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Fazio Fabbrini e l'utopia di una città senza traffico

L'ex sindaco di Siena è morto oggi a 92 anni. Nel 1965 aveva provato a chiudere il centro storico alle automobili. Il suo progetto fu studiato e applicato in Olanda 

10 Dicembre 2018 alle 17:11

Fazio Fabbrini e l'utopia di una città senza traffico

Foto tratta da Wikipedia

"Una battaglia di buon senso". L'aveva definita semplicemente così, perché era "l'unica cosa da fare, l'unica cosa intelligente da fare". Per Fazio Fabbrini chiudere il centro storico di Siena ai mezzi a motore era semplicemente una "battaglia di buon senso: non si può e non si deve rovinare una città con scatole di latta, non si può e non si deve mettere a rischio la sicurezza e il benessere di tutti per i capricci di qualcuno". Era il maggio del 1965 e Fabbrini guidava la città toscana da pochi mesi (ra stato eletto nel gennaio di quell'anno) quando presentò l'ordinanza di chiusura al traffico del centro storico.

 


Piazza del Campo a Siena prima della chiusura del centro storico al traffico


 

Era l'Italia del boom, degli italiani che si muovevano in massa in automobile, della scoperta del benessere. Per lui il benessere però non era "andare ovunque in macchina", era, più semplicemente, "evitare che le macchine potessero occupare e rovinare il più grande tesoro dei senesi: Siena". Il 6 luglio la firmò, l'11 luglio entrò in vigore la creazione di una Zona Blu che vietava il traffico nel nucleo centrale del centro storico (circa un terzo della città antica) ventiquattro ore su ventiquattro, salvo alcune eccezioni: bus, taxi, ambulanze e i veicoli per lo scarico e carico merci che potevano muoversi per qualche ora la mattina.

 

Fu la rivolta.

 

I negozianti iniziarono una lunga serrata dei loro esercizi commerciali, organizzarono picchetti di protesta, con le automobili accerchiarono il Comune e per ore suonarono il clacson. L'associazioni degli Industriali, degli Albergatori, l’Ordine dei Medici e l’ACI fecero un esposto al ministro dei Lavori Pubblici. Il Pci minacciò il sindaco di espellerlo dal partito, i socialisti minacciarono di lasciare la maggioranza e votarono una mozione della Democrazia Cristiana che voleva ripristinare il traffico cittadino. Nel 1966 fu costretto a dimettersi. Lasciò dicendo che "la chiusura del centro cittadino al traffico è la cosa più giusta che ho fatto. La storia mi darà ragione". Lo derisero. Aveva ragione.

 

L'ordinanza non fu mai abolita nonostante alle macchine fu permesso di nuovo di entrare nel centro. E così quando nel 1971 i cittadini iniziarono a protestare per l'impossibilità di muoversi in città e il numero di turisti calò vertiginosamente, il sindaco Barzanti nel 1972 richiuse il centro al traffico e, anzi, allargò l’area pedonale.

 

Pochi anni dopo a Siena si presentò il sindaco di Amsterdam Ivo Samkalden con lo scopo di studiare "un modello virtuoso di gestione della mobilità cittadina". All'epoca la capitale olandese era alle prese con le proteste dell'associazione Stop de Kindermoord che protestava per avere più sicurezza nelle strade. La giunta Samkalden nel 1976 presentò il primo piano di riforma del traffico cittadino sottolineando come "Siena fosse l'avanguardia europea sulla gestione del traffico, un sistema efficace per il benessere dei cittadini". Era la battaglia di Fazio Fabbrini. L'ex sindaco è morto oggi a 92 anni. In molti, anche se non lo sanno, gli devono qualcosa.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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