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Giovanni Reale e la filosofia,
un’avventurosa storia d’amore

Bompiani manda in libreria “La storia della filosofia greca e romana” in un unico volume nella collana del “Pensiero Occidentale”. È il grande insegnamento di una grande opera di un grande maestro di una grande disciplina. E non vi è neppure una puntina di enfasi. Leggere per credere. E per rimpiangere…

Davide D'Alessandro

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filosofeggiodunquesono@gmail.com

26 Novembre 2018 alle 08:13

Giovanni Reale e la filosofia,un’avventurosa storia d’amore

Giovanni Reale

Quando è venuto a mancare Giovanni Reale, quattro anni fa, non hanno pianto soltanto i familiari e il mondo accademico, composto da docenti e studenti, ma ha pianto soprattutto la filosofia, poiché il contributo, di immensa rilevanza, che le fornì il maestro pavese non è stato al momento eguagliato. Chi non ha ancora avuto modo di apprezzarlo e conoscerlo appieno ha la possibilità di recarsi in libreria e acquistare Storia della filosofia greca e romana, edita da Bompiani, a cura di Vincenzo Cicero, con una premessa di Maria Bettetini. Ha scritto Donatella Di Cesare: «Giovanni Reale ha svolto in Italia un ruolo decisivo a difesa della filosofia classica. Ne è testimonianza il volume Storia della filosofia greca e romana che raccoglie gli studi del grande antichista in un percorso suggestivo che va dai primi frammenti, risalenti almeno al VI secolo a.C., fino al decreto con cui l’imperatore bizantino Giustiniano chiuse nel 529 d.C. tutte le scuole dell’Impero guidate dai pagani. Oltre mille anni di storia della filosofia narrati con perizia, sapienza, semplicità. Reale ha lavorato a quest’opera per quattro decenni, intendendola quasi come un commento e un supporto alla fortunata collana del “Pensiero occidentale”, dove sono usciti in edizione italiana, con testo a fronte, numerosissimi classici».

Quattro decenni! A dimostrazione che le opere, le storie e i percorsi filosofici degni di lasciare il segno, non si costruiscono nel volgere di un mattino, bensì mattino dopo mattino con la consapevolezza che la missione va condotta fino in fondo. La collana alla quale fa riferimento Di Cesare è un incanto. Quando si parla e si scrive dell’editoria italiana, spesso a sproposito, bisognerebbe avere occhio di riguardo e di citazione per i gioielli di casa nostra, non sempre presenti altrove, in paesi dove magari è eccessivo il rumore ma sopravvalutata la qualità della musica. «È una avventurosa storia d’amore» scrive Bettetini e aggiunge: «Questa non è una storia della filosofia, è piuttosto il resoconto di un’avventura, il diario di una ricerca. Senza nulla togliere all’attenzione filologica e ai rimandi bibliografici, chi leggesse le pagine che seguono come si affronta un arido manuale perderebbe molto. Giovanni Reale infatti, nell’opera per cui è più conosciuto nel mondo non solo accademico, ha lasciato traccia dei suoi studi, certo, ma anche della sua stessa vita».

Era innamorato della filosofia, Giovanni Reale. Una passione autentica che lo portò a indagare il passato per leggere il presente, a guardare i testi antichi come inesauribili miniere di pepite d’oro. Il riconoscimento a Martin Heidegger viene tributato fin dalla prefazione, dove a esergo Reale pone il seguente passo del filosofo tedesco: «Ogni grande cosa può avere solo un grande inizio. Il suo inizio è sempre la cosa più grande […]. Tale è la filosofia dei Greci» e continua: «Non si può dire che le ricostruzioni storiche del pensiero antico siano numerose. In generale, gli interessi di molti studiosi – e quindi anche di parte della communis opinio – sono rivolti soprattutto al pensiero moderno e a quello contemporaneo. Una prima ragione di questo fatto dipende da una convinzione – molto diffusa – che ciò che è “antico” sia “più piccolo” di ciò che è “moderno”, e ancora più piccolo di ciò che è “contemporaneo”, in quanto l’antico corrisponde al momento della nascita, e quindi richiederebbe necessariamente di crescere e di maturare per raggiungere adeguati livelli. Invece, per la filosofia è successo proprio il contrario. Ma c’è voluto un filosofo della statura di Martin Heidegger perché la verità sull’importanza del pensiero antico venisse espressa adeguatamente e con autorità. A giusta ragione egli sostiene, infatti, che la filosofia antica è nata grande (si potrebbe addirittura dire che – semmai – con il passare del tempo in certi casi si è rimpicciolita, e che questo sta accedendo, per molti aspetti, proprio ai nostri giorni)».

