L’interpretazione della Corte costituzionale boccia una norma concorsuale della Sicilia

La norma sembrava voler escludere i medici e gli operatori sanitari obiettori di coscienza dai concorsi per le aree funzionali all’Interruzione volontaria della gravidanza. Ma, secondo la Consulta, è possibile e doverosa una interpretazione restrittiva “orientata alla conformità alla Costituzione”. Di conseguenza sono esclusi i concorsi riservati

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28 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 10:28 AM
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I giudici della Corte Costituzionale a Palazzo della Consulta durante l'udienza pubblica, Roma, 24 Febbraio 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI

La Corte costituzionale ha dato un’interpretazione autentica di una norma della Regione Siciliana che, seppure in modo confuso, sembrava voler escludere i medici e gli operatori sanitari obiettori di coscienza dai concorsi per le aree funzionali all’Interruzione volontaria della gravidanza. L’Avvocatura dello stato aveva ravvisato in quella norma concorsuale una discriminazione inaccettabile, contraria alla legge e più in generale ai principi costituzionali. La Consulta ha precisato che, se interpretata in modo estensivo, “la norma regionale renderebbe una convinzione morale, tradotta nell’essere obiettore di coscienza, un requisito escludente la partecipazione a un concorso pubblico rivolto a reclutare personale”. Pertanto è possibile e doverosa una interpretazione restrittiva “orientata alla conformità alla Costituzione”.
In conseguenza di questi principi, riaffermati con fermezza, sono esclusi i concorsi riservati e si deve agire per rendere efficienti le aree funzionali all’aborto volontario esclusivamente attraverso strumenti organizzativi, a partire dalla mobilità del personale e al ricorso ad altre strutture. In effetti anche la Regione Siciliana, nella sua costituzione di fronte alla Consulta, aveva dato un’interpretazione restrittiva delle norme contestate che ora, dopo la sentenza, è resa obbligatoria. Sulle tematiche di ordine etico la Consulta ha sempre mostrato, e conferma ora, un atteggiamento equilibrato volto soprattutto al riconoscimento dei diritti, evitando che essi vengano compressi per rispondere a esigenze organizzative, pur esistenti, ma che debbono e possono essere affrontate in modo da non ledere i diritti individuali. Poiché il problema del personale per la Igv non esiste solo in Sicilia, la sentenza interpretativa della Consulta ha un effetto generale, richiede alle strutture sanitarie di prevedere meccanismi che permettano agli obiettori di mantenere le loro convinzioni senza subire discriminazioni e alle strutture sanitarie di realizzare gli aborti volontari secondo la legge.