L’ipocrita guerra delle correnti di sinistra sulla Scuola superiore della magistratura

Lo scorso marzo, dopo tanti anni, le correnti di sinistra hanno perso la guida della Scuola, luogo di formazione e "indottrinamento" delle giovani toghe. Ora denunciano l'assenza di trasparenza dell'organo, contestando la mancata applicazione di una norma che dal 2012 non è mai stata rispettata

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Ansa

Dopo la pax referendaria, le correnti della magistratura tornano a farsi la guerra e lo fanno attorno alla Scuola superiore della magistratura (Ssm), cioè il luogo di formazione dei magistrati, soprattutto dei giovani che hanno appena superato il concorso. Un altro organo, come il Csm, da sempre terra di conquista delle correnti togate, tanto che per diversi magistrati svolgerebbe di fatto più un ruolo di “indottrinamento” dei nuovi magistrati. Ebbene, dopo aver dominato per anni la Scuola, lo scorso marzo le correnti di sinistra hanno perso la guida del direttivo dell’istituzione. Silvana Sciarra, ex presidente della Corte costituzionale (eletta in quota Pd), non è stata riconfermata alla guida della Ssm a metà del suo mandato, e si è così dimessa dal direttivo. Al suo posto è stato eletto Mauro Paladini, docente di Diritto privato all’Università di Milano-Bicocca, dalle posizioni conservatrici. In seguito a questo smacco, le correnti di sinistra hanno perso la testa. Così, improvvisamente, hanno cominciato a denunciare l’assenza di trasparenza nelle attività della Ssm.
Alcuni magistrati appartenenti alle correnti di sinistra (Area e Magistratura democratica) hanno persino lanciato una raccolta firme tra i colleghi per avanzare una richiesta di accesso ai verbali della Ssm. In particolare, si chiede “il rilascio di tutti i verbali che hanno riguardato la procedura di rinnovo della carica del presidente della Ssm” avvenuta a marzo.
Il regolamento di funzionamento del comitato direttivo della Scuola, adottato nel 2012, in effetti dispone: “I verbali, salvo che il Comitato disponga diversamente, sono pubblicati sul sito internet della Scuola”. I sottoscrittori dell’appello denunciano: “I verbali della Scuola non risultano pubblicati in violazione della delibera della Ssm del 30.10.2012, senza che siano chiare le relative ragioni”.
Non sfuggirà al lettore un piccolo particolare: la delibera risale al 2012 e in questi anni non è mai stata applicata, neanche quando a presiedere la Scuola erano i “buoni”, cioè coloro riconducibili o vicini al mondo della sinistra giudiziaria (Sciarra e, prima di lei, i presidenti Giorgio Lattanzi, Gaetano Silvestri, Valerio Onida).
Insomma, l’appello delle correnti di sinistra (a cui hanno già aderito oltre 200 magistrati) appare il trionfo dell’ipocrisia, anche perché è limitato – curiosamente – solo alla pubblicazione dei verbali di marzo relativi all’elezione di Paladini a presidente.
Non solo. Come risulta al Foglio, proprio Paladini, appena eletto presidente della Ssm, aveva già fatto ciò che tutti i suoi predecessori non avevano mai fatto: rivolgere una formale richiesta al Garante della privacy per chiedere come dare finalmente attuazione, nelle modalità corrette (cioè rispettose della tutela di dati sensibili non ostensibili), all’obbligo mai rispettato di pubblicare i verbali del comitato direttivo della Scuola. Tutti i verbali, non solo quelli di marzo.
La “denuncia” dei magistrati di sinistra, quindi, più che rispondere a esigenze reali, è soltanto un modo disperato per contestare la perdita dell’egemonia nella Scuola, attaccando la nomina di Paladini. La trasparenza non interessa a nessuno: la Scuola dei magistrati era rossa e doveva restare rossa. Così, le correnti (quelle che secondo l’Anm arricchirebbero il dibattito culturale nella magistratura) sono tornate a farsi la guerra.