi a stare dietro a tutta l’evoluzione dei procedimenti. In questo modo, però, si dà di nuovo spazio a una diffusione delle notizie non propriamente regolamentata”.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]
