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Re Carlo tira fuori Starmer dall’apnea. Durerà poco, ma intanto pure Farage finisce nei guai
La visita del re negli Stati Uniti rilancia la "special relationship" e dà ossigeno a Starmer prima del voto amministrativo. Ma è la bufera sui fondi in criptovalute a mettere Farage nell'angolo
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30 APR 26

Re Carlo III con Donald Trump (foto Ap, via LaPresse)
Il governo britannico di Keir Starmer è uscito dall’apnea, per poco, quanto basta per provare a respirare prima delle elezioni amministrative della prossima settimana che, secondo le previsioni, toglieranno l’aria a un esecutivo invero fragilino. Re Carlo, in visita negli Stati Uniti, ha riportato in vita la “special relationship” che Starmer non sa più come maneggiare: ironico, colto, sapiente e ben allineato con Downing Street, il re ha detto tutto quel che doveva dire, a partire dall’importanza della difesa dell’Ucraina – magnificamente paragonata alla lotta contro il nazismo, con inevitabile e dispettosa citazione di Winston Churchill.
Donald Trump fa sempre riferimento all’ex premier per dire che quello attuale ne è un erede non all’altezza, ma re Carlo fa un balzo oltre, e passa rapido al secondo punto, alla necessità di restare uniti nella Nato, come occidente, allargando la relazione speciale a tutta l’Europa. Re Carlo è stato ben attento a non citare l’Iran – ma lo ha fatto Trump, mettendo in bocca al re parole che chissà se ha pronunciato – e nemmeno le altre beghe in corso, lasciando spazio soltanto all’amicizia, alla collaborazione, alla sostanza che è fatta di democrazia e libertà. Tutto perfetto e allegro, proprio come sperava Starmer che vive settimane di mestizia, e che ha visto per un attimo allinearsi le stelle, un britannico a proprio agio con il presidente americano più ostile di sempre e il voto ai Comuni che mette in pausa l’affaire Mandelson, la rogna di cui il premier non riesce a liberarsi. E poi è girata anche la ruota di Trump e il suo tocco infernale si è fermato nella casella di Nigel Farage, il leader nazionalista fan del presidente americano fin dalla sua prima candidatura, che sta vivendo la sua stagione politica più grandiosa, sognando Downing Street, ma che da ultimo ha dovuto prendere ogni tanto le distanze dal suo “caro amico” americano, che fa le guerre invece che fermarle, che litiga con quelli che lo hanno fatto eleggere, che invece che aiutare i suoi alleati europei li fa diventare inavvicinabili. Farage si è barcamenato bene, è abile, sfrutta le debolezze e le contraddizioni degli altri partiti e del governo, e anche se un po’ ridimensionato comunque è restato in vetta nei sondaggi. Fino adesso, perché il trumpismo si porta dietro non soltanto ideologia distruttiva ma anche quell’alone di corruzione, quel fare affari spericolati e spregiudicati cui lui sopravvive ma gli altri spesso no. Così ieri i Comuni hanno deciso di aprire un’inchiesta sui 5 milioni di sterline in cryptovalute che un tycoon thailandese avrebbe donato a Farage – scoop clamoroso del Guardian – e che Farage non ha dichiarato. Si è spesso detto che non saranno tribunali e commissioni d’inchiesta a battere le idee nazionaliste, che ci vuole un’offerta politica alternativa che scardini le fantasie populiste di questi partiti, ma con i soldi e i sospetti di corruzione si passa in un altro campo di gioco, quello in cui gli elettori non perdonano. Intanto l’affaticatissimo Starmer respira.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi