Smartphone, prescrizione e poco altro. Cosa resta dell’agenda Nordio

Le grandi riforme garantiste annunciate dal ministro della Giustizia prima della sconfitta referendaria sono destinate a non vedere luce. Il centrodestra punterà ad approvare i provvedimenti già incardinati in Parlamento e non invisi all'Anm

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14 APR 26
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Ansa

Legge sul sequestro degli smartphone, prescrizione e criteri di priorità dell’azione penale. Sono le uniche tre riforme che, a fatica, il centrodestra punterà a realizzare prima della fine della legislatura in materia di giustizia. Tutti gli altri interventi annunciati dal ministro Carlo Nordio nei mesi precedenti alla sconfitta referendaria sono destinati a non vedere luce: restrizioni sull’uso del trojan, le riforme del codice di procedura penale, la responsabilità civile dei magistrati, la revisione dell’istituto dell’avviso di garanzia, la riforma elettorale del Csm, l’istituzione del gip collegiale (destinata a essere rinviata almeno di un anno). Insomma, tutte le riforme che non sono in qualche modo già incardinate in Parlamento, e soprattutto che hanno un’alta carica divisiva (tradotto: sono avversate dall’Associazione nazionale magistrati), saranno abbandonate. E’ questo lo scenario che emerge dalle parole di numerosi parlamentari della maggioranza interpellati dal Foglio. Una consapevolezza che sa di resa.
Il contesto vede il ministro Nordio ancora frastornato dalla sconfitta al referendum. A tre settimane dal voto, il Guardasigilli non ha ancora tenuto un vertice con i responsabili giustizia dei partiti di maggioranza per definire il programma sulla giustizia da portare avanti fino alle elezioni politiche. L’incertezza regna sovrana e non sorprende, se si considera che il ministro della Giustizia, subito dopo il flop referendario, aveva offerto le proprie dimissioni alla premier Meloni (che le ha respinte). A cadere è stata la testa della sua capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi: un punto di riferimento per il ministro nella gestione quotidiana di tutte le questioni politiche. Persa Bartolozzi, Nordio si è riscoperto un intellettuale prestato alla politica. Più voci interne alla maggioranza auspicano che il ministro della Giustizia si risollevi il prima possibile, individuando quanto meno un pacchetto minimo di riforme su cui concentrare gli impegni nei prossimi mesi.
E’ opinione diffusa nella maggioranza che gli unici provvedimenti che hanno speranza di essere approvati sono quelli che hanno già un iter parlamentare avviato e magari hanno anche ricevuto aperture da pezzi dell’opposizione. L’esigenza di colmare il vuoto normativo sul sequestro degli smartphone, ad esempio, non è avvertita solo dalla maggioranza: nell’aprile 2024 il Senato ha approvato il disegno di legge Zanettin-Bongiorno, con l’astensione del Pd e il voto contrario del M5s. Da allora il provvedimento è fermo alla Camera.
Giace invece al Senato, dopo l’approvazione alla Camera nel gennaio 2024, la riforma che punta a rimettere ordine alla materia della prescrizione, che oggi ha un carattere schizofrenico (a causa della riforma Bonafede del 2019 e della parziale correzione attuata da Cartabia nel 2021).
Sempre dal 2021 attende di essere attuata la legge (votata anche da Pd e M5s) che attribuisce al Parlamento il compito di indicare i “criteri generali” ai quali devono ispirarsi le procure per stilare a loro volta l’elenco dei criteri di priorità dell’azione penale.