"Incostituzionale il premio agli avvocati per i rimpatri", dice il presidente dei penalisti Petrelli

Per il presidente dell'Unione camere penali, dalla norma del decreto sicurezza "discende un condizionamento dell’indipendenza del difensore che determinerebbe una violazione del principio costituzionale di uguaglianza". Intanto il Quirinale esprime dubbi e aspetta una "soluzione"

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21 APR 26
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Francesco Petrelli (Ansa)

“Gli avvocati rivendicano una funzione al servizio dello stato di diritto, delle garanzie della difesa in ogni luogo, stato e grado della giurisdizione e all’interno di ogni procedimento autoritativo che possa vedere compromessa non solo la libertà ma anche la dignità della persona. In caso contrario, verrebbe a determinarsi una violazione del principio costituzionale di uguaglianza”. Lo dichiara al Foglio Francesco Petrelli, presidente dell’Unione camere penali italiane (Ucpi), riferendosi alla norma sul “premio” agli avvocati per i rimpatri volontari approvata al Senato. Una norma sulla quale anche il Quirinale ha fatto sapere di tenere “alta l’attenzione” e di aspettare “una soluzione”
La norma è stata inserita con un emendamento nel disegno di legge di conversione del decreto Sicurezza, approvato venerdì scorso al Senato. Il testo prevede un compenso di circa 600 euro per l’avvocato che offre consulenza legale e informazioni al migrante sull’adesione al programma di rimpatrio volontario assistito. Il benefit sarebbe corrisposto dal Consiglio nazionale forense, che però ha fatto sapere di non essere mai stato consultato sull’elaborazione del provvedimento e anche di non condividerne il contenuto. La norma è stata fortemente criticata anche dalle opposizioni e da giuristi. Ma il tempo corre: i termini per convertire in legge il decreto Sicurezza scadono il 25 aprile. Dopo l’approvazione al Senato, il testo è passato alla Camera.
Nel caso venisse modificato, dovrebbe ritornare al Senato per il via libera definitivo. Un percorso di difficile realizzazione, tant’è che ieri Enrico Costa, neocapogruppo di Forza Italia, ha annunciato che presenterà un ordine del giorno per intervenire sulla norma “nella fase attuativa”. Una soluzione che potrebbe non essere sufficiente. Il Quirinale ha infatti fatto capire che la promulgazione della legge non è affatto scontata. Il presidente Sergio Mattarella ha fatto filtrare dubbi sulla costituzionalità della norma e starebbe aspettando che dal Parlamento arrivi una soluzione. Quando il provvedimento arriverà sul suo tavolo deciderà se firmarlo, se rinviarlo alle Camere o se firmarlo con una lettera.
“Dall’emendamento discende un condizionamento della libertà e dell’indipendenza del difensore: è evidente che queste sarebbero potenzialmente intaccate dall’aspettativa di un premio che riguarderebbe l’accompagnamento dello straniero verso una certa scelta e anche l’effettiva esecuzione del provvedimento di espatrio volontario”, afferma Petrelli.
“Ovviamente – prosegue il presidente dei penalisti – comprendiamo che ci sono delle finalità che lo stato persegue nel coltivare le politiche della sicurezza e dell’immigrazione. Il problema, come sempre, è quello degli strumenti attraverso i quali questi fini legittimi possano e debbano essere raggiunti, perché scopo e funzione di uno stato di diritto sono proprio quelli di porre dei limiti a un’azione incondizionata dello stato nel perseguimento di politiche che implichino inevitabilmente un esercizio di autorità con conseguente compressione dei diritti fondamentali della persona e delle connesse garanzie di libertà”.
Petrelli ricorda che all’emendamento sul “premio” agli avvocati si aggiunge anche la disposizione, sempre contenuta nel decreto Sicurezza, che “abroga la norma che garantiva il patrocinio in modo automatico ai cittadini stranieri impegnati nei ricorsi contro i provvedimenti di espulsione. Lo straniero non potrà più accedere gratuitamente alla difesa tecnica senza una verifica preventiva delle proprie condizioni economiche, ma sappiamo già che questa richiesta di documentazione è sostanzialmente inesigibile da parte di soggetti che sono giunti nel nostro paese dopo traversie inimmaginabili, perdendo anche contatti con la madrepatria. Anche questa misura quindi incide in maniera pesantissima sull’effettività delle garanzie dei diritti di quelle persone”.
C’è chi, con intento critico nei vostri confronti, sostiene che sia improvvisamente finita la luna di miele tra governo e avvocati. “Sin dall’inizio abbiamo denunciato la contraddizione interna alla maggioranza in materia di giustizia”, replica Petrelli. Abbiamo assistito, da un lato, a iniziative volte ad aumentare le garanzie all’interno del processo, dall’altro a un proliferare di norme che sono contrarie alle nostre aspettative di un diritto penale liberale. Non a caso l’Ucpi non ha avuto alcuna difficoltà a operare una severissima censura nei confronti delle politiche securitarie e delle politiche carcerarie anche durante la campagna referendaria”, conclude Petrelli.