Ecco il grido di dolore non adeguatamente raccolto. Per far sì che non si rimpicciolisca ulteriormente, è doveroso accostare con umiltà l’opera di questo grande maestro e farsi accompagnare nella scoperta di un metodo per studiare e per conoscere, dall’Orfismo e i Presocratici naturalisti fino a Plotino e il Neoplatonismo pagano, passando per Socrate, Platone, Aristotele e i tanti ismi che non sono ideologie ma fondamenta del pensiero: Cinismo, Epicureismo, Stoicismo, Scetticismo, Eclettismo, Neoaristotelismo e Neostoicismo. Per quanto concerne il metodo, «la filosofia vuole essere spiegazione prevalentemente razionale di quella totalità che ha per oggetto. Ciò che vale in filosofia è l’argomento di ragione, la motivazione logica: è, in una parola, il logos. Non basta alla filosofia costatare, accertare dati di fatto, adunare esperienze: la filosofia deve andare oltre il fatto e le esperienze per trovarne le “ragioni”, la “causa”, il “principio”. Ed è questo il carattere che conferisce la scientificità alla filosofia. Tale carattere è bensì comune anche alle altre scienze, le quali, appunto in quanto scienze, non sono mai solo costatazione e accertamento empirico, ma sono sempre ricerca di cause e di ragioni: ma la differenza sta nel fatto che, mentre le scienze particolari sono ricerca di cause di realtà particolari o di settori di realtà particolari, la filosofia è invece ricerca di cause e principi di tutta quanta la realtà».

È questo il grande insegnamento di una grande opera di un grande maestro di una grande disciplina. E non vi è neppure una puntina di enfasi. Leggere per credere. E per rimpiangere.

Davide D'Alessandro

Davide D'Alessandro

Saggista e consulente filosofico. Scrivo libri (i più recenti: Intervista a Machiavelli, con Antonio De Simone, La vita del potere, Potere & Morte. Le matite di Canetti, Morlacchi Editore), scrivo sui libri, sui loro autori, per interpretare e trasformare. Filosofeggio dunque sono.

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Commenti all'articolo

  • riflessivo

    27 Novembre 2018 - 14:02

    Certamente, già fatto!! Ma passibile di ultriore rilettura e approfondimento!!(Mi puoi dare del tu). Cordiali saluti.

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  • riflessivo

    27 Novembre 2018 - 12:12

    Riferendomi a quanto scritto precedentemente. Scrive Severino, Ritornare a Parmenide, in Essenza del nichilismo, pp. 19-61: " ...la storia della metafisica è il luogo ove l'alterazione e la dimenticanza si fanno più difficili a scoprirsi ..... La storia della filosofia non è per questo un seguito di insuccessi: si deve dire piuttosto che gli sviluppi e le conquiste più preziose del filosofare si muovono all'interno di una COMPRENSIONE INAUTENTICA DELL'ESSERE. Ma queste espressioni(le conquiste più preziose del filosofare in campo metafisico, quindi la spiegazione per cui "La filosofia nasce grande" – nota mia) alludono a qualcosa di radicalmente diverso dall'interpretazione heideggeriana della storia della filosofia occidentale. La diversità è radicale, perché anche il pensiero dello Heidegger è una sorta di alterazione, e non meno grave del senso dell'essere."

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    • vastopolis

      27 Novembre 2018 - 14:02

      Le suggerisco di rileggersi "Emanuele Severino, filosofo eterno", pubblicato il 30 dicembre 2017 su questa rubrica. Dopo il finale su Severino e Heidegger, dove sostengo ardentemente la supremazia del primo, non credo si possa aggiungere altro...

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  • riflessivo

    26 Novembre 2018 - 15:03

    Caro Davide,(il tu è un segno di stima e amicizia, così faccio con altri filosofi con cui sono in relazione) mi congratulo con te e mi compiaccio per l'attestazione di stima che dimostri nei confronti del filosofo Giovanni Reale, stima e gratitudine che il filosofo, la cui mancanza molto mi rattrista, si merita ampiamente. Tuttavia(e mi meraviglio che tu non lo abbia scritto) voglio puntualizzare il fatto che sebbene Martin Heidegger dica che: «Ogni grande cosa può avere solo un grande inizio. Il suo inizio è sempre la cosa più grande […] a dire in maniera ancora più esplicita che : "LA FILOSOFIA NASCE GRANDE" è stato Emanuele Severino. Egli addirittura titola: "LA FILOSOFIA NASCE GRANDE "IL PRIMO CAPITOLO DELLA SUA "STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA". Severino procede poi nello studio approfondito dei filosofi "presocratici" soprattutto di Parmenide mostrando ai lettori la loro importanza - dato che di solito vengono trattati superficialmente nei manuali. A presto. Con stima e affetto

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    • vastopolis

      26 Novembre 2018 - 15:03

      Caro riflessivo, Heidegger è morto nel lontano 1976. Ergo, l'avrà detto prima lui di Severino... Comunque, ciò che conta è che l'abbiano detto entrambi. Quanto alla grandezza di Severino, mi sono già espresso senza dubbi di sorta in precedenti articoli. A breve ve ne sarà un altro...

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