Pöstlberger è una follia andata male, Viviani una sentenza

Giovanni Battistuzzi

Quella volta che al Giro d’Italia aveva vinto la tappa e indossato la maglia rosa, Lukas Pöstlberger aveva prima gridato tutta la sua felicità, poi aveva sorriso, scosso la testa, infine, quasi ridendo, aveva detto “ho vinto per caso”. Perché per caso aveva vinto davvero. Si era trovato davanti per menare in favore di Sam Bennett, poi qualcuno aveva fatto il buco e lui per non sbagliare non aveva rallentato.

 

 

Cronache di due anni fa, della prima tappa del Giro del centenario. Tanta roba. Allora l’austriaco non lo conosceva quasi nessuno. Hanno imparato il suo nome, hanno conosciuto la sua tenacia, l’incapacità di darsi per vinto. Lui in questi due anni ha lavorato molto per molti, ogni tanto si è preso la libertà di sognare.

 

 

Oggi verso Alhaurín de la Torre si è preso un giorno per se stesso, ha deciso che tentare l’impossibile non è una sciocchezza, ha provato a scompaginare quello che doveva essere certo, l’arrivo allo sprint, si è dannato a menare più di quanto menava il gruppone. Ha fatto dannare tutti mentre lui stesso si dannava a scompaginare piani ben preparati da altri. Per un momento c’ha pure creduto, poi a cinque chilometri dall’arrivo ha capito che non c’era più niente da fare, che l’estro di uno poco può contro il volere di molti. Ha sbuffato, ha salutato, è rientrato nei ranghi. Ha lasciato spazio ai velocisti, allo sprint potente di Elia Viviani. Si è preso in ogni caso tutti gli applausi.

  

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