Costa (FI): “Sul caso Rocchi solita gogna incivile. La Lega? Debole la politica che strumentalizza"

"I magistrati non hanno alcuna responsabilità. La responsabilità è di chi traduce un’accusa in accertamento definitivo. Chi cavalca un avviso di garanzia fa qualcosa che è contrario ai dettami della Costituzione", dice il capogruppo, che prepara il vertice di maggioranza con Nordio per rilanciare sulla giustizia. Il messaggio agli alleati

di
28 APR 26
Immagine di Costa (FI): “Sul caso Rocchi solita gogna incivile. La Lega? Debole la politica che strumentalizza"

Il capogruppo di Fi alla Camera Enrico Costa durante l'evento in occasione del 50esimo anniversario del Partito Popolare Europeo (PPE), ''50 Liberi, Forti, Popolari'', Roma, 24 aprile 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

Processo mediatico, ci risiamo? “E’ il solito schema. Basta un avviso di garanzia per chiedere e pretendere conseguenze irreversibili. Ma io non mi rassegno a questa scorciatoia che trasforma questo atto in una condanna mediatica anticipata. E’ incivile che un provvedimento a tutela dell’indagato rappresenti un macigno reputazionale, prima ancora che la difesa abbia detto una parola”. Il neo capogruppo di Forza Italia Enrico Costa, instancabile garantista, parla del caso Rocchi, il designatore arbitrale sotto indagine (insieme ad altri arbitri) che intanto si è autosospeso. “E il fatto che l’inchiesta riguardi uno sport popolare produce effetti mediatici ancora maggiori. I giornali, in cima ad ogni articolo dovrebbero ricordare ai lettori che ogni anno 400 mila persone vengono indagate e poi archiviate”. Costa si mantiene su un piano generale e si rivolge soprattutto a chi fa quell’informazione che amplifica e sentenzia, taglia e cuce provvedimenti che talvolta non potrebbero essere pubblicati. “Il punto è come i media siano indifferenti alla natura dell’avviso di garanzia. I magistrati svolgono il loro lavoro, e non hanno alcuna responsabilità. La responsabilità è di chi traduce un’accusa in accertamento definitivo. E’ una dinamica che purtroppo non riguarda solo l’inchiesta di questi giorni”. Se n’è avuto un altro assaggio con il procedimento sull’urbanistica a Milano. “Forse era ancora peggio. Perché ci sono state misure cautelari disposte e poi revocate dal riesame. Ma il danno di immagine ormai era fatto”. Costa cita quindi la direttiva europea 343 del 2016, recepita dall’ordinamento italiano, “che impegna le autorità pubbliche a non presentare l’indagato come colpevole. E poi c’è la Costituzione con il principio di non colpevolezza. Ma ormai in Italia il cuore del procedimento penale si è capovolto. Non è più il dibattimento, con la sentenza pronunciata da un giudice, ma l’indagine con l’accusa predisposta da un pm. Una mera contestazione è presa dai media per oro colato, quando sappiamo che molte di queste vengono poi smentite alla prova dei fatti”. Pensa siano necessarie ulteriori norme per arginare la gogna mediatica? “Servirebbe più cautela da parte della stampa, a tutela di chi è indagato ma anche dei cittadini che non necessariamente hanno le competenze giuridiche per comprendere la valenza degli atti di un procedimento penale. E bisognerebbe evitare di trasformare un mero atto di indagine in una sentenza”.
Anche la politica alle volte fa la sua parte, alimentando confusione e condanne preventive. E’ successo in questi giorni: ne ha parlato il M5s ma anche la Lega, citando l’inchiesta sugli arbitri, per rilanciare la sua battaglia per commissariare la Figc. “Chi strumentalizza un avviso di garanzia fa qualcosa che è contrario ai dettami della Costituzione. Politicamente ciascuno fa le scelte che ritiene, ma è una politica debole quella che si affida alla scorciatoia giudiziaria”.
Costa preferisce continuare a lavorare sui temi del garantismo. Con Stefania Craxi, ha scritto al ministro Nordio chiedendo un vertice di maggioranza per rilanciare sulla giustizia. “A partire dal tema della prescrizione, in Italia siamo ancora al fine processo mai. Sulla durata dei processi c’è da lavorare. Anche sulla riservatezza delle comunicazioni delle persone è giusto che ci sia un maggior contemperamento tra le esigenze di indagine e quelle dei cittadini”. Costa cita infine un’altra questione – “ma ce ne sarebbero molte altre” – su cui intende sollecitare governo e alleati. “Riportare la custodia cautelare nell’alveo dell’eccezionalità, perché significa mettere in carcere chi non è stato condannato. Al di là dell’esito del referendum ci sono temi che vanno affrontati e su cui può esserci una convergenza ampia”.