"Deluso e addolorato": la reazione di Pignatone alle accuse mosse in commissione Antimafia

A chi gli sta vicino, l'ex magistrato si è detto “stupito e amareggiato” per le accuse rivoltegli in Antimafia dal procuratore di Caltanissetta De Luca e ha criticato la mancata secretazione dell'audizione, che si è trasformata in una gogna mediatico-giudiziaria nei suoi confronti

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17 APR 26
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Giuseppe Pignatone (LaPresse)

“Profondamente deluso e addolorato”. Così si è definito l’ex procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, a chi gli sta vicino, dopo aver ascoltato la lunga audizione resa martedì dal procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, alla commissione Antimafia. Due ore e mezza in cui De Luca ha spiattellato urbi et orbi i dettagli dell’indagine appena conclusa dalla sua procura, e non ancora vagliata da alcun giudice, nei confronti di Pignatone e di Gioacchino Natoli (anche lui ex magistrato), accusati del reato – già prescritto – di favoreggiamento aggravato dall’aver aiutato Cosa nostra, con l’ipotesi di aver contribuito a insabbiare l’inchiesta mafia-appalti nei primi anni 90. Un’accusa bollata come “infamante” da Pignatone, in magistratura per 45 anni, che si è detto “stupito e amareggiato” dalle modalità con le quali si è svolta l’audizione di De Luca e anche dai suoi contenuti.
Il riferimento dell’ex capo della procura di Roma dal 2012 al 2019 è innanzitutto alla decisione della presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo, di non secretare l’audizione del procuratore di Caltanissetta, chiamato a riferire sui dettagli dell’indagine condotta sulla gestione del fascicolo mafia-appalti. Dettagli non ancora sottoposti ad alcuna valutazione giudiziaria. L’audizione si è così trasformata in una sorta di requisitoria anticipata, con Pignatone e Natoli esplicitamente accusati di aver svolto “indagini solo apparenti”. “Nel procedimento mafia-appalti, le indagini non vennero fatte, e parlo in particolare del mafioso Antonino Buscemi e delle sue cointeressenze con il gruppo Ferruzzi”, ha dichiarato De Luca nella sua audizione a Palazzo San Macuto. “Buscemi e quel gruppo imprenditoriale hanno goduto di impunità totale. Una situazione che verrà recuperata solo nel 1997”, ha aggiunto, attribuendo a Pignatone “un gravissimo errore procedurale” che “in buona parte ha vanificato tutto il risultato”.
“Siamo di fronte ad abusi e malefatte”, si è poi spinto ad affermare De Luca, riferendosi agli “otto provvedimenti di smagnetizzazione delle bobine delle intercettazioni fatti dall’allora sostituto Pignatone”. Nell’audizione precedente dello scorso dicembre, il procuratore di Caltanissetta aveva detto che non era opportuno che Pignatone si occupasse dell’indagine, dal momento che la sua famiglia aveva acquistato in Via Turr, a Palermo, 26 appartamenti. Uno di questi appartamenti, aveva proseguito De Luca, fu comprato dalla moglie di Pignatone “in una compravendita con la società immobiliare Raffaello che aveva Francesco Bonura tra i soci e il cognato di quest'ultimo, Salvatore Buscemi”, entrambi mafiosi.
Accuse pesantissime nei confronti di Pignatone, che nel corso della sua carriera ha condotto importanti indagini contro la criminalità organizzata. Accuse diffuse pubblicamente (e riprese con puntualità dagli organi di informazione) senza la possibilità che il diretto interessato potesse difendersi. Insomma, uno sputtanamento in piena regola ai danni di Pignatone.
L’illustrazione delle risultanze investigative da parte di De Luca non è stata priva di contraddizioni. Il procuratore nisseno ha sostenuto che l’indagine mafia-appalti costituisca una “sicura concausa della strage di Via D’Amelio e forse in misura leggermente minore di quella di Capaci”, senza però fornire argomentazioni a supporto di questa conclusione. “Oltre a mafia e appalti non escludiamo altre concause”, ha poi aggiunto De Luca, rendendo il quadro più confuso di quanto possa sembrare dall’approccio risoluto mostrato durante tutta l’audizione.
Il fatto che il reato contestato a Pignatone e a Natoli sia intanto caduto in prescrizione avrebbe dovuto indurre a maggior ragione la presidente Colosimo a secretare l’audizione, poiché non è detto che i due magistrati indagati avranno la possibilità di dimostrare in sede giudiziaria la loro estraneità dai fatti nel merito delle accuse. Inoltre diversi magistrati, tra cui alcuni della Cassazione, esprimono al Foglio forti dubbi che una procura possa avviare un’indagine per un reato sicuramente prescritto, come quello contestato a Pignatone e Natoli.
Ieri in un comunicato Natoli, ex membro del pool antimafia di Palermo, ha detto di aver “ascoltato con sgomento le ultime esternazioni del procuratore De Luca”, aggiungendo di essere “perfettamente in grado di dimostrare la mia totale estraneità alle infamanti accuse che mi vengono pubblicamente rivolte, senza possibilità di contraddittorio”. Pignatone, invece, continua a preferire la strada del silenzio.