Lento è meglio, soprattutto in bicicletta. Anche per Gibì Baronchelli

Giovanni Battistuzzi

Quando scattava Gibì, quando la salita la affrontava Gibì, quando il gruppo inseguiva Gibì. Erano maledizioni, almeno dagli avversari, erano applausi, almeno dagli spettatori, era fatica e tanta, almeno o meglio soprattutto per i gregari. Gibì era per tutti, Tista per gli amici, Giambattista Baronchelli per l’anagrafe e gli albi d’oro.

 

Quando Gibì scattava gli altri erano dietro a inseguire, quando se ne andava in salita non sempre vinceva, molte volte sì, anche se quasi mai, anzi mai, andava a finire che alla fine di una corsa a tappe Gibì Baronchelli si trovava davanti a tutti. Gibì Baronchelli era un vincente che veniva sconfitto, uno che a volte era imprendibile e che ogni tanto si perdeva, si smarriva, finiva dietro, uno che poteva battere anche Eddy Merckx o buttare via tutto. Gibì Baronchelli era uno che faceva vita di testa, che correva veloce per staccare tutti, ma che ha capito che correre veloce è un errore di gioventù, che mica vale la pena sfiancarsi, che la bici è bella anche presa piano, una pedalata alla volta. Perché c’è sempre tempo per cambiare idea, sempre tempo per fregarsene di quello che si è fatto per una carriera, a volte una vita, e ridarsi un tono, una dimensione.

 

Quando Gibì scattava, era un errore di gioventù, quando Gibì volava in salita, pure, lo stesso. Ora a 65 anni e una forma fisica ancora notevole Baronchelli ha capito che lento è bello, lento è meglio, lento è lo stesso. Stessi pedali, stessa bicicletta, stesso sport, il ciclismo, solo che meno affanno, meno fatica, uguale soddisfazione. Lento che più lento non si può, almeno a Ferrara dal 26 al 28 ottobre, almeno per il Festival del ciclista lento (organizzato da Slow Travel con Ascom Ferrara, Visit Ferrara e il patrocinio di Fiab), seconda edizione, stesso spirito: beati gli ultimi che la vita sanno goder. Almeno per Guido Foddis, ciclista fuori misura e fuori dai canoni, sia ciclistici che espressivi, artista a tutto campo, repubblicano delle biciclette – ma non diteglielo, almeno non repubblicano –, esteta della pedalata più lenta del mondo, del record dell’ora alla rovescia, del gran gala del ciclista lento. Perché lento va bene, perché più coppe, di maiale, e meno coppe, intese come allori, vuol dire stare meglio, passarsela meglio, pedalare comunque, ma senza imbruttissi alla ricerca di un successo. Anche perché succede sempre che uno vince e gli altri no, che sorride uno e gli altri no e la bici diventa un po’ meno gioia (ma solo un po’ meno).

 



 

Ottobre è lontano, Argenta, provincia di Ferrara al confine con quella di Ravenna, molto più vicina. Perché ad Argenta il 6 e il 10 settembre c’è la Fiera di Argenta e tra le tante attività c’è molta bici e anche un po’ di ciclismo. C’è Marco Pastonesi, giovedì 6 settembre ore 18,30 con i suoi due ultimi libri, “Nibali, la quinta tappa” (Rizzoli) e “Spingi me sennò bestemmio” (Ediciclo); ci sono Gianbattista Baronchelli e Guido Foddis con i loro libri (rispettivamente “Dodici secondi” (Lyasis edizioni) e “Il Giro d’Italia a sbafo” (Ediciclo) in un’anteprima di quello che sarà Ferrara un mese e mezzo dopo.

  


Guido Foddis con Eddy Merckx, foto tratta dalla pagina Facebook della Repubblica delle biciclette


 

Ma dato che la bicicletta è racconto, doveroso, e pure pratica, o almeno così dovrebbe, sabato 8 settembre c’è la FAR Gravel, ossia un “perdersi all’ora del tramonto tra cielo e acqua delle valli di Argenta e Comacchio, inseguire il volo dei fenicotteri rosa, prendere un traghetto per passare di là dal fiume, fermarsi per assaporare l’aspro gusto dei vini delle sabbie”, ossia tre percorsi – 50, 100, 150 chilometri – per tra Argenta Comacchio e dintorni tra paludi, fiumi e strade bianche per godersi un territorio come pochi ce ne sono, che se ne frega delle montagne e delle salite per starsene tranquillo a godersi la bellezza di certe pianure. Con lentezza, ovviamente.

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