Salvatore Natoli, come stare al mondo

Davide D'Alessandro

Ho sempre apprezzato molto Salvatore Natoli. Nel panorama spesso confuso della filosofia italiana, la sua si staglia per rigore, nitidezza, metodo, disciplina e serietà. Ne spiega i percorsi in una conversazione a cura di Francesca Nodari, La mia filosofia. Forme del mondo e saggezza del vivere. Raramente ho incontrato sui libri, per convegni, per festival e per tanti video youtube, come usa oggi, la sua chiarezza espositiva, il suo affidare alla filosofia, ancor prima della soluzione, l’argomentazione del vivere quotidiano, delle umane passioni, dei vizi e delle virtù, del dolore e della felicità, della perseveranza e della mollezza, della vita e della morte. E del destino. E della libertà. E della pazienza. E della fiducia. E del dono. In un mondo in continuo mutamento.

Una riflessione compiuta sull’uomo, quella di Natoli, che sale sulle spalle dei giganti per trattarli con rispetto, per restituirne il valore dopo averne assorbito la grandezza. Mi capitò di ascoltarlo nel 2009 ad Acqui Terme, presso la Scuola di alta formazione, su una relazione dal titolo La verità sul potere e il potere su di sé, e di finirci insieme, immeritatamente, in un libro curato dall’amico Alberto Pirni: «Verità del potere, potere della verità», edito da Ets. Colsi l’ordine di un pensatore attento a come siamo stati costruiti, a come tentiamo di edificarci, a come rischiamo di perderci se cadiamo nella superbia, se non valutiamo a dovere i nostri limiti.

Un filosofo, Natoli, che aiuta a stare al mondo, così recita uno dei suoi libri più riusciti e penetranti. Forse alla filosofia si chiede a volte poco, a volte troppo, senza comprendere che il giusto mezzo, la giusta misura è il suo segreto. Scrive l’autore: «Con l’espressione stare al mondo, indico il mondo come spazio aperto di possibilità. Aperto anche ad ogni discorso. In questo spazio la filosofia ha il compito di sollevare problemi di verità. Un compito, questo, senza fine perché innanzi all’accadere del novum – di cui non si può mai dire che è l’ultimo – il pensiero è chiamato ogni volta a tessere trame di senso che tengano insieme eventi, che vuol dire oggetti materiali, segni, linguaggio, tempo, storia. Qui gli uomini patiscono i dolori, attingono le loro felicità, vivono le loro vite. Il mondo e la vita, oltre ogni disordine, manifestano sempre un ordine. D’altra parte questo è il significato proprio della parola mondo: da mundus, qualcosa di pulito, appunto di ordinato».

Ma il mondo può essere sporcato, dis-ordinato dall’errore dell’uomo. La filosofia ha il «carattere peculiare di riprendere la vita nel pensiero, ma anche e soprattutto di pensare il mondo come totalità». Ogni filosofia è andata a caccia di un’idea possibile di mondo, facendola e disfacendola, cercando verità, aspirando e ansimando verità. Continua Natoli nella conversazione con Nodari: «Molte sono state le filosofie, molte oggi ve ne sono, ma la posta in gioco è sempre la stessa: la verità, l’aletheia, squarciare il velo con cui la natura ama nascondersi. La filo-sophia è un destino della ragione. Inevitabile. Non esistono filosofie perenni, perenne è il filosofare, che è lavoro del pensiero, elaborazione di teorie, costruzione di modelli di mondo, ma è anche e soprattutto un ethos, un modo di vivere, d’impegnarsi nell’esistenza. È quello che ho scelto per me e ne ho tratto grandissima soddisfazione».

Da Patti in Cattolica, a Milano, da Bontadini e Severino all’etica del finito, passando per l’analisi del marxismo e di Sartre, della storia e delle forme della soggettività, dell’ermeneutica genealogica, per Nietzsche, Heidegger e Lévinas, per il dolore, la felicità, la virtù, il cristianesimo, il suo cristianesimo, e il male. Un lungo tragitto di filosofia e di vita, lasciando alla filosofia il compito di riprendere la vita nel pensiero, di tenerla insieme al pensiero. Un pensiero che ancora vive, che ancora genera nuovi pensieri.

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