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In Tunisia il post Saied è "un terremoto". La smentita (che non lo è) di Ghribi
Si accende il dibattito sulla ricerca di un'alternativa al presidente tunisino aperto dall'inchiesta del Foglio. Il vicepresidente del Gruppo San Donato risponde con un post, mentre in patria i tunisini si dividono fra favorevoli e contrari
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4 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 06:06 PM

Kamel Ghribi
Due giorni fa la vignetta di un noto fumettista tunisino di nome Z ritraeva il presidente Kais Saied a letto insieme al suo omologo algerino Abdelmadjid Tebboune. Mentre sono a letto sotto le lenzuola con una donna che impersona la Tunisia, compare Giorgia Meloni che chiede: “Tutto bene?”. “Fatti gli affari tuoi!”, le risponde la Tunisia. Nella caricatura rilanciata dalle pagine satiriche di DebaTunisie è riassunta la reazione dell’opinione pubblica tunisina dopo la recente inchiesta del Foglio sul futuro di Saied alla guida del paese e sulle ipotesi in campo per un cambio alla guida del palazzo di Cartagine. E’ l’immagine grottesca di una Tunisia maltrattata che scopre come l’ipotesi di un post Saied appartenga alla sfera del possibile.
A Tunisi, diversi tra politici locali e funzionari stranieri, parlando con il Foglio in via confidenziale, l’hanno definito “un terremoto”. E se le emittenti televisive del paese restano in silenzio – “hanno troppa paura di esporsi su un tema tanto sensibile”, ci dice una fonte – sui social network il dibattito su un ipotetico post Saied è diventato virale. Su Facebook sono state aperte pagine che sponsorizzano la candidatura di Kamel Ghribi, l’attuale vicepresidente del Gruppo San Donato che, come svelato dal Foglio la settimana scorsa, è molto apprezzato tra gli ambienti dell’opposizione tunisina. “C’è stata una polarizzazione tra favorevoli e contrari che ha comunque aperto un dibattito fino a pochi giorni fa inesistente in Tunisia”, ci dice un dissidente. Non mancano le teorie del complotto velate da toni anti colonialisti, alcune fantasiose. In una di queste si ventila addirittura un piano fantomatico ordito dagli Emirati Arabi Uniti, dove Ghribi è molto attivo nelle vesti di imprenditore nel settore della sanità e dell’edilizia, e dall’Italia nella persona del nostro attuale ambasciatore a Dubai, Lorenzo Fanara, ex diplomatico a Tunisi, per spianare la strada a una candidatura di Ghribi.
Per ora di reale c’è solo la constatazione tra gli oppositori di Saied che quella dell’imprenditore nato a Sfax è vista come una candidatura forte: “Se non altro, perché Saied non potrebbe permettersi di arrestarlo come ha fatto invece finora con tutti gli altri dissidenti”, dicono al Foglio. Ieri, in una nota diffusa solo in arabo – non a caso, visto che la maggior parte dei suoi post è tradotta anche in inglese e italiano – Ghribi ha risposto all’ipotesi di una sua candidatura in Tunisia, rilanciata anche da al Jazeera. “Tale proposta non è partita da me, né è il risultato di un'iniziativa mia o di qualsiasi entità che mi rappresenti”, ha chiarito. “La mia mano è ancora tesa alla Tunisia e la mia volontà di partecipare a qualsiasi sincero sforzo volto al progresso di questa nazione è incrollabile. Non nutro alcun risentimento, né aspiro a incarichi o vantaggi personali; credo piuttosto che servire la Tunisia sia di per sé un onore”. Nessuna smentita, insomma, semmai il contrario. E Saied? Chi lo conosce sostiene che le ultime notizie devono averlo fatto saltare sulla sedia. “Di solito si scalda per molto meno”.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.