L'ultima cena Brexit forse non è l'ultima

L'incontro di ieri tra Ursula von der Leyen e Boris Johnson si è chiuso con un nulla di fatto, ma i due hanno concordato che entro domenica deve essere presa una decisione ferma. Per evitare un “no deal” ora serve un “miracolo”
10 DIC 20
Ultimo aggiornamento: 07:44
Immagine di L'ultima cena Brexit forse non è l'ultima
L'ultima cena della Brexit potrebbe non essere stata l'ultima. L'incontro di ieri tra Ursula von der Leyen e Boris Johnson si è chiuso con un nulla di fatto, ma i negoziati andranno avanti nei prossimi giorni ed è stata fissata un'altra scadenza per sapere se sarà “deal” o “no deal”: domenica. Il premier britannico e la presidente della Commissione “hanno avuto una discussione franca sugli ostacoli significativi che rimangono nei negoziati”, ha fatto sapere Downing Street: “Rimangono divari molto ampi tra le due parti e non è ancora chiaro se possono essere colmati”. Le discussioni andranno avanti “nei prossimi giorni tra le due squadre negoziali”. Secondo Downing Street, Johnson “non vuole lasciare inesplorata nessuna strada verso un possibile accordo. Il primo ministro e von der Leyen hanno concordato che entro domenica deve essere presa una decisione ferma sul futuro dei colloqui”.
La presidente della Commissione ha usato toni un po' diversi dopo la cena con Johnson. Ma il concetto e le scadenze sono le stesse. “Abbiamo avuto una discussione animata e interessante”, ma le posizioni di ciascuno “rimangono distanti”, ha detto von der Leyen in una dichiarazione. “Abbiamo concordato che le squadre debbano riconvocarsi immediatamente per cercare di risolvere queste questioni essenziali. Prenderemo una decisione entro la fine della settimana”, ha annunciato von der Leyen.
Il capo-negoziatore dell'Ue, Michel Barnier, e la sua controparte britannica, David Frost, torneranno dunque a riunirsi, ma i parametri del negoziato non cambiano. La strategia di Johnson di tentare di dividere i 27 e di usare la minaccia del "no deal" facendo correre l'orologio non ha funzionato. Perfino Angela Merkel, che era sempre stata più disponibile di altri leader a fare concessioni, è pronta ad accettare un “no deal” senza drammi eccessivi. “Se ci saranno condizioni da parte parte britannica che non possiamo accettare, allora andremo per la nostra strada senza un accordo di uscita”, ha detto ieri la cancelliera davanti al Bundestag: “una cosa è certa: l'integrità del mercato unico deve essere mantenuta”. Come ha spiegato una fonte dell'Eliseo: "l'offerta europea in realtà è estremamente chiara”. Per avere accesso al mercato unico, il Regno Unito deve accettare di non divergere in modo eccessivo dalle regole sugli aiuti di stato, sulla tassazione e sugli standard ambientali e sociali. Altrimenti sarebbe troppo facile fare dumping. Secondo l'Eliseo, “la scelta deve essere fatta da Boris Johnson".

Davanti ai Comuni Johnson ha usato i suoi toni da spaccone. "I nostri amici nell'Ue stanno insistendo che se adottano una nuova legge in futuro che noi in questo paese non rispettiamo o non seguiamo, allora vogliono il diritto automatico di punirci e di lanciare una rappresaglia. Secondo, stanno dicendo che il Regno Unito dovrebbe essere l'unico paese al mondo a non avere controllo sovrano sulle sue acque per la pesca", ha spiegato Johnson. "Non credo che questi siano condizioni che nessun primo ministro di questo paese accetterebbe". In realtà le cose sono un po' più complicate di così (e molto diverse). Nei negoziati sul level playing field, l'Ue ha rinunciato all'allineamento dinamico per le regole gli aiuti di stato per chiedere una blanda clausola di non regressione, con la possibilità di imporre dazi se le divergenze tra le due legislazioni diventano troppo pesanti per la competitività europea. Sulla pesca, i 27 hanno ridimensionato le loro richieste riconoscendo la piena sovranità britannica. “Siamo a mezzo centimetro dal superare le nostre linee rosse”, ci ha spiegato un ambasciatore di uno dei 27.
Per evitare un “no deal” ora serve un “miracolo”, ci ha detto un'altra fonte diplomatica dell'Ue. Eppure i capi di stato e di governo non hanno intenzione di parlare di Brexit durante il Consiglio europeo di oggi e domani. Sulle relazioni con il Regno Unito "non c'è intenzione di pianificare una discussione sulla questione", ha scritto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nella sua lettera di invito agli altri leader. "La presidente della Commissione ci farà una relazione sullo stato dell'arte". E' probabile che alcuni capi di stato e di governo chiedano di attivare i piani di emergenza. La Commissione li sta già preparando: misure temporanee e mirate per garantire che gli aerei possano volare e i camion circolare tra le due sponde della Manica. Inoltre dovrebbero essere introdotte misure per la pesca e per aiutare paesi e settori più colpiti. La “hard Brexit” non sono solo dazi. Johnson ha tempo fino a domenica per scegliere tra “deal” e “no deal”.
Buongiorno! Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di giovedì 10 dicembre, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.
Polonia e Ungheria abbandonano il veto - Varsavia e Budapest ieri hanno accettato un'offerta della presidenza tedesca dell'Ue per togliere il veto sullo stato di diritto e porre fine allo stallo sul pacchetto di bilancio 2021-2027 e sul Recovery fund. Il veto di Polonia e Ungheria non c'è più grazie a una “dichiarazione interpretativa” che in sostanza ribadisce quello che c'è già scritto nel regolamento sul meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto concordato con il Parlamento europeo. Il testo di tre pagine e mezzo è stato presentato agli ambasciatori ieri pomeriggio. Non c'è ancora accordo. Le capitali devono “digerirlo”, ci ha spiegato un ambasciatore. Ma c'è ottimismo su un'intesa al Consiglio europeo che si apre oggi a Bruxelles.
La piccola concessione a Orbán - Viktor Orbán ha ottenuto una piccola concessione: l'impegno della Commissione ad attivare il meccanismo fino a quando la Corte di giustizia dell'Ue non si sarà espressa sul ricorso che Polonia e Ungheria potrebbero presentare per contestarne la conformità con le regole del trattato. Dati i tempi dei giudici di Lussemburgo, significa circa due anni, cioè dopo le elezioni politiche in Ungheria. "E' una delle cose che era nel suo interesse. Orbán probabilmente puntava a questo obiettivo", ci ha detto un funzionario Ue. Lungi dal lottare fino alla morte per preservare la sovranità ungherese a costo di perdere un sacco di miliardi, Orbán ha raggiunto il suo obiettivo: continuare a ricevere i soldi europei fino alle prossime elezioni del 2022.

A forza di giocare con la exit, c'è il rischio di bruciarsi - Oggi è giovedì e sul Foglio c'è la rubrica “EuPorn – il lato sexy dell'Europa”, che è la sorella maggiore di questa newsletter. Paola Peduzzi e Micol Flammini raccontano come i nazionalisti, a forza di giocare con la exit, alla fine rischiano di bruciarsi. Si parla di Ungheria e Polonia che vogliono i soldi dell'Ue, ma non le sue libertà.
I 27 divisi sulle sanzioni contro la Turchia - I capi di stato e di governo rischiano di scontrarsi sulla risposta da dare alle continue provocazioni di Recep Tayyip Erdogan. Nel loro Consiglio europeo di ottobre avevano offerto al presidente turco “un'agenda positiva”. Due mesi dopo devono constatare che la risposta di Ankara è stata negativa: altri atti unilaterali nel Mediterraneo orientale e continui interventi per fomentare crisi internazionali. Sul tavolo dei leader c'è dunque l'ipotesi di sanzioni. Ma quali? La Grecia chiede un embargo sulle armi. Germania, Italia e Malta difendono una linea molto più soft. “Gli stati membri non sono sulla stessa linea”, ci ha detto un diplomatico dell'Ue. La bozza di conclusioni del Consiglio europeo prevede solo di aggiungere dei nomi alla lista nera già in vigore per le trivellazioni illegali del Mediterraneo orientale.

A gennaio una settimana comune per lanciare il vaccino Ue - I leader discuteranno anche di Covid-19 nel loro Consiglio europeo di oggi. Dopo la partenza a razzo del Regno Unito, cercheranno di coordinarsi sulla vaccinazione. L'idea è di “una partenza congiunta” delle campagne di vaccinazione, scegliendo per tutti “una settimana in gennaio”, ci ha spiegato una fonte. Altro tema che continuerà a essere discusso è quello dei test: le raccomandazioni della Commissione e del Centro europeo di controllo e prevenzione delle malattie non sono bastate finora a uniformare le politiche dei 27.

Un altro programma Ue di lotta al terrorismo - La Commissione ieri ha presentato un nuovo piano di lotta al terrorismo e per lottare contro l'estremismo violento nell'Ue. Il programma mira a individuare le vulnerabilità e sviluppare la capacità di prevedere le minacce terroristiche, a prevenire gli attentati combattendo la radicalizzazione e a promuovere la sicurezza e ridurre le vulnerabilità per proteggere le città e la popolazione. "Il modo di vivere europeo è la nostra più forte protezione contro il terrorismo. Ma non è un optional", ha detto il vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas.

Una nuova strategia per la mobilità sostenibile - La Commissione ieri ha presentato la sua strategia per una mobilità verde, intelligente e sostenibile nell'ambito del Green deal e della trasformazione digitale. Il piano prevede 82 iniziative per i prossimi quattro anni con l'obiettivo di arrivare a una riduzione del 90 per cento delle emissioni entro il 2050 per il settore dei trasporti. Ci sono diverse tappe. Entro il 2030, la Commissione vuole almeno 30 milioni di automobili a emissioni zero, 100 città europee saranno a impatto climatico zero, il raddoppio del traffico ferroviario ad alta velocità in Europa, viaggi collettivi a emissioni neutrali per percorsi inferiori a 500 km e mobilità automatizzata su larga scala. Entro il 2035, la Commissione ritiene che saranno pronti per il mercato aeromobili di grandi dimensioni a zero emissioni. Entro il 2050, la regola zero emissioni dovrebbe valere per quasi tutte le automobili, i furgoni, gli autobus e i veicoli pesanti nuovi saranno a zero emissioni.

Johansson conferma la fiducia a Leggeri - La commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, ieri ha confermato la sua fiducia nel direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, malgrado una cascata di rivelazioni sul coinvolgimento in respingimenti illegali in Grecia. Il gruppo dei Socialisti&Democratici al Parlamento europeo tuttavia non è d'accordo. "Ribadiamo il nostro appello alle dimissioni del direttore esecutivo Leggeri e chiediamo alla Commissione di agire", hanno detto i socialisti in un comunicato. Johansson ha comunque condannato i respingimenti da parte di alcuni Stati membri. “Non è accettabile”, ha detto la commissaria.

Sassoli da solo alla plenaria a Strasburgo - Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha annunciato che lunedì prossimo aprirà la sessione plenaria dalla sede di Strasburgo. Il gesto è simbolico ed è volto a calmare le irritazioni della Francia dopo la decisione di annullare tutte le sessioni plenarie da marzo in poi nella città alsaziana a causa del Covid-19. “La città di Strasburgo resta una delle case del Parlamento europeo, dove speriamo presto tornare”, ha detto Sassoli. Ma la prossima sessione “si svolgerà a Bruxelles”, ha aggiunto.

Maratona radiofonica per ricordare Antonio Megalizzi - Domani le emittenti del circuito RadUni, l'associazione degli Operatori e dei Media Universitari Italiani, trasmetteranno a reti unificate i lavori firmati da Antonio Megalizzi, il giovane giornalista di Europhonica vittima dell'attacco terroristico avvenuto a Strasburgo nel 2018. Il titolo della maratona: "Non fermiamo questa voce".

Babbo Natale è un lavoratore essenziale per l'Ue - “Buone notizie: gli stati membri dell'Ue concordano che Babbo Natale è un lavoratore essenziale, esente dalle restrizioni di viaggio Covid-19 per salvare il Natale di milioni di bambini nell'Ue”. Lo ha scritto ieri il portavoce della presidenza tedesca dell'Ue, Sebastian Fischer, su Twitter. L'eccezione si applica anche ad altri come la Befana e Santa Lucia.
Accade oggi in Europa
- Consiglio europeo
- Bce: conferenza stampa della presidente Lagarde al termine del consiglio dei governatori
- Parlamento europeo: conferenza stampa del presidente Sassoli dopo il suo intervento al Consiglio europeo
- Commissione: conferenza stampa dei commissari Sefcovic, Breton e Sinkevicius sulle batterie
- Parlamento europeo: audizione della commissaria Vestager alla commissione Economica
- Commissione: il commissario Schinas partecipa a un dibattito al Bruegel sul nuovo Patto su migrazione e asilo
- Comitato economico e sociale: seminario sull'impatto della crisi Covid-19 sulla democrazia e lo stato di diritto
- Corte di giustizia dell'Ue: sentenza sugli aiuti di stato illegali a Sea Handling; sentenza sulle quote Ets e Granarolo