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Le forzature del Tribunale dei ministri contro Bartolozzi sul caso Almasri
La Camera ricorre alla Consulta per l’indagine contro l’ex capo di gabinetto di Nordio. Pittalis (FI): “Sono gli stessi giudici a prospettare una connessione sostanziale e teleologica tra i fatti addebitati al ministro e le condotte di Bartolozzi"
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15 APR 26

Giusi Bartolozzi (Ansa)
“Connessione sostanziale e teleologica” tra i fatti addebitati al ministro Carlo Nordio e la condotta dell’ormai ex capo di gabinetto Giusi Bartolozzi sul caso Almasri. Per questa ragione l’Aula della Camera ha approvato ieri, con 47 voti di differenza, la proposta di sollevare un conflitto di attribuzione di fronte alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale dei ministri e della procura di Roma in relazione all’apertura dell’indagine nei confronti di Bartolozzi per false informazioni per la gestione della vicenda Almasri. Il generale libico, accusato di torture e stupri dalla Corte penale internazionale, venne arrestato in Italia il 19 gennaio 2025 e poi scarcerato, per poi essere rimpatriato due giorni dopo con un aereo dei servizi. Bartolozzi è l’unica protagonista del caso Almasri a essere stata esclusa dalla procedura di autorizzazione a procedere che ha coinvolto il Guardasigilli, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano (per i quali il Parlamento ha negato l’autorizzazione). Nei confronti di Bartolozzi, invece, la magistratura ha avviato un’indagine ad hoc, ritenendo “inattendibile e mendace” la versione fornita dall’ex capo di gabinetto al Tribunale dei ministri, soprattutto attorno alla questione della mancata sottoposizione a Nordio della bozza di provvedimento che avrebbe consentito di evitare la scarcerazione e poi il rimpatrio di Almasri.
Per i giudici del Tribunale, e per la procura di Roma che poi ha formalmente aperto il fascicolo di indagine, si tratta di un reato autonomo rispetto a quelli contestati a vario titolo agli esponenti del governo, cioè favoreggiamento, peculato e omissione di atti d’ufficio. Ciò ha indotto il Tribunale dei ministri ad avanzare richiesta di autorizzazione a procedere al Parlamento solo nei confronti degli esponenti governativi, ma non verso Bartolozzi. Una linea criticata dalla maggioranza, secondo cui il Tribunale avrebbe dovuto includere l’ex capo di gabinetto, come avvenuto in passato in occasione di altre vicende che hanno coinvolto, oltre a ministri, anche figure non governative.
“Riteniamo che la posizione di Bartolozzi dovesse essere inclusa nell’ambito delle richieste di autorizzazioni a procedere che hanno riguardato i ministri Nordio, Piantedosi e il sottosegretario Mantovano. Questo non è accaduto, riteniamo in maniera errata”, ha affermato in Aula Dario Iaia, deputato di Fratelli d’Italia. “Attenendosi alla stessa prospettazione formulata dal pubblico ministero e dal Tribunale dei ministri di Roma, emerge una connessione sostanziale e teleologica tra i fatti ascritti al ministro Nordio e la condotta del capo di gabinetto”, ha sottolineato Pietro Pittalis (Forza Italia).
“Il Tribunale dei ministri ha riconosciuto che la dottoressa Bartolozzi ha partecipato alle riunioni del 19 e del 21 gennaio 2025, ha coordinato l’azione degli uffici e ha agito come esecutrice delle direttive politiche del ministro Nordio. E allora, o si conosce il diritto – e quando si cita l’articolo 12 del codice di procedura penale lo si fa con cognizione – oppure sarebbe meglio evitare affermazioni improprie”, ha aggiunto rispondendo agli esponenti dell’opposizione, che avevano parlato di “vergogna” e “indecente violazione del diritto”. “In base all'articolo 12, comma 1, lettera c, del codice di procedura penale, è evidente che sussiste una connessione quando un reato è commesso per eseguirne o per occultarne un altro – ha spiegato Pittalis –. Nel caso di specie, le dichiarazioni della dottoressa Bartolozzi, che il Tribunale qualifica come mendaci, risultano riferite ai medesimi fatti oggetto delle contestazioni mosse al ministro Nordio per i reati di rifiuto di atti d’ufficio e favoreggiamento personale, entrambi di natura funzionale. Seguendo dunque il ragionamento del Tribunale – dal quale non mi discosto – la condotta attribuita al capo di gabinetto appare teleologicamente orientata alla tutela e all’occultamento di un reato ministeriale, integrando così pienamente la previsione della norma richiamata”.
La parola sulla vicenda Bartolozzi spetterà quindi ora alla Corte costituzionale. Nel frattempo l’ex capo di gabinetto vedrà sospeso il procedimento penale a suo carico (con prima udienza fissata al 17 settembre) e nelle prossime settimane rientrerà in ruolo in magistratura. Lunedì, infatti, la Terza commissione del Csm ha deliberato il ricollocamento in ruolo di Bartolozzi nella stessa posizione presso la Corte d’appello di Roma che ricopriva precedentemente. Il via libera definitivo del plenum del Csm arriverà con probabilità nella seduta del 22 aprile.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]