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Berlino vuole avere l’esercito più grande (e più responsabile) d’Europa
Per contrastare la minaccia russa, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha illustrato la “strategia militare nazionale” sottolineando l’importanza di avere forze armate imponenti, più grandi di quelle di Francia e Regno Unito. “E’ qualcosa che Merz sosteneva già da tempo", osserva Markus Ziener
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23 APR 26

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius. Foto LaPresse
Berlino. I tedeschi fanno sul serio. Ieri il ministro della Difesa di Merz, il socialdemocratico Boris Pistorius, ha illustrato la “strategia militare nazionale” per contrastare la minaccia russa. La prima strategia militare della Germania messa nero su bianco in tempi recenti parte da un’analisi delle capacità della Bundeswehr, definendone il funzionamento, la struttura e le dimensioni. Con una promessa il cui contenuto ha fatto sollevare più di un sopracciglio attraverso il Vecchio continente: “Faremo della Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa”, ha scandito Pistorius. Tavole demografiche alla mano, non c’è nulla di scandaloso nel dotare un paese di 90 milioni di abitanti di un esercito più grande rispetto a quello della Francia e del Regno Unito da 68 milioni ciascuno. Eppure, l’idea che la Germania abbia forze armate imponenti colpisce anche all’interno dei confini tedeschi. “E’ qualcosa che Merz sosteneva già da tempo”, osserva Markus Ziener, visiting senior fellow del German Marshall Fund of the United States. “Per un paese come la Germania, data la nostra storia, il fatto di averlo messo per iscritto in una strategia militare è molto notevole”.
Sbaglierebbe però chi pensasse subito alla minaccia hitleriana. Ziener ricorda che “all’epoca della Guerra fredda, l’esercito tedesco era composto da 500 mila soldati in servizio attivo”. Con ben dodici divisioni, la Bundeswehr di allora era il secondo esercito più grande della Nato dopo quello americano e sul territorio tedesco erano presenti settemila testate atomiche alleate. Col passare dei decenni lo scenario politico è cambiato ma non quello geografico: la Germania soffre del complesso del “varco di Fulda”, il (relativamente) facile passaggio di truppe sull’asse est-ovest fra l’occidentale Francoforte e Fulda più a est. Già usato da Napoleone come pure dal generale Patton, il varco pianeggiante è stato sempre considerato dalla Nato come il luogo più probabile per un’invasione sovietica (oggi russa) di carri armati per una rapida avanzata nel cuore dell’Europa occidentale. La guerra russa all’Ucraina ha dunque riacceso i timori dei governanti tedeschi, che, da febbraio 2022, stanno pensando a riarmare e oggi hanno anche un piano strategico per come usare le forze armate.
Pistorius, alla Difesa già da due anni prima dell’insediamento di Merz, ha messo in chiaro che la minaccia russa è palpabile: “Mosca si sta preparando a uno scontro militare con la Nato e vede l’uso della forza militare come strumento legittimo per affermare i propri interessi”. Quindi ha sottolineato l’importanza delle armi di precisione a lungo raggio e dei sistemi di difesa aerea, come puro lo sviluppo di tecnologie quali l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica e la robotica. I giornali tedeschi sono rimasti delusi: non perché il piano non sia credibile quanto per la sua vaghezza. Ma Ziener difende il ministro parlando da un lato di “una reazione adeguata alla realtà in cui viviamo” e spiegando dall’altro che la stessa natura “strategica” del piano giustifica la sua poca trasparenza. “Gli americani fanno lo stesso: ogni volta che rivelano le strategie delle loro forze armate omettono parti importanti”. Più rilevante per Ziener è chiedersi se questo piano ambizioso sarà davvero attuato: “E’ qui che probabilmente i critici hanno ragione nel porre la domanda: considerando che la Bundeswehr è nota per la sua lentezza nell’attuazione degli obiettivi, perché questa volta dovrebbe funzionare?”. Una domanda alla quale Pistorius non ha ancora risposto. “Nel breve termine, stiamo aumentando le nostre capacità di difesa e di resistenza; nel medio termine, puntiamo a un aumento significativo e globale delle capacità; e nel lungo termine, stabiliremo la superiorità tecnologica”, ha spiegato il ministro.
Per Ziener un dato sugli altri è rilevante: la Bundeswehr paga bene. “Proprio oggi abbiamo appreso che le previsioni di crescita del pil per il prossimo anno sono state riviste al ribasso, scendendo allo 0,5 per cento, il che è praticamente nulla: forse arruolarsi potrebbe essere una soluzione allettante per chi ha difficoltà a trovare lavoro”. Se i soldi ci sono e i piani pure, un tassello però manca di certo, conclude Ziener: “Mesi fa Pistorius ha detto che dobbiamo essere ‘pronti alla guerra’. Nei giorni scorsi è esploso un putiferio sul permesso (inesistente) che gli uomini in età di leva dovrebbero chiedere per lasciare il paese per più di tre mesi: sotto il profilo culturale noi tedeschi non siamo pronti alla guerra”.