Interdipendenza, aiuti rifiutati, avvisi ignorati. Quattro anni del rapporto fra Ucraina e Israele

Grano, sanzioni e armi. Gli strappi e i freni al rapporto necessario fra Kyiv e Tsahal. Tra loro restano rancori, occasioni perdute e una collaborazione militare che non è mai decollata

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1 MAY 26
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La portarinfuse Panoramits non approderà al porto israeliano di Haifa. Attendeva il permesso per sbarcare e ieri è tornata indietro con il suo carico di grano che l’importatore Zenziper, uno dei principali distributori di cereali in Israele, non ha più voluto dopo le accuse dell’Ucraina. Kyiv aveva denunciato che la Panoramits fosse una nave della flotta ombra russa e che trasportasse del grano proveniente dai territori ucraini che Mosca occupa, aveva chiesto assistenza a Israele, il presidente Volodymyr Zelensky, aveva minacciato sanzioni contro lo stato ebraico. 
Le istituzioni israeliane hanno accusato l’Ucraina di praticare della “diplomazia da X” muovendo accuse senza attivare i canali diplomatici. Anche ieri il ministero degli Esteri di Gerusalemme ha fatto sapere che la richiesta ucraina era lacunosa e quindi Israele ha richiesto ulteriori prove. Ormai la Panoramits è alla ricerca di un altro porto, per il momento la questione è chiusa ma ha mostrato tutti gli strappi fra Ucraina e Israele, i rancori sepolti in quattro anni di guerra e soprattutto le occasioni perse.
L’ultima guerra contro Hezbollah, in Libano, iniziata dopo che il gruppo sciita ha attaccato Israele come rappresaglia per l’eliminazione della Guida suprema della Repubblica islamica dell’Iran, ha fatto emergere alcune difficoltà da parte dell’esercito israeliano. Hezbollah ha introdotto novità nel suo arsenale, molte vengono dalla collaborazione che la Russia ha offerto a Teheran e Teheran ha reindirizzato a Hezbollah. Il primo problema è rappresentato dai droni, proprio le evoluzioni degli Shahed che nell’autunno del 2022 gli iraniani iniziarono a fornire ai russi e che oggi i russi hanno potenziato. I droni potenziati sono entrati nella guerra in medio oriente e tutti, Israele incluso, si sono ritrovati scoperti. I paesi del Golfo hanno chiesto aiuto all’Ucraina, Zelensky ha mandato i suoi uomini ed è andato di persona a parlare con i leader dell’area. Kyiv ha offerto aiuto anche a Israele e sebbene Tsahal avesse osservato la guerra in Ucraina e individuato nuove minacce che si sarebbero potute presentare, come i droni in fibra ottica, ha preferito lasciare Zelensky fuori dai confini nazionali. Doron Kadosh, uno dei giornalisti militari più informati di Israele, ha raccontato che un ufficiale che aveva combattuto nell’esercito di Kyiv, reclutato da Gerusalemme per condividere le sue esperienze, avesse lavorato a soluzioni sui droni, fatto rapporti e spedito lettere, ma i suoi avvisi sono rimasti inascoltati e le autorità hanno iniziato a muoversi con una lentezza incauta. L’Ucraina aveva iniziato a offrire le sue competenze già nel 2023, ma la collaborazione non si è realizzata. Non ci sono ostacoli tecnici all’integrazione dei sistemi di Kyiv con quelli israeliani, ma in un primo momento, l’aiuto potrebbe essere stato scartato per una questione di concorrenza da parte delle industrie della Difesa. Negli anni l’argomento della collaborazione è tornato più volte anche dopo l’inizio dell’ultima guerra contro Teheran, ma nessuno ha mai dato il via libera. In Israele c’è chi è consapevole che lavorare con Kyiv possa soltanto dare vantaggi – la stessa questione del grano che indignava la politica ha sollevato un forte dibattito sulla stampa – rimangono però la cecità trumpiana che porta a vedere negli ucraini dei combattenti di seconda classe; giochi di lobby e di politica e anche un senso di alterigia che negli anni ha spinto Tsahal a sottovalutare le proprie debolezze.