Il bluff di Grilli
L’ esultanza per il bluff del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, riguardo alla timida decisione sul rimborso dei crediti alle imprese, mediante emissione di titoli del debito pubblico, è del tutto ingiustificata. Ha “deluso” perfino il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che fino a mercoledì era tra i più fiduciosi. Grilli, disattendendo le promesse, non ha fatto alcun decreto attuativo. Emettere debito rappresenta una decisione estranea al mandato di mera gestione della ordinaria amministrazione che Grilli ha come ministro di un governo dell’ormai precedente legislatura. Così il dossier passerà al suo successore, che dovrebbe includere tale provvedimento nel disegno di legge riguardante le norme estive (preambolo alla legge di stabilità per il 2014-2016).

L’ esultanza per il bluff del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, riguardo alla timida decisione sul rimborso dei crediti alle imprese, mediante emissione di titoli del debito pubblico, è del tutto ingiustificata. Ha “deluso” perfino il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che fino a mercoledì era tra i più fiduciosi. Grilli, disattendendo le promesse, non ha fatto alcun decreto attuativo. Emettere debito rappresenta una decisione estranea al mandato di mera gestione della ordinaria amministrazione che Grilli ha come ministro di un governo dell’ormai precedente legislatura. Così il dossier passerà al suo successore, che dovrebbe includere tale provvedimento nel disegno di legge riguardante le norme estive (preambolo alla legge di stabilità per il 2014-2016).
Tuttavia l’idea di consentire agli enti locali e alle regioni di tornare a indebitarsi sul mercato, sarebbe un colossale errore. In primis ciò sarebbe quasi impossibile per governi minori troppo indebitati – alcuni hanno perso il rating per andare sul mercato –, salvo che ottengano una garanzia statale straordinaria. E poi perché questo genererebbe un aumento del volume del debito pubblico circolante sul mercato, facente capo direttamente o indirettamente allo stato. Costituirebbe inoltre un pessimo precedente perché premierebbe il lassismo sui conti che già ha contraddistinto i governi periferici.
Tuttavia l’idea di consentire agli enti locali e alle regioni di tornare a indebitarsi sul mercato, sarebbe un colossale errore. In primis ciò sarebbe quasi impossibile per governi minori troppo indebitati – alcuni hanno perso il rating per andare sul mercato –, salvo che ottengano una garanzia statale straordinaria. E poi perché questo genererebbe un aumento del volume del debito pubblico circolante sul mercato, facente capo direttamente o indirettamente allo stato. Costituirebbe inoltre un pessimo precedente perché premierebbe il lassismo sui conti che già ha contraddistinto i governi periferici.
La sede naturale per il finanziamento di questi crediti è piuttosto la Cassa depositi e prestiti (Cdp), che ha la funzione di sostenere la finanza locale, di cui fa parte anche il settore della Sanità che è quello con la maggiore massa di debiti pregressi con le imprese fornitrici (30-35 miliardi su 71 totali). Se il finanziamento in questione fosse fatto dalla Cdp, mediante mutui, ciò comporterebbe l’obbligo per gli enti locali di pagare le rate di ammortamento annuo e di dare garanzie, a carico dei propri beni o in base alle entrate previste, esonerando lo stato dal fornire le proprie e non sarebbe un debito circolante sul mercato. Ma soprattutto se il finanziamento fosse fatto con sconto dei crediti delle imprese presso la Cdp, non aggraverebbe il rapporto debito/pil e gli enti locali sarebbero scoraggiati dal tornare a sprecare.