La riconciliazione fondata sul sense of humor, l’ultima vera grandezza del Regno

Anche nelle ore più buie, l'umorismo inglese resiste: alle prese con una visita di stato anche più delicata del solito, Carlo III è stato bravissimo a rammendare una “special relationship” sdrucita dalle mattane trumpiane. Se i due si scambiassero il posto, forse il Regno Unito non diventerebbe migliore. Il resto del mondo sì

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29 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:27 PM
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Carlo III e Donald Trump. Foto LaPresse

Che classe, che eleganza, che humour. E insomma che “sprezzatura”, come la chiamava Baldassar Castiglione, “che nasconda l’arte e dimostri ciò, che si fa e dice, venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi…”, così, con nonchalance. Grazie a Carlo III, siamo più monarchici che mai (Savoia a parte): è infatti possibile che un capo di stato ereditario sia uno stupido; ma è più che probabile, se viene eletto dai suoi pari. Tuttavia, accogliendo il re in visita di stato a Washington, Donald Trump si è comportato abbastanza bene. Giusto un paio di gaffe: nel suo discorso al banchetto alla Casa Bianca ha riferito un’opinione sull’atomica iraniana espressa da Carlo nel colloquio a porte chiuse, cosa che assolutamente non si fa, ed è stato paparazzato mentre posava una mano malandrina sul lato B di Melania, altra cosa da non fare specie se ospiti il re d’Inghilterra davanti a tutti i media del mondo.
Ma, tutto sommato, il Bifolco-in-chief si è moderato. Carlo, invece, ha giganteggiato. I suoi due discorsi, alla White House e al Congresso, sono stati un concentrato di buonsenso condito da sense of humour, l’ultima vera grandezza di un paese dove anche nelle ore più buie o nelle peggiori compagnie l’umorismo mantiene i suoi diritti. Eccone quattro assaggi. Primo: “Di recente, signor presidente, lei ha affermato che, se non fosse per gli Stati Uniti, i paesi europei parlerebbero tedesco. Oserei dire che, se non fosse per noi, voi parlereste francese” (e questo è vero: ma per non rovinare l’entente cordiale con i galli per cementare quella con gli yankee, Carlo ha precisato: “Naturalmente, entrambi amiamo profondamente i nostri cugini francesi”). Secondo: “In questa occasione, non posso fare a meno di notare i lavori di ristrutturazione dell’East Wing”, dove le ruspe di Trump stanno devastando la residenza presidenziale, troppo piccola e troppo georgiana per i suoi gusti da Casamonica. “Ebbene – ha ripreso il sovrano – mi dispiace dover dire che noi britannici abbiamo compiuto un nostro tentativo di riqualificazione immobiliare della White House nel 1814”, quando appunto l’edificio fu bruciato dalle truppe inglesi costringendo il presidente Madison a fuggire, praticamente in pigiama. Terzo, regalando a Trump la campana dell’HMS Trump, un sottomarino britannico che durante la Seconda guerra mondiale affondò molti Japs, ha accompagnato il dono con una battuta: “E se mai aveste bisogno di contattarci, chiamateci pure!”. Ma Carlo ha fatto dell’ironia anche su sé stesso: “Dal 1970 coltivo i legami tra genti britanniche e americane”, e qui il riferimento è alla love story che ebbe, o almeno che gli fu attribuita, con Patricia Nixon.
Adoriamo. E tuttavia, alle prese con una visita di stato anche più delicata del solito, visti i continui dissapori fra Washington e Londra, Carlo è stato bravissimo a rammendare una “special relationship” sdrucita dalle mattane trumpiane. Mr. President, molto sensibile al fascino della regalità forse perché ne sogna una sua (infatti ha postato una foto con il re – quello vero – e la didascalia: “Two Kings”, giusto per far infuriare gli attivisti “No King”), ha evitato colpi di testa. Però, alla sua maniera pacata ed educata, Carlo ha messo un po’ di puntini sulle “i”, ricordando per esempio il ruolo della Nato e l’importanza di difendere l’Ucraina: “Dopo l’11 settembre la Nato invocò per la prima volta l’articolo 5 del trattato e il Consiglio di Sicurezza dell’Onu era unito di fronte al terrore. Oggi la medesima determinazione è necessaria per difendere l’Ucraina e il suo popolo coraggioso, e così ottenere una pace giusta”. E sulla difesa dell’ambiente, da sovrano verde qual è: “Dobbiamo riflettere sulla responsabilità condivisa di salvaguardare la Natura, il bene più prezioso e insostituibile. La nostra generazione deve decidere come affrontare il crollo dei sistemi naturali”. Infine, un bel colpo di reale realismo sull’alleanza transoceanica: “La nostra è una storia di riconciliazione, rinnovamento e partnership straordinarie. Prego con tutto il cuore che l’alleanza continui a difendere i nostri valori condivisi con i partner in Europa e in tutto il mondo, ignorando gli appelli a diventare sempre più isolazionisti”. Parole sagge rafforzate dall’inimitabile “Queen’s english” con cui sono state pronunciate. Perfino Trump ha dovuto ammettere “l’invidia di tutti per quel suo bellissimo accento”. Certo, se i due si scambiassero il posto dalle due rive dell’Atlantico, forse il Regno Unito non diventerebbe migliore. Il resto del mondo, sì.