Nicola Gratteri (foto LaPresse)

editoriali

Vietato criticare Gratteri

Redazione

Punito un pm che ha contestato Gratteri. Due pesi e due  misure del Csm

La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha sanzionato l’ex procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini, disponendo il suo trasferimento d’ufficio a Torino con funzioni di sostituto pg e la perdita di anzianità di tre mesi. La colpa del magistrato è quella di aver mosso alcune critiche, nel corso di un’intervista televisiva, nei confronti del capo della procura di Catanzaro Nicola Gratteri, all’indomani della maxi operazione contro la ‘ndrangheta “Rinascita-Scott” nel dicembre 2019. Interpellato sulla maxi inchiesta di Gratteri, Lupacchini pose l’attenzione sul mancato coordinamento da parte della procura di Catanzaro: “Sebbene possa sembrare paradossale, non so nulla di più di quanto pubblicato dalla stampa, in quanto c’è la buona abitudine da parte della procura distrettuale di Catanzaro saltare di tutte le regole di coordinamento e collegamento con la procura generale”.

L’allora pg di Catanzaro fece inoltre riferimento all’“evanescenza di molte operazioni” condotte in passato sempre da Gratteri. Tanto bastò al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e al pg della Cassazione, Giovanni Salvi, per chiedere l’avvio di un’azione disciplinare a carico di Lupacchini e il suo trasferimento d’ufficio, disposto dal Csm in via cautelare già nel gennaio 2020. La critica in diretta televisiva di Lupacchini nei confronti del dirigente di un altro ufficio giudiziario fu certamente fuori luogo. Sorprende, tuttavia, il modo con cui il Csm ha voluto risolvere la vicenda, da un lato ignorando nel merito le storture denunciate da Lupacchini (come l’abitudine di Gratteri di non informare la procura generale sulle proprie indagini, come richiesto dalla legge per il necessario coordinamento), dall’altro punendo con particolare severità il magistrato in virtù di una semplice intervista. Il colmo, se si considera che i dettagli dell’inchiesta vennero comunicati da Gratteri in una conferenza stampa show, in diretta televisiva nazionale, con gli indagati rappresentati come dei colpevoli già accertati.

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