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Trump attacca gli alleati, primo di tutti Merz, ma per Hormuz lavora a una coalizione
Gli Stati Uniti cercano partner per una missione nel Golfo mentre attaccano gli alleati europei. Intanto Londra e i paesi del Nord lavorano a una forza navale autonoma
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1 MAY 26

Donald Trump e Friedrich Merz alla Casa Bianca (foto Ansa)
Donald Trump si sta accanendo sul cancelliere tedesco Friedrich Merz, colpevole di aver detto che gli Stati Uniti sono stati umiliati nello Stretto di Hormuz, prontamente ribattezzato ieri “lo Stretto di Trump”. Il presidente americano ha minacciato di ritirare le truppe americane dalla Germania – ma secondo due fonti sentite dalla Cbs non sono ancora stati presentati piani concreti sull’eventuale disimpegno – e ieri ha aggiunto, in un altro post su Truth, che Merz “dovrebbe dedicare più tempo a porre fine alla guerra in Ucraina”, ambito “in cui si è dimostrato totalmente inefficace” e a risanare il suo paese in crisi invece che “interferire con chi sta cercando di eliminare la minaccia nucleare iraniana rendendo così il mondo, Germania compresa, più sicuro”. L’accanimento sul cancelliere tedesco è iniziato appena dopo la conversazione che Trump ha avuto con Vladimir Putin, e c’è chi ci vede una connessione nemmeno troppo celata, anche se il martellamento sugli alleati della Nato va di pari passo con il tentativo di costruire una coalizione marittima, dai contorni ora vaghi, per liberare lo Stretto di Hormuz (Berlino lavora allo stesso obiettivo peraltro, con la precondizione che vale per tutti gli alleati europei della Nato che il cessate il fuoco con l’Iran sia solido). Il Wall Street Journal ha rivelato che, in una nota riservata inviata martedì alle ambasciate americane, il dipartimento di stato chiede di cercare adepti per un “Maritime Freedom Construct”.
Questa eventuale coalizione a guida americana dovrebbe condividere informazioni e coordinarsi diplomaticamente per liberare lo Stretto di Hormuz che dall’8 aprile, quando è iniziata la tregua, continua a rimanere chiuso. La rivelazione del Wall Street Journal dice che si tratta di una coalizione diplomatica ma che ci deve essere anche un sostegno militare, e non specifica quali paesi siano stati coinvolti. E’ il tentativo trumpiano di rilanciare l’ipotesi di una coalizione di più nazioni, mentre la Casa Bianca valuta alternative militari per uscire dallo stallo e la Guida suprema della Repubblica islamica, l’invisibile Mojtaba Khamenei, consegna alla tv di stato un altro messaggio da leggere: gli americani hanno perso e “gli abusi del nemico nelle acque” dello Stretto saranno eliminati.
L’Amministrazione Trump cerca alleati e intanto colpisce quelli che ha (aveva?) già, in questo caso la Germania che è il paese che più compra armi americane – perché i trumpiani vogliono che l’Europa si occupi dell’Ucraina comprando le loro armi, non producendone di proprie: detestano il “buy european”. E gli europei sono costretti a costruire le loro, di alleanze, che per il momento sono vissute come un complemento alla Nato ma che forse saranno presto lo strumento per superare un’Alleanza atlantica troppo disfunzionale in cui si è spezzata l’indispensabile fiducia interna. E mentre Marco Rubio, segretario di stato americano, parla con la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, e le sottopone un “Maritime Security Construct” che assomiglia molto al progetto per liberare Hormuz su cui lavorano il Regno Unito e la Francia da settimane, il generale Gwyn Jenkins, capo di stato maggiore della Marina britannica, annuncia la creazione di una forza navale unificata dei nove paesi che fanno parte della Joint Expeditionary Force (che oltre al Regno Unito comprende i Paesi Bassi, i cinque paesi nordici e i tre baltici) con la possibile partecipazione anche del Canada.
Si tratta di una “forza marittima multinazionale”, ha detto il generale, che agisce come “complemento della Nato” contro la minaccia russa che rimane “la più grave” per la sicurezza europea. Gli europei si prendono carico della difesa dell’Ucraina e del contrasto alla Russia, proprio come pretende Trump, il quale però non si accontenta, non si sazia, non riconosce gli sforzi degli altri e continua con la sua tattica schizofrenica di sminuire i partner europei, di smantellare dal di dentro la Nato, mentre chiede solidarietà e collaborazione per contrastare la minaccia iraniana. La quale va di pari passo con la minaccia russa, ma i trumpiani non vogliono ammetterlo e si muovono per sottrazione dal fronte ucraino, scarnificandolo assieme all’Europa.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi