Nella sua missione a Pechino il presidente americano Donald Trump è stato accompagnato da diciassette tra ceo e manager delle principali aziende statunitensi,
molte con interessi diretti e strutturali nel mercato cinese, che sono stati invitati anche alla cena di stato nella sontuosa sala dei banchetti della Grande Sala del Popolo (Trump sta ancora costruendo la sua alla Casa Bianca). Il cerimoniale del Partito comunista ha selezionato altrettanti vertici dell’industria cinese, distribuiti ai tavoli con gli americani secondo una precisa corrispondenza per settori produttivi e catene del valore,
in una interessante politica di rappresentazione delle interdipendenze tra imprese americane e fornitori cinesi. Molti dei volti e dei personaggi comparsi nelle fotografie fra Elon Musk e Tim Cook, fra Jensen Huang, David Solomon (Goldman Sachs) e Robert Ortberg (Boeing), sono sconosciuti in occidente. Vediamo chi sono.
Zhou Qunfei, Lens Technology
Alla cena di stato, fra Elon Musk e Tim Cook sedeva una donna. Zhou Qunfei, 55 anni, fondatrice di Lens Technology, è una delle figure più importanti della catena di fornitura globale dell’elettronica di consumo. Nata nel 1970 nello Hunan, perde la madre da bambina; il padre, invalido dopo un incidente sul lavoro, era rimasto parzialmente cieco. A sedici anni lascia la scuola e va nel Guangdong per lavorare in fabbrica. Nel 1993 apre con circa 3.000 yuan un piccolo laboratorio familiare a Shenzhen che produce vetri per orologi. Circa dieci anni dopo, nel 2003, Motorola le affida la produzione degli schermi del Razr V3. Nel 2007 entra nella filiera del primo iPhone: si dice che Apple allora cercasse un vetro che rispettasse standard allora considerati quasi impossibili per la produzione di massa. Zhou ci lavora per mesi con gli ingegneri americani e ottiene un contratto destinato ad allargarsi a iPad, MacBook e Apple Watch. Oggi Lens Technology produce componenti per smartphone, automotive e robotica avanzata. Nel 2025 il segmento robotica umanoide cresce di oltre il 120 per cento anno su anno. L’azienda fornisce anche componenti per Tesla, BMW e Mercedes. Forbes la colloca tra le donne self-made più ricche del mondo. Spesso utilizzata come esempio di “imprenditoria patriottica”, è membro della Conferenza consultiva politica del popolo cinese.
Allo stesso tavolo c’è Jia Shaoqian, nato nel 1972 nello Shandong, che rappresenta il modello classico del tecnocrate industriale cinese cresciuto dentro un grande gruppo statale locale. Laureato in Giurisprudenza a Qingdao, con master in Management e dottorato in Economia, entra in Hisense nel 1997 come consulente legale. Passa poi alla divisione elettrodomestici e alle vendite internazionali, costruendo la sua carriera all’interno dell’azienda. Diventa presidente operativo nel 2019 e presidente nel 2023. Durante la sua gestione Hisense accelera l’espansione globale, soprattutto attraverso le sponsorizzazioni sportive internazionali, dagli Europei di calcio ai Mondiali, trasformando un marchio cinese poco noto all’estero in un brand globale. Oggi Hisense è uno dei maggiori produttori mondiali di televisori ed elettrodomestici. Jia non ha arie da ceo da copertina, ma è un manager-industriale che Pechino considera affidabile. E’ segretario del Partito comunista dentro Hisense e deputato dell’Assemblea nazionale del popolo.
Lu Weiding, Wanxiang Group
Al tavolo di Cook, Musk e Huang c’è anche Lu Weiding, classe 1971, il figlio di Lu Guanqiu, fondatore di Wanxiang Group, uno dei più grandi produttori cinesi di componentistica automobilistica. A differenza del padre, partito da una piccola officina rurale, Lu Weiding si specializza in Finanza e costruisce attorno al gruppo un vasto ecosistema di assicurazioni, banche, trust e investimenti. Alla morte del padre, nel 2017, assume il controllo dell’impero industriale. Wanxiang opera in decine di stati americani e produce componenti anche per Tesla. Deputato dell’Assemblea nazionale del popolo, vicino alle reti imprenditoriali patriottiche dello Zhejiang, è considerato allineatissimo al Partito.
Dalla parte opposta del tavolo siede Cao Hui, figlio di Cao Dewang, il fondatore di Fuyao Glass: esempio perfetto della seconda generazione dell’industria privata cinese. Entra in fabbrica nel 1989 subito dopo il diploma e passa anni in officina prima di assumere ruoli manageriali. Il padre ha raccontato più volte pubblicamente che prima di dargli un ruolo di responsabilità ha mandato il figlio lontano da casa perché “troppo arrogante” e convinto di avere già capito tutto. Cao Hui venne spedito prima a Hong Kong e poi negli Stati Uniti, dove ha seguito le battaglie commerciali antidumping contro Washington. Lo scorso anno è diventato presidente del gruppo dopo il ritiro del padre. Fuyao controlla circa un terzo del mercato mondiale del vetro automobilistico ed è uno dei fornitori chiave dell’industria auto globale, inclusi molti marchi occidentali. Curioso che fosse allo stesso tavolo con quello che è nominalmente un competitor, Lens. A differenza della famiglia, lui è meno immerso nei gangli diretti del Partito.
Dall’altra parte della sala c’è il tavolo finanza/industria aeronautica. Alla destra di Robert Ortberg, ad di Boeing, c’è Liu Tiexiang, nato nel 1966. Entra nell’aviazione civile nel 1983 come pilota e costruisce la sua carriera dentro Air China. Dopo avere ricoperto ruoli operativi e manageriali, passa temporaneamente a China Eastern Airlines, per poi tornare lo scorso anno come presidente del gruppo Air China, la compagnia di bandiera della Repubblica popolare. La promozione di un ex pilota fa pensare al fatto che Pechino vuole tecnici affidabili nei settori strategici. E’ anche presidente e capo del gruppo dirigente del Partito della holding China National Aviation Holding e membro del comitato permanente e segretario del comitato del Partito di Air China.
In un tavolo un po’ più distante rispetto a quello centrale di Trump e Xi sono seduti David M. Solomon di Goldman Sachs, Larry Fink di BlackRock e Lei Jun. Nato nel 1969 nell’Hubei, si laurea in Informatica a Wuhan completando il corso in due anni. Dopo l’esperienza nella software house Kingsoft e la vendita della piattaforma ecommerce Joyo ad Amazon, nel 2010 fonda Xiaomi. L’idea è quella di fare hardware di fascia alta venduto a prezzi aggressivi attraverso il commercio online. In pochi anni Xiaomi diventa uno dei principali produttori di smartphone al mondo. Nel 2024 l’azienda entra nel settore delle auto elettriche con la berlina SU7, segnando la trasformazione da produttore elettronico a conglomerato tecnologico. Lei Jun ha costruito negli anni un’immagine pubblica quasi da celebrity imprenditoriale, spesso paragonata (non sempre con entusiasmo da parte sua) a quella di Steve Jobs. Ha chiesto un selfie a Musk durante la cena, l’imprenditore sudafricano si è mostrato parecchio annoiato, e la scenetta è diventata virale. Membro dell’Assemblea nazionale del popolo, dopo la stretta di Xi sul settore tech e contro Jack Ma si è progressivamente molto più allineato al Partito.
Non è chiaro dove fosse seduto, ma c’era anche lui al banchetto. Nato nel 1964 nell’Anhui da una famiglia modesta, Yang Yuanqing studia Informatica e nel 1989 entra in Lenovo, che allora si chiamava Legend Holdings. Comincia come venditore, ma viene poi promosso dal fondatore Liu Chuanzhi. A meno di trent’anni guida già il business dei personal computer del gruppo; nel 2001 diventa ceo. La svolta arriva undici anni fa con l’acquisizione della divisione pc di Ibm, inclusa la linea ThinkPad, una delle operazioni simbolo dell’espansione globale cinese nei primi anni Duemila. Lenovo oggi è il maggiore produttore mondiale di computer personali per volumi. E Yang è considerato uno dei manager più internazionalizzati della corporate cinesi, pragmatico, poco appariscente e molto più vicino al modello del dirigente multinazionale che a quello del fondatore-star. Non ha ruoli distintivi dentro al Partito comunista, ma è già perfettamente integrato nell’establishment economico nazionale: Lenovo nasce direttamente dall’Accademia cinese delle scienze, amministrata dallo stato.
Nato nel 1983, Liang Rubo è il dirigente che ha raccolto l’eredità operativa di Zhang Yiming alla guida di ByteDance,
proprietaria di TikTok e Douyin. Compagno di università di Zhang alla Nankai University, Liang è tra i primissimi dipendenti del gruppo. Per anni lavora dietro le quinte, si occupa di risorse umane, management interno e organizzazione. Quando Zhang Yiming si ritira dalla gestione diretta nel 2021, è Liang a prendere il controllo operativo dell’azienda nel momento più delicato:
le pressioni americane su TikTok, le tensioni geopolitiche e il rafforzamento del controllo del Partito comunista sul settore tech. Nel 2024, la rivista Time ha nominato Liang una delle persone più influenti nel mondo dell’AI. Dicono non sia iscritto al Partito.