Il Quirinale scrive a Nordio sulla grazia a Minetti: verificare la fondatezza degli elementi

Il ministero della Giustizia avvia le verifiche richieste dal Colle per chiarire le circostanze relative al figlio dell'ex consigliera regionale della Lombardia, a cui è stata cancellata la condanna a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Gli esiti potrebbero arrivare nelle prossime 24 ore

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27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:13 PM
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Nicole Minetti. Foto Ansa

L'ufficio stampa del Quirinale comunica che la presidenza della Repubblica ha inviato la seguente lettera al ministero della Giustizia: "In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa". La lettera a via Arenula è stata mandata dal Quirinale dopo l'articolo pubblicato oggi dal Fatto Quotidiano dal quale emergerebbero circostanze, relative al figlio di Nicole Minetti, diverse da quelle rappresentate al presidente della Repubblica con la domanda di grazia.
In un comunicato stampa, il ministero della Giustizia "in relazione alla procedura di grazia che ha interessato la signora Nicole Minetti dà notizia che nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura" e spiega che "alla domanda dell’atto di clemenza proposta dall’interessata alla Presidenza della Repubblica ha fatto seguito l’istruttoria di rito, in esito alla quale il procuratore generale di Milano ha espresso parere favorevole. Ad esso ha fatto seguito – in assenza di elementi di connotazione negativa a carico della Minetti – analogo parere della competente Direzione del Ministero della giustizia, trasmesso alla Presidenza". Il ministero che fa capo a Carlo Nordio ha fatto sapere di aver quindi avviato le verifiche richieste e che si potrebbero avere i primi riscontri entro le prossime 24 ore. A quanto si apprende, gli uffici di via Arenula stanno effettuando gli opportuni accertamenti con la procura generale della Corte di Appello di Milano da cui è arrivato il parere favorevole, non vincolante. Parere firmato da sostituto Gaetano Brusa, già presidente del tribunale di Sorveglianza di Genova, che all'Ansa fa sapere: "La procedura riguardante la richiesta di grazia ci è arrivata dal ministero a fine 2025. Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali".
Fonti del Quirinale hanno precisato che "non è la presidenza della Repubblica a svolgere l'attività istruttoria sulle domande di grazia, non disponendo di autonomi strumenti di indagine per accertare la veridicità e la fondatezza dei fatti che motivano le diverse richieste". La decisione del presidente della Repubblica si fonda "sui documenti inviati e sulle valutazioni fatte dall'autorità giudiziaria e dal ministro della Giustizia. Il procuratore generale di Milano e via Arenula hanno motivato il loro parere favorevole alla grazia dal momento che l'affidamento in prova ai servizi sociali di Minetti "le avrebbe reso difficile la cura e l'assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a visite periodiche e a terapie specialistiche all'estero".
La grazia "umanitaria", che Minetti aveva ottenuto per via di un bambino dato per abbandonato, le aveva cancellato la condanna a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato che l'ex consigliera regionale della Lombardia avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali. Secondo il quotidiano, il bambino non era abbandonato, ma avrebbe avuto ancora entrambi i genitori "viventi e identificati", come risulta dagli atti del Tribunale di Maldonado, tanto che Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani avrebbero intentato una causa contro di loro per ottenere la “Separacion Definitiva y Pérdidade Patria Potestad”. La madre biologica dovrebbe trovarsi in Uruguay, però al momento risulta scomparsa. Ma anche l'avvocata che ha assistito i genitori non c'è più, è infatti morta carbonizzata insieme al marito, anche lui avvocato. Sempre secondo il quotidiano, emergerebbero dubbi proprio sulle cure mediche di cui il bimbo necessiterebbe e sugli accertamenti svolti per arrivare alle conclusioni che hanno portato il Colle a concedere la grazia.