La storia come organismo vivente, ecco la teoria di Emanuele Franz

Davide D'Alessandro

In opposizione alla cultura dominante, il suo pensiero volge all’indietro e si china alla Tradizione, che oggi si sta tristemente sgretolando. Quest’epoca rappresenta il declino e l’estinzione dell’uomo, della sua individualità e del suo centro volitivo. Ma una “repubblica dei sapienti”…

Il nuovo libro di Emanuele Franz, La storia come organismo vivente (Audax Editrice) è una affascinante e innovativa teoria sul tempo, apprezzata da Noam Chomsky, che la definisce “molto ambiziosa”, da Marcello Veneziani, che si dice “compiaciuto di questo lavoro”, da Alessandro Barbero, Massimo Cacciari e altri filosofi e intellettuali italiani. Nel libro il filosofo ripercorre tutta la storia dell’occidente interpretandola come il processo di formazione di un corpo metafisico dotato di organi e funzioni. In tale chiave di lettura ogni epoca si presenta come la manifestazione specifica di un organo del corpo della Storia, che influenza la forma mentis degli individui viventi in quell’epoca.

La formazione dell’individuo è vista infatti da Franz anch’essa come un fenomeno storico di sviluppo secondo una processione temporale. Dai babilonesi ai greci, dall’età moderna alla rivoluzione francese, l’analisi di Franz mette in luce le conquiste acquisite dall’individuo e dalla collettività collocandole in una dimensione di epocalità; ogni epoca storica è così messa in connessione con specifici organi e funzioni del corpo della storia vivente.

L’epoca attuale, che il filosofo chiama “l’età del sogno”, rappresenterebbe l’oscurità delle viscere dell’umanità, ma l’autore vede una nuova alba nei tempi a venire e si fa profeta di un risveglio dell’umanità ai valori della sapienza e della conoscenza. Egli attacca molti dei cardini della cultura oggi dominante, come il veganesimo, la parità di genere, i diritti degli omosessuali, la teoria gender, la famiglia, la sessualità e il femminismo. Franz si muove quindi in opposizione alla cultura dominante, anzi il suo pensiero volge all’indietro, e si china alla Tradizione, che tristemente oggi si sta sgretolando. Quest’epoca, afferma, rappresenta il declino e l’estinzione dell’uomo, della sua individualità e del suo centro volitivo. L’individuo stesso e la sua interiorità stanno procedendo alla disintegrazione.

Il trattato si conclude con la “costituzione della repubblica dei sapienti”, ovvero con l’impostazione delle fondamenta di una società utopica, in cui è la Sapienza il valore predominante in grado di guidare l’umanità. Sagace, acuto e irriverente, il testo di Franz non cessa di suscitare interesse e discussioni